CRONACA
Il razzismo nel calcio. Gaspar: "È ora di dire basta. Balotelli? Lasciare il campo può essere un'arma, ma..."
L'attaccante ex Lugano, Chiasso e Bellinzona – ora in forza all'Agno – parla dei casi di razzismo nel mondo del pallone: "È un problema culturale, va combattuto fin da piccoli"
Foto archivio TiPress

AGNO – Odirlei de Souza Gaspar – per tutti ‘Gas’ – non ha perso il fiuto del gol. La sua capacità di trovare la porta con estrema facilità lo ha reso celebre in Ticino, ma anche in tutta Svizzera. Con le maglie di Lugano, Vaduz, Losanna, Bellinzona, Chiasso e Wohlen ha entusiasmato il pubblico realizzando svariate reti in Super e Challenge League.

Ora, ‘Gas’ milita in Terza Lega nel rifondato Agno di mister Riva. Con l’attaccante brasiliano classe 1981 abbiamo scambiato qualche parola sui casi di razzismo nel mondo del calcio. Ultimo, in ordine cronologico, quello capitato a Mario Balotelli durante la sfida tra il ‘suo’ Brescia e il Verona. I ‘buu’ razzisti sono costati il DASPO sino al 2030 al capoultrà veronese Luca Castellini.

“Io – ci spiega Gaspar – non sono mai stato vittima di episodi di razzismo in campo. Fortunatamente, non ho nemmeno mai assistito a episodi simili dal vivo. È assolutamente giusto condannare qualsiasi forma di razzismo, nel calcio come in tutti gli altri sport e nella vita di tutti i giorni. È impensabile che nel 2020 si sentano ancora robe del genere...”.

Gaspar la Svizzera l’ha girata in lungo e in largo e con i suoi gol ha fatto impazzire tanti tifosi. E del loro comportamento ne è rimasto entusiasta. “In Ticino e in Svizzera c’è un livello di civiltà buono. Qui quelli che i razzisti chiamano ‘negri’ non devono vivere nel terrore, come purtroppo capita da altre parti nel mondo”.

E ancora: “Balotelli ha invitato gli altri calciatori bersagliati da cori e ululati razzisti a lasciare il campo? Ognuno la pensa a modo suo. Sicuramente è un modo per dire ‘basta’, ma personalmente non lo trovo corretto nei confronti della squadra avversaria”.

Come si combatte il razzismo? “Penso che sia un fatto culturale che deve essere insegnato fin da bambini. Qui più si avanti negli anni e più si trovano imbecilli”.

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