Mentre Giovanni Poloni a nome del PLR chiede al Municipio se era informato e quando pesa Armani sul moltiplicatore
MENDRISIO - Il caso Armani tiene banco nel Mendrisiotto e sfocia anche in un’interrogazione dei Verdi al Consiglio di Stato firmata da Michela Delcò Petralli e da Francesco Maggi.
Scrivono i deputati: “Secondo notizie di stampa la Giorgio Armani di Mendrisio starebbe trasferendo e licenziando 130 dei propri dipendenti. In un primo tempo era stato annunciato il trasferimento a Milano di 30 addetti alle fatturazioni, poi si è appreso dei licenziamenti. Tra le motivazioni addotte per i suddetti provvedimenti vi sarebbe il tasso di cambio del franco con l'euro, che è comunque risalito attorno a 1,10 franchi, e la Riforma III delle imprese che prevede un aumento delle imposte per le società che hanno beneficiato finora di regimi fiscali speciali e nel contempo un alleggerimento fiscale per tutte le altre imprese sottoposte a tassazione ordinaria.
La notizia lascia basiti soprattutto per il fatto che l'azienda è attiva in Ticino da ben 20 anni, 20 anni durante i quali ha beneficiato di un tasso di imposizione privilegiato ma che non sono bastati per sviluppare quella responsabilità sociale e quell’attaccamento al territorio che sono il presupposto per uno sviluppo socialmente ed ecologicamente sostenibile. La Giorgio Armani non è neppure la prima ditta della moda internazionale che abbandona la regione appena terminati i privilegi fiscali, e ci si chiede quante ancora seguiranno il suo esempio.
La moda è uno dei settori definiti promettenti sui quali il cantone vorrebbe concentrarsi per lo sviluppo economico futuro. Si tratta di una scelta strategica particolarmente importante per il Mendrisiotto perché vi sono concentrate la maggior parte delle aziende di questo meta-settore e perché è la regione che più ha pagato in termini di traffico, inquinamento, calo della qualità di vita e perdita di spazi verdi, tutto questo descritto come il “successo economico” ticinese degli ultimi anni.
Dallo studio del prof. Mauro Baranzini “Oltre metà del guado“ si apprende che circa 2’000 dipendenti del settore sono occupati nella produzione e altri 2'000 in altre componenti della filiera come la logistica e la progettazione. Per quanto riguarda la produzione, sappiamo che oltre il 70% dei salariati ha un livello primario (in aumento dal 2008), circa il 75% proviene da oltrefrontiera e che il salario mediano è calato in termini nominali del 16,4% fra il 2012 e il 2008. Difficile credere che questa componente del settore moda sia in grado di offrire quei posti di lavoro di qualità che le autorità ci hanno promesso.
In mancanza di dati precisi sulle altre componenti del settore moda, possiamo basarci solo su informazioni frammentarie da cui emerge un quadro poco allettante. Secondo quanto ha affermato il presidente dell'Associazione ticinese imprese di spedizione e di logistica (ATIS), i frontalieri rappresentano oltre il 50% anche in questo ramo e i contratti minimi del CCL partono da 3'000 franchi.
Dai dati dell’Ufficio cantonale di statistica emerge che anche nel commercio all’ingrosso (quindi anche quello di calzature e abbigliamento) che il numero di lavoratori d’oltreconfine è quasi raddoppiato dal 2004 e che ora rappresentano circa un terzo degli addetti. In questo settore è stato necessario decretare un Contratto normale di lavoro, con salari minimi da 17,30 franchi l’ora, perché sono stati comprovati casi gravi e ripetuti di dumping.
Nel Mendrisiotto ormai oltre la metà dei posti di lavoro è già attualmente occupata da lavoratori d’oltrefrontiera e i terreni liberi nelle zone di attività sono ormai solo il 14%. Per evitare di commette gli stessi errori del passato e di attirare imprese che poi assumono solo personale lombardo a salari lombardi è di vitale importanze per il Mendrisiotto ma anche per l’intero cantone disporre di informazioni più precise”.
Poi le domande al Consiglio di Stato:
- Quante sono le imprese attive nel settore moda e a quale componente appartengono: produzione, logistica, progettazione e marketing?
- Quanti i posti di lavoro per ogni componente?
- Quali sono i livelli salariali?
- Quale è la percentuale di dipendenti residenti?
- Quante sono le imprese che beneficiano di regimi fiscali speciali o di sgravi fiscali?
- Qual è il tasso di occupazione del territorio destinato alle attività della moda?
- La decisione annunciata dall’impresa interessa ambedue le società Giorgio Armani con sede a Mendrisio, o soltanto una. Semmai quale?
- Nello specifico del caso Armani, quali saranno le conseguenze della decisione di delocalizzazione? In particolare quali le conseguenze per le assicurazioni sociali (quanti saranno i dipendenti che avranno diritto alla disoccupazione), quali quelle per il territorio (strutture dismesse) e quali quelle sull’introito fiscale comunale e cantonale (perdita di gettito fiscale)?
- Più in generale il CdS può già stimare le conseguenze per il gettito fiscale della riforma III delle imprese?
L'interpellanza al Municipio di Mendrisio
Sempre oggi, i consiglieri comunali di Mendrisio Giovanni Poloni e Tiziano Calderari hanno presentato un’interpellanza al Municipio: “Il Gruppo PLR esprime preoccupazione sull'evoluzione delle finanze e del relativo piano finanziario. Armani è tra i maggiori contribuenti del Comune. Sebbene diversificato, il gettito di Mendrisio dipende dalle persone giuridiche per oltre il 40%.
I due consiglieri chiedono quindi al Municipio:
1. Era informato delle intenzione di Armani? L'ufficio promovimento economico ha contattato il management?
2. Quanti punti di moltiplicatore pesa il gruppo Armani, se ci è concesso saperlo in ottica di trasparenza nella gestione finanziaria e per prevederne gli impatti?
3. Il piano finanziario andrà aggiornato?
4. Se dovessero dislocare altre imprese, che soluzioni avrebbe il Municipio per evitare un aumento del moltiplicatore nel medio termine?
5. Gli spazi che rimarranno sfitti, come potranno essere riconvertiti?
6. Quanti residenti sono impiegati da Armani a Mendrisio?