La donna trovata senza vita nel Ceresio aveva parlato con la sua avvoca poche ore prima del decesso: “Escludo l’ipotesi del suicidio”

MELIDE – “Suicidio? Tendo a escluderlo”. A dirlo, intervistata da laRegione, è Micaela Antonini Luvini, avvocata della donna di 52 anni trovata senza vita martedì pomeriggio nelle acque del Ceresio, a Melide. La vittima era la stessa persona che nelle scorse settimane aveva pubblicato sui social le registrazioni di alcune conversazioni con l’ex consigliere di Stato Claudio Zali.
La legale racconta di aver parlato con la sua assistita poche ore prima del ritrovamento del corpo. “Mi era sembrata una donna lucida e serena. Una serenità che forse aveva ritrovato. Aveva un progetto, quello di scrivere un libro”. La 52enne le aveva inoltre confidato l’intenzione di partecipare a una manifestazione di protesta organizzata la sera stessa in occasione della partita tra il Lugano e il Maccabi Tel Aviv. “Non ho avuto l’impressione di una persona che vuole farla finita”, osserva Antonini Luvini.
Il corpo della donna è stato rinvenuto martedì poco dopo le 17.30, ad alcuni metri dalla riva, mentre galleggiava a pancia in su. I soccorritori hanno tentato di rianimarla, ma ogni intervento si è rivelato inutile. Nel comunicato diffuso quella sera, la Polizia cantonale ha parlato di annegamento.
L’avvocata sottolinea tuttavia un ulteriore elemento: “Amava il nuoto e da quel che mi risulta era una provetta nuotatrice”. Per ora non sono emersi indizi che facciano sospettare l’intervento di terze persone, ma le cause esatte della morte restano da chiarire.
L’autopsia è stata eseguita all’Istituto di medicina legale, ma saranno importanti anche gli esami tossicologici e istologici, oltre agli accertamenti investigativi e della Polizia scientifica coordinati dal procuratore pubblico Roberto Ruggeri. Sulla vicenda si sono attivati anche il procuratore generale Andrea Pagani e la sua sostituta Chiara Borelli. Elementi utili potrebbero emergere inoltre dall’analisi dei dispositivi elettronici utilizzati dalla donna.
Un capitolo particolarmente delicato riguarda l’aggressione denunciata dalla 52enne circa due settimane prima del decesso. Secondo la sua versione, sarebbe stata assalita mentre usciva di notte dal lago, dove era solita nuotare. Per quell’episodio è stata aperta un’inchiesta contro ignoti per lesioni semplici e vie di fatto, affidata alla sostituta procuratrice generale Chiara Borelli.
Antonini Luvini respinge con decisione le ipotesi secondo cui l’aggressione sarebbe stata inventata. “La mia assistita non si era inventata nulla”, afferma. “Il medico, al quale avevo sottoposto per un parere le immagini delle ferite, mi aveva confermato che secondo lui quelle ferite riportate erano compatibili con la descrizione dell’aggressione che mi aveva fatto la signora”.
La legale precisa che il professionista aveva valutato soltanto le fotografie, senza conoscere né l’identità della persona ferita né le circostanze dell’episodio. Aggiunge infine che la denuncia era stata considerata seriamente dagli inquirenti: “Il Ministero pubblico aveva preso e prende in considerazione molto seriamente la denuncia della vittima, tant’è che ne aveva disposto la sorveglianza, a sua tutela, da parte della polizia”.