CRONACA
Confidenze di un albergatore: "Un'estate di sole, ma non ho guadagnato un franco. Anzi, ne ho messi 50'000 dei miei"
Non tutto è oro quel che luccica... La crisi, l'avanzata degli Airbnb fuori controllo, l'altra faccia di Alptransit, la concorrenza estera...

Ieri sera un amico che gestisce un piccolo albergo con annesso ristorante nel Locarnese mi ha confidato che quest’anno non ha guadagnato un solo franco. "Anzi, ce ne ho messi almeno 50'000 dei miei per pagare personale, affitto, fornitori, oneri sociali, imposte, eccetera. Ho rinunciato anche al salario che mi versavo, diciamo quindi che ho pagato per lavorare". E forse a conti fatti, a dicembre, saranno 80'000 franchi, ha aggiunto sconsolato.

Così alla fine del prossimo anno smetterà l’attività, per godersi la vita e per evitare di sprecare il frutto di tanti anni di lavoro e di sacrifici.

Sto parlando di un posto in ordine, con giardino e terrazza vista lago, prezzi onesti e ottima cucina. Non di una topaia.

 

Ma come… pensavo che con questa estate fantastica gli affari fossero andati alla grande. Invece no. O almeno non per tutti.

 

Certo, c’era da attendersi una flessione dei pernottamenti rispetto alla stagione d’oro del 2017. Primo perché non si può sempre crescere, secondo perché sembra essere tornata la calma sul fronte degli attentati e della sicurezza, non solo in Europa ma anche nelle località turistiche del Medioriente.

 

Ci sono però altri motivi che vanno considerati e analizzati… Provo a elencarne alcuni…

Alptransit ha “accorciato le distanze” tra il Ticino e il resto della Svizzera, ma forse ci stiamo rendendo conto che non è un buon affare per tutti, per via dell’effetto “mordi e fuggi”. Faccio un esempio: quest’estate mi hanno impressionato le ‘mandrie’ di gente che arrivavano a Locarno in treno sul far della sera - come gli gnu quando migrano dalla Tanzania al Kenya -, si incanalavano in piazza Grande dopo aver mangiato qualcosa nel villaggetto dello street-food, e rivarcavano il Gottardo al termine dei concerti. Forse non è chiaro a tutti che gli organizzatori zurighesi hanno studiato bene il concetto e lo schema… Le folle riempiono le piazze, ma non sempre lasciano dietro di sé una scia dorata.

 

E poi l’impressione è che gli svizzeri abbiano meno soldi in tasca di qualche anno fa, sicuramente hanno meno certezze e un po’ più di preoccupazioni.

Sempre l’amico albergatore mi raccontava di un suo collega che gestisce un bar-ristorante nella stessa località turistica e che si è trovato durante l’estate clienti che ordinavano un caffè tazza grande in due o il piatto del giorno senza bevande per risparmiare… Non sono leggende urbane. È la realtà… Quindi, si fa presto a dire che per avere buoni ospiti bastano un bel sorriso e la cultura dell’accoglienza…

 

Va anche detto che se in generale girano meno soldi, i turisti tendono a scegliere località estere più a buon mercato. E l’Italia è alle porte, con laghi, mare, montagne… Per non parlare dei voli low-cost e della facilità con cui con pochi click puoi prenotare una vacanza in paradisi come Ibiza, Formentera, isole greche e quant’altro a prezzi ridicoli.

 

Salari, affitti, oneri sociali, prezzi della merce, da noi sono ben più elevati rispetto al Bel Paese, alla Spagna o alla Grecia. È quindi normale che a soffrire di più in Ticino siano le strutture ricettive di categoria inferiore, per quanto offrano una buona qualità, e non i 4 e i 5 stelle. Perché questi alberghi “di seconda classe” sono un po’ come il ceto medio: quando soffia aria di crisi sono i primi a sentire spifferi e folate.

 

Non va poi trascurato l’effetto social, che è ancora tutto da misurare sulle economie locali. Il virtuale contro il reale, insomma. Allora parliamo delle grandi piattaforme come Booking, che si pappano una bella percentuale dell’incasso degli albergatori, il 12 per cento sul prezzo della camera. Ormai chi prenota lo fa sempre più spesso da lì e se il tuo albergo non è su Booking sei tagliato fuori dal giro…

 

Ma parliamo anche di Airbnb, la rete web di case e appartamenti di vacanza che offre soggiorni a prezzi stracciati e che anche in Ticino sta prendendo piede. E la gente si chiede: ma perché dovrei spendere 100 o 150 franchi a notte per una camera d’albergo quando con la metà posso avere un appartamento tutto per me?

 

Chi affitta stanze o appartamenti di solito non lo fa di mestiere: trattasi quindi di guadagni accessori, che sfuggono a qualsiasi tipo di controllo e di imposizione fiscale: tassa di soggiorno in primo luogo, e tutto il resto segue.

E qui la politica dovrebbe darsi una mossa, perché il fenomeno è in crescita e non certo passeggero. Un paio di mozioni sono già state presentate in Parlamento ma finora non hanno sortito grandi effetti.

 

Il mondo sta cambiando e non abbiamo ancora capito se in meglio o se in peggio. Quel che è certo è che anche il turismo, che è uno dei motori della nostra economia, deve fare i conti con questi cambiamenti.

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