SINDACATO E SOCIETÀ
"Caso Caruso: più che un licenziamento, un precedente inquietante"
Il sindacato OCST: "Il Cantone Ticino non può permettersi che simili episodi diventino la norma. La fiducia nelle istituzioni si costruisce con trasparenza e responsabilità, non con sentenze archiviate e comunicati evasivi"

(Riceviamo e pubblichiamo da parte dell'OCST)

Il Consiglio di Stato ha finalmente rotto il silenzio sul caso del prof. Roberto Caruso. Ma invece di offrire chiarezza, ha preferito proseguire nel costruire una narrazione a proprio favore, trincerandosi dietro la sentenza del TRAM e il richiamo alla protezione dei dati personali.

Nel suo comunicato, il Governo ha lasciato intendere che l’esposizione mediatica del caso sia da imputare a un’informazione parziale e distorta proveniente “da una sola parte”, accusando docenti, studenti, stampa e parlamentari di “criticare aspramente l’autorità pubblica”. Più che un gesto di apertura al dialogo, questa posizione lascia trasparire – con toni forse non voluti – una certa tendenza a rimettere l’accento sulle colpe altrui, piuttosto che su un’analisi interna volta al miglioramento.

Occorre però ribadire un punto essenziale: la sentenza del TRAM non ha stabilito se fosse giusto o sbagliato licenziare il docente, ma si è limitata a riconoscere che – in base all’attuale formulazione dell’articolo 60 della LORD – l’autorità di nomina è autorizzata a disdire il contratto anche per motivi soggettivi, come la “perdita di fiducia”. Il licenziamento è dunque legittimo dal punto di vista formale, ma la questione della sua correttezza etica rimane del tutto aperta.

Non può passare sotto silenzio che il docente in questione, apprezzato da allievi, colleghi e famiglie – e sostenuto pubblicamente da una mobilitazione studentesca – sia stato allontanato senza che alcuna autorità abbia mai davvero spiegato il contenuto delle segnalazioni interne da lui sollevate, né la catena di eventi che ha portato alla sua estromissione.

Il nodo centrale, ovvero l’“insistenza” del docente nel segnalare disfunzioni interne, continua a suscitare interrogativi. Il messaggio che rischia di emergere è preoccupante: chi denuncia problemi viene considerato una fonte di disturbo e può essere allontanato. Un approccio del genere rischia di disincentivare ogni forma di spirito critico e di alimentare una cultura del silenzio e del timore.

La risposta del Governo non affronta infatti né il contenuto delle segnalazioni, né le modalità con cui sono state gestite. Nessuna riflessione sull’impatto che tutto ciò ha avuto sul clima interno, né sullo sconcerto degli studenti che, con toni civili e documentati, hanno chiesto ascolto.

Come OCST – e in particolare come OCST-Docenti – non possiamo accettare che il licenziamento diventi uno strumento ordinario di gestione dei conflitti. L’art. 60 della LORD, così com’è formulato, lascia troppo spazio a decisioni unilaterali e interpretazioni soggettive, con evidenti rischi di abuso.

Il Cantone Ticino non può permettersi che simili episodi diventino la norma. La fiducia nelle istituzioni si costruisce con trasparenza e responsabilità, non con sentenze archiviate e comunicati evasivi.

Per questi motivi, l’OCST ha deciso di promuovere un’iniziativa parlamentare presentata tramite i propri rappresentanti in Gran Consiglio, Evaristo Roncelli e Claudio Isabella, elaborata per modificare l’articolo 60 della LORD, eliminando i riferimenti a motivi soggettivi e introducendo una formulazione analoga a quella adottata dalla Confederazione: “il rapporto di lavoro può essere disdetto solo per motivi oggettivi sufficienti, documentabili e verificabili”.

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