COMANO - Etica e politica. Se ne è discusso questa sera al dibattito della RSI "60 minuti". Il confronto prendeva spunto dalla settimana di passione vissuta dal prossimo Consigliere di Stato leghista Michele Barra, a seguito della nota disavventura automobilistica.Ospiti di Reto Ceschi: Attilio Bignasca, Marco Romano, Saverio Lurati, i giornalisti Fabio Pontiggia e Matteo Caratti, e Fulvio Pelli. E proprio Pelli è stato protagonista di alcuni giudizi trancianti. Il primo su Michele Barra: la saggezza, ha detto Pelli, avrebbe consigliato di non accettare la carica. Il suo non è stato un reato bagattella ma un delitto punibile anche con il carcere. Mentre il dibattito si sviluppava attorno alla questione dell'opportunità politica, gli ospiti di Reto Ceschi hanno argomentato portando alcuni esempi. Il più citato, in relazione al caso Barra, è stato quello del presidente del Consiglio degli Stati Filippo Lombardi.Il nome del senatore non è stato fatto solo per ricordare i suoi problemi con la giustizia e la guida in stato di ebrietà. Ma anche in qualità di presidente dell'Ambrì Piotta. Anche in questo caso la stoccata è stata di Fulvio Pelli. "In qualità di presidente dell'Ambrì Piotta si è messo in una posizione difficile perché non pagare gli oneri sociali è un reato, e non può venire a dire che per risolvere il problema farà una colletta o pagherà".Infine un duro scontro con Fabio Pontiggia, che ha stuzzicato Pelli sulla vicenda di Asfaltopoli. Il Consigliere Nazionale PLR è sbottato: "Pontiggia smettila con Asfaltopoli! Io non c'entro niente e non sapevo assolutamente nulla del cartello. Hai scritto per 25 volte sul giornale il mio nome associato a quello di Asfaltopoli e questa sera non ti è sembrato vero di dirlo in televisione. Quando avrai le prove di un mio coinvolgimento scrivilo, altrimenti taci!"."Questa è arroganza!", ha risposto per le rime il condirettore del Corriere. "Noi scriviamo i fatti. E i fatti dicono che Fulvio Pelli è stato presidente di una delle ditte coinvolte in Asfaltopoli (carica lasciata poco prima che scoppiasse lo scandalo, ndr). Se lui dice che non ne sapeva niente del cartello noi gli crediamo sulla parola. Ma questo non vuol dire che quello che abbiamo scritto non sia vero".