POLITICA E POTERE
Jelmini: “Argomentazioni di una pochezza disarmante e preoccupa che a pronunciarle sia proprio il presidente della DISTI”
Il deputato pipidino difende la scelta presa dal Parlamento e le canta a Lucibello: “La nuova legge sugli orari non porterà solo una mezz’oretta in più qua e là come vuole far credere. Ma diventa difficile trovare un dialogo con chi si pone in questo modo

BELLINZONA – “Le argomentazioni di Enzo Lucibello sono di una pochezza disarmante. E questo non sarebbe preoccupante se non fosse che a pronunciarle è il presidente della DISTI. Ma così è, ed è un peccato, perché diventa poi difficile trovare soluzioni con chi ideologicamente si contrappone in questo modo al dialogo”.

Di fronte alle dichiarazioni di Lucibello (vedi articolo allegato), Lorenzo Jelmini, che con il suo intervento ha dato il là alla discussione che ha portato alla decisione di non entrata in materia sulla nuova legge per gli orari di apertura dei negozi, non ci sta. Secondo il gran consigliere pipidino infatti le banalizzazioni dei contenuti e delle ripercussioni della nuova legge nelle parole del presidente della DISTI meritano una risposta.

Non così invece l’accusa di star conducendo una battaglia per mero interesse di categoria, dettata, secondo Lucibello, dal milione e mezzo di contributi paritetici in ballo. Anzi, alla nostra domanda su questo punto Jelmini risponde: “Non so dove abbia preso una cifra simile, non esiste. È una fesseria che non merita nemmeno di esser commentata. Al contrario: la scelta di chiedere un contratto collettivo di lavoro è stata presa pensando al personale della vendita e per fare in modo che la proposta di dare lavoro prima ai residenti anche in questo ambito possa esser realizzata. Una cosa la aggiungo però: durante la discussione sul salario minimo ci si è affannati a dire che la vera soluzione erano i contratti collettivi. Bene, questa è proprio l’occasione per tutti di dimostrare che fossero parole dette con convinzione e non solo per riempirsi la bocca”.

Torniamo quindi alla parte più ‘indigesta’ delle dichiarazioni di Lucibello per Jelmini, e cominciamo dagli orari: “Innanzitutto è bene precisare che non si tratta solo di una mezz’oretta in più qua e là come vuole far credere. In ballo c’è molto di più”. Infatti, ricorda, nella nuova legge le modifiche degli orari sarebbero molto più incisive, oltre ai tre giorni di apertura in più nei festivi finora non parificati (San Giuseppe, lunedì di Pentecoste e San Pietro e Paolo), nelle località turistiche e di confine per alcune tipologie di negozi l’orario di apertura si prolungherebbe fino alle 22.30. Località per cui, inoltre, la nuova legge prevede la possibilità di deroghe non ancora specificate.

Le modifiche insomma sono molte di più e, si è detto più volte, sono dettate dalle diverse esigenze di clientela e negozianti. “Ed è legittimo andare in contro a questo cambiamento. Non diciamo il contrario. Questa legge andrà a vantaggio dei negozi e dei clienti. Giustissimo. Semplicemente noi vogliamo che la nuova impostazione sia a beneficio di tutti gli attori coinvolti, dipendenti compresi quindi. Perciò portiamo avanti questa proposta a tutela di chi lavora in questo settore”.

Il discorso secondo Jelmini è di una linearità disarmante, tanto che ha già trovato applicazione nel cantone di Neuchâtel. Il riferimento alla sentenza del Tribunale federale è quindi fuori luogo. “Nessuno ha rigettato il sistema che proponiamo. Il Tribunale ha semplicemente detto due cose: lo Stato non può mettere nella legge l’obbligo di un contratto collettivo e non può permettere il privilegio di un’apertura straordinaria solo a chi ha sottoscritto un CCL. Ma questo discorso non riguarda quanto è stato proposto in Parlamento. Il contratto collettivo non farà parte del testo di legge, che avrà il suo normale iter, ma, sulla scorta di quanto fatto a Neuchâtel, la nuova legge entrerà in vigore solo quando le parti coinvolte avranno trovato un accordo sul contratto collettivo. In sostanza chiediamo venga applicata solo quando ci saranno le garanzie che i dipendenti possano essere adeguatamente tutelati”.

Quindi, conclude Jelmini tornando sulle parole del presidente della DISTI, “Lucibello sbaglia a citare la sentenza del Tribunale, perché non è questo il caso in cui ci troviamo, e soprattutto sbaglia a non considerare minimante una soluzione come quella di Neuchâtel. Qui si è detto, molto semplicemente: ‘c’è bisogno di maggiore flessibilità nella vendita per andare in contro ai consumatori? Allora contemporaneamente tuteliamo anche i lavoratori. Per noi l’importante è questo ed è quello che ci preoccupiamo di ottenere. È inutile riempirsi la bocca di belle parole sul mondo del lavoro e sul dare impiego prima ai residenti per poi non creare le condizioni affinché ciò possa avvenire”.

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