Cronaca
09.08.2019 - 22:000

L'ippotamo al Festival! “7500”, suspance e violenza in Piazza Grande: un film da vedere

Questa edizione del festival ideata dalla nuova guida artistica Lilli Hinstin a giudicare dalle prime battute sembra aver attuato una rivoluzione antropologica...

Se non svenimenti e collassi nervosi veri e propri, questa sera in Piazza Grande noi prevediamo che gli umani più ansiosi e sensibili alle scene violente si squaglieranno anzi tempo, o per lo meno seguiranno intere sequenze a occhi chiusi. Mentre esce questo nostro pezzullo, la proiezione in Piazza di “7500” è già iniziata da una mezzoretta. Noi, ammessi generosamente nel girone dei giornalisti, vil razza dannata, abbiamo visionato già ieri sera la pellicola di Patrick Vollrath, regista tedesco.

Ebbene, noi ippopotami, fatti per reggere urti disumani (non per la nostra mole ma per il nostro sistema nervoso semplificato), purtuttavia qualche pugno nello stomaco l’abbiamo avvertito ieri sera. Intendiamoci, non si tratta di violenza gratuita (s’è mai vista al festival di Solari?). Anzi, sappiate che, al netto della premessa sugli svenimenti, noi questo film lo consigliamo senz’altro. E’ un bell’esempio, anzi un pezzo di bravura nell’arte filmica della suspense, diremmo di sapore hitchcockiano se non fosse che qua e là è percorso anche da un filone di brutalità tarantiniana.

Non possiamo qui esemplificare, per non guastare lo spettacolo a chi ama i thriller. Ma almeno un dato che giustifichi l’iscrizione di Vollrath tra i maestri del brivido. L’intero film si svolge all’interno della cabina di pilotaggio di un aereo di linea: un’ora e mezzo e non ci sarà verso di annoiarvi neanche per 10”, ve lo garantiamo. Su quel volo ne succedono di tutti i colori, e cose poco belle. Qualcuno potrebbe sospettare che la produzione sia stata finanziata dalle FFS… In realtà c’è poco da scherzare, nel film ci sono episodi di altissima drammaticità, e di eroismo. Basta così. Se non per un dettaglio di… genere.

Questa edizione del festival ideata dalla nuova guida artistica Lilli Hinstin a giudicare dalle prime battute sembra aver attuato una rivoluzione antropologica. Non sono più i maschi a suonar la musica, sono le signore, registe, produttrici, interpreti. Domani vi diremo di un bel film tra i pochi che si ricordino nella storia del cinema senza la presenza di un solo rappresentante del sesso (già) forte. Questo robusto “7500” va contro corrente. “Pour cause”: a fare a cazzotti e a tagliare gole sembra siano ancora i maschi ad avere maggior pratica.

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