POLITICA E POTERE
Cansani: "Sono allibito. Ma Pesenti non avrebbe vinto"
L'ex Municipale: "Pesenti non portava nulla e non sarebbe arrivata prima". E avvisa Borradori: "Giudici in vantaggio"

LUGANO – Il partito socialista luganese è sottosopra dopo la notizia della rinuncia alla candidatura al Municipio da parte di Patrizia Pesenti. E per capire l’umore e le viscere della sinistra cittadina, l’uomo più adatto è certamente Giovanni Cansani, ex municipale e uomo simbolo del socialismo di Lugano.

Cansani, un commento a caldo.
“Io penso che Patrizia Pesenti è grande a sufficienza per decidere cosa fare. Ma è chiaro che se  lei aveva grandissime ambizioni, ho addirittura sentito parlare di sindacato, quelle ambizioni erano un po’ fuori posto. Perché le votazioni in Città si svolgono in un contesto particolare, diverso dal Cantone. La realtà cittadina è una realtà in cui si conosce tutti e ci si conosce di più. Non si danno voti per sentito dire o per simpatia pubblicitaria o mediatica”.

Mi fa capire che Pesenti ha fatto bene a ritirarsi.
“Non so se ha fatto bene. A me non sembrava una candidatura che potesse portare nulla di nuovo al PS. Era l’usato sicuro. E io sono sempre stato per il rinnovamento…”

Pesenti dice che una parte consistente della sezione le remava contro.
“Ma io penso che la sezione e i militanti fanno poi come credono. Io per esempio sostengo Marco Jermini, come avevo già avuto modo di dire cinque anni fa. Credo che una persona con le sue particolari peculiarità professionali, nella salute e nella scienza, sarebbero utili in un Municipio. Tornando a Pesenti, se vuole la mia opinione, credo che rischiava di non arrivare né prima sulla lista del PS, né prima come donna”

Quindi la sezione di Lugano ha sbagliato ad andarla a cercare.
“Io non so se è lei che si è proposta o la sezione è andata a cercarla. Se sono andati a cercarla è stato un errore. Ripeto: alle elezioni comunali non si possono calare candidature dall’alto e fuori dal contesto cittadino. Ma se invece si è proposta lei, è tutto un altro discorso”.

Da questo ragionamento che fa sulla particolarità delle elezioni comunali deve tenerne conto anche Borradori?
“Assolutamente sì. Secondo me Borradori non farà il risultato che ha fatto a livello cantonale, dove ha asfaltato tutti. A Lugano non asfalta nessuno. La votazione tra lui e il sindaco e molto tirata. E al momento secondo me Giudici è in leggero vantaggio. E se vuole le racconto un aneddoto che può essere illuminante…”.

Prego.
“Quando ero presidente del Consiglio Comunale, alla fine degli anni novanta, in apertura della festa della vendemmia, si faceva il giro per le vie della Città con il trattore.  Sul mezzo erano invitati il sindaco, Fabio Amadò come rappresentante del turismo, e il presidente del Consiglio Comunale, quell’anno io, per l’appunto.  Pensi che mi ero vestito da figo per fare bella figura, mi ero fatto persino prestare le scarpe belle da mio figlio. Comunque, morale della favola, cominciamo il tragitto quasi in mezzo a due ali di folla. E durante tutto il percorso tutti a salutare “Giorgio qui e Giorgio là”. E non è che lo salutassero i borghesi, era il popolo, i cittadini comuni. Io avrò ricevuto forse un saluto in tutto il percorso e non è che proprio fossi uno sconosciuto.  Ecco, la popolarità di Giudici fra i luganesi è questa, molto alta e appassionata. Poi è vero che sono passati dieci anni, e questo conta, le cose cambiano. Ma a Borradori conviene non sottovalutare questo fattore”.

Torniamo a Pesenti. La base è un po’ smarrita per la gestione di tutta questa vicenda.
“Eccome se lo è. Io sono un militante e posso dire che sono allibito sia per come sono state gestite le cose sia per la decisione di Pesenti di ritirarsi a questo punto”.

Poco serio?
“Sono allibito. Punto”.

Anche la scelta di non svelare i risultati delle primarie la sera stessa in cui si sono fatte, è stato un errore no?
“Guardi, io purtroppo non sono potuto andare a quell’assemblea di Cadro. Ma se ci fossi andato avrei chiesto che i risultati fossero resi immediatamente pubblici. In ogni caso non gettiamo la croce sopra la sezione e la Commissione Cerca che ha comunque cercato di fare il suo lavoro al meglio”.

Con l’addio di Pesenti svanisce però la possibilità di raddoppiare i seggi.
“Sì, è vero. Ma le dirò che io ero scettico sul raddoppio anche prima. Penso però che a questo punto ci si possa preparare per tentare il raddoppio la prossima volta. Che è fra tre anni, non fra un secolo”.

E adesso come se ne esce, come si completa la lista?
"Io penso quello che ho sempre pensato: serve rinnovamento e servono volti nuovi”.

Boccia dunque l'ipotesi di un ritorno in scena di Nicoletta Mariolini?
"Ma secondo lei una persona che si è ritirata motivando correttamente la sua scelta potrebbe mai essere credibile a ripresentarsi qualche settimana dopo?"

Esculso dunque che anche lei, vista l'emergenza, dovessero mai chiederglielo, torni in campo?
"Ma tanto non me lo chiedono" 

E se glielo chiedessero?
"Direi di no. Io sono un uomo semplice ma coerente. La politica a volte mi manca ma sto bene anche senza, coltivando la mia vigna e spingendo i carrelli al tavolino magico di Fra Martino Dotta. Ho lasciato per il rinnovamento e forse quel rinnovamento non c'è ancora stato. Ma continuo a pensare che quella sia la strada giusta".

AELLE

 

 

 

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