CRONACA
Minorenne detenuto alla Farera: aperta l'inchiesta, Zali chiede chiarimenti
Il giovane sarebbe in carcere da quasi un mese dopo una presunta spedizione punitiva ai danni di un altro minorenne. La madre denuncia una situazione familiare difficile
TIPRESS

LUGANO – Un ragazzo di 14 anni detenuto alla Farera da diverse settimane. Una vicenda penale delicata, che coinvolge minorenni e maggiorenni. Una madre che denuncia una presa a carico inadeguata del figlio e una situazione familiare segnata da anni di difficoltà. E, sullo sfondo, l’interessamento del consigliere di Stato e presidente del Governo Claudio Zali, che avrebbe sollecitato una riunione ad alto livello per approfondire il quadro generale della gestione dei minorenni detenuti.

È il caso raccontato da laRegione, dopo che Tio aveva riferito della detenzione del giovane nel carcere giudiziario della Farera, dove il ragazzo si troverebbe da quasi un mese. All’origine della carcerazione vi sarebbe una presunta spedizione punitiva avvenuta in maggio nel Locarnese ai danni di un altro adolescente. Secondo quanto ricostruito, un gruppo composto da minorenni e maggiorenni avrebbe sequestrato, vessato e picchiato un minorenne, costringendolo anche a gesti umilianti. La vicenda è sfociata in una denuncia e nell’apertura di un’inchiesta penale.

Interpellato da laRegione, il Ministero pubblico ha confermato una serie di accertamenti per presunti reati contro l’integrità della persona. Al vaglio degli inquirenti vi sono le posizioni di più persone, alcune minorenni e altre maggiorenni, nei confronti delle quali sarebbero state disposte misure restrittive della libertà o misure sostitutive del carcere. L’inchiesta è ancora in corso e, vista la delicatezza del caso e la presenza di minorenni, le autorità invitano alla prudenza nel trattamento delle informazioni.

La madre del 14enne, raggiunta dal quotidiano, non nega la gravità dei fatti contestati. Ma contesta duramente la detenzione del figlio alla Farera. A suo dire, il ragazzo non sarebbe nelle condizioni di reggere una carcerazione di questo tipo. La donna racconta di averlo sentito al telefono in forte sofferenza e teme che la situazione stia aggravando ulteriormente il suo stato psicologico.

"Se ha sbagliato è giusto che paghi, ma non così", è in sintesi la posizione della madre. La donna sostiene infatti di essere stata privata negli anni della possibilità di occuparsi direttamente dei figli. Il 14enne, secondo il suo racconto, era stato collocato all’Istituto Von Mentlen dopo una decisione dell’autorità regionale di protezione. Lì, afferma la madre, il ragazzo non si sarebbe mai integrato e avrebbe finito per frequentare ambienti ritenuti problematici.

Sul punto, il direttore dell’Istituto Von Mentlen, Francesco Castagnino, non entra nel merito delle accuse e si limita a ricordare che è in corso un’inchiesta e che la giustizia deve poter fare il proprio corso. Il caso, secondo quanto appreso da laRegione, è arrivato anche sul tavolo di Claudio Zali, che conosce personalmente la donna. Il consigliere di Stato, oggi titolare del dossier giustizia ma non delle strutture carcerarie, che fanno capo al Dipartimento diretto da Norman Gobbi, si sarebbe interessato personalmente alla situazione e avrebbe promosso un incontro con diversi attori istituzionali.

Alla riunione avrebbero partecipato, tra gli altri, la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa, la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC Teresa Salamone, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti e il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. A Zali sarebbero state illustrate, in termini generali, le modalità di presa a carico all’interno delle strutture carcerarie e la gestione dei minorenni detenuti.

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