CRONACA
Crans: "Prima la giustizia poi gli affari". Petizione internazionale contro i Moretti
"I firmatari chiedono che qualsiasi riapertura di strutture direttamente legate alle persone sotto inchiesta venga rinviata fino alla conclusione delle procedure giudiziarie"

Una petizione internazionale chiede di sospendere la riapertura o la gestione di strutture direttamente collegate alle persone finite sotto inchiesta per la tragedia del Constellation di Crans-Montana, costata la vita a 41 persone e che nella notte di Capodanno del 2025 provocò anche 115 feriti.

L'appello è rivolto alle autorità cantonali e federali, ai proprietari, ai locatori, ai partner commerciali e a tutti i soggetti coinvolti. I promotori invitano ciascuno ad assumersi la propria «responsabilità morale» almeno fino alla conclusione definitiva delle procedure penali e civili tuttora in corso.

Nel testo si precisa che l'iniziativa non intende mettere in discussione il principio della presunzione d'innocenza. «Non chiediamo alla giustizia di condannare nessuno prima del processo», scrivono gli estensori della petizione. Tuttavia, aggiungono, «anche la decenza è un principio. Anche il rispetto dei morti. Anche la discrezione davanti a 41 bare e 115 feriti».

Secondo i promotori, l'eventuale ripresa di attività commerciali riconducibili alle persone indagate sarebbe «insopportabile» per le vittime, i loro familiari e per una parte significativa dell'opinione pubblica.

La petizione richiama inoltre il fatto che, a distanza di mesi dalla tragedia, le indagini siano ancora aperte e che restino numerosi interrogativi sulle cause dell'incendio e sulle eventuali responsabilità. «Non si riaprono le porte al pubblico quando la giustizia non ha ancora chiuso il fascicolo», si legge nel documento. «Non si riprende il corso degli affari quando le famiglie stanno ancora aspettando di capire come siano morti i loro cari».

Per questo motivo i firmatari chiedono che qualsiasi riapertura di strutture direttamente legate alle persone sotto inchiesta venga rinviata fino alla conclusione delle procedure giudiziarie.

L'appello si chiude con un richiamo alle vittime della tragedia: «Le 41 vittime di Crans-Montana non sono un fatto di cronaca da voltare come una pagina. Sono vite. Hanno nomi. Hanno famiglie che lottano ancora per la verità».

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