POLITICA E POTERE
Il Ticino, l’Expo e le infiltrazioni mafiose. Caverzasio: "Ennesimo campanello d'allarme”. Gianora: "La mafia non ci riguarda"
Alla luce delle nuove preoccupanti notizie in arrivo dall’Italia sui cantieri, abbiamo messo a confronto le opinioni dell relatore del rapporto di maggioranza, il deputato PLR Walter Gianora, e del capogruppo leghista Daniele Caverzasio

BELLINZONA – Manca ormai poco più di un mese al 28 settembre, giorno in cui, tra le altre cose, verrà deciso il ‘destino’ del credito da 3,5 milioni di franchi per la partecipazione a Expo. La campagna per il voto vera e propria non è ancora cominciata, ma l’argomento è stato fin da subito caratterizzato da veementi scontri e c’è da aspettarsi che anche i toni del dibattito pre-voto non saranno da meno. E sembrano confermarlo le versioni, praticamente opposte, che abbiamo raccolto contattando due delle principali voci: il deputato PLR Walter Gianora, relatore del rapporto sul messaggio del Consiglio di Stato, e il capogruppo leghista in Gran Consiglio Daniele Caverzasio, con cui abbiamo affrontato sostanzialmente tre temi: il voto su un messaggio ormai superato, i possibili scenari in caso di approvazione o bocciatura del credito e, non da ultimo, la questione dell’infiltrazione mafiosa. A tutto questo va aggiunto il "piano salva Expo" messo in campo dal Consiglio di Stato, con la partecipazione di alcuni privati, per garantire la presenza del nostro Cantone al Padiglione svizzero di Milano, indipendentemente da come andrà il referendum. Sulla decisione governativa è pendente un ricorso al Tribunale federale presentato dalla Lega.   

Cominciamo dal credito: in questi 3,5 milioni sono ancora contemplati progetti ormai abbandonati, come il Trenhotel e l’idrovia. Un aspetto comunque importante, insomma si andrà a votare su un messaggio che è ormai superato…
“Bisognerebbe chiederlo alla Lega, perché in definitiva questa situazione è il risultato di quanto ha fatto. In sostanza adesso quello che andiamo a votare è una conferma o meno di quanto fatto da Consiglio di Stato. L’unica cosa che possiamo dire è che in definitiva il messaggio che avevamo votato in Gran Consiglio aveva capo e coda e dei contenuti forti, specialmente quelli turistici, che avrebbero avuto una continuità sul lungo tempo. Adesso, evidentemente per questioni di tempistica, sono caduti e quindi abbiamo di fronte noi un progetto raffazzonato”.

Caverzasio: “È sicuramente un aspetto importante perché dimostra ancora una volta che quel messaggio, pieno di fumo, è arrivato in ritardo. È stato presentato in un modo e con delle tempistiche che non si possono considerare rispettose. E questi ne sono i risultati”.

Entriamo nel campo delle ipotesi e facciamo un salto in avanti, quali sono gli scenari che si presentano nel caso di una approvazione o bocciatura del referendum contro il credito?

Gianora: “Dovesse passare, penso che comunque quello che il Consiglio di Stato ha messo in piedi per ovviare alla situazione, a meno che il Tribunale federale, presso cui è ancora pendente il ricorso, lo smentisca, vada avanti. Ma bisognerebbe essere un giurista per rispondere con certezza. Se invece il referendum venisse bocciato, e quindi il credito approvato, a questo punto dipende tutto dai tempi tecnici che rimangono per mettere in piedi i vari progetti. Come dicevo, il progetto iniziale aveva una sua logica e delle tempistiche precise, ma con questi ritardi tutta una serie di cose non sarà possibile farla. Tra cui la carta turistica, che secondo me sarebbe stata uno degli elementi importanti, perché andava oltre al solo Expo e poteva esser sfruttata anche per eventi futuri, come anche il lancio dell’apertura di Alptransit”. Mi pare di capire però dalle sue parole che, nonostante tutto, partecipare a Expo è ancora comunque l’obbiettivo. “Questo in ogni caso, perché, se ne dica quel che si voglia, è e rimane un’opportunità irripetibile per il Canton Ticino”.

Caverzasio: “Dovesse passare il referendum, l’intenzione del Governo è di proseguire comunque sulla strada della partecipazione, e in questo senso ci siamo già mossi presentando ricorso. Ora aspettiamo la decisione del popolo, se dirà no al credito, noi faremo quanto in nostro potere per dar seguito alla sua voce. Se invece i cittadini bocciassero il referendum, beh… ‘a posto così’, perché come in tutte le votazioni è il popolo a decidere e bisogna ascoltare quello che dice".  

Dall’Italia però, e qui si arriva a un altro grande punto di discussione legato alla partecipazione a Expo, arrivano notizie preoccupanti, dopo i grandi terremoti relativi agli appalti, di oggi la conferma del Comitato antimafia della presenza della ‘ndrangheta sui cantieri e dato anche il clima attuale… Insomma, più che sul credito, questo sarà anche un voto su questi aspetti.

Gianora: “La storia della mafia non ci riguarda. È un aspetto che purtroppo fa parte della cultura italiana, lo abbiamo visto in questo caso e lo vedremo anche in altri campi. Ma è una storia che esula da noi, perché non ci sono in quel credito investimenti fatti a Milano, non andremo a finanziare progetti in mano alla mafia. Gli investimenti vengono invece fatti qui per creare il sottopadiglione, per essere presenti e per esserlo con la Confederazione. Mentre tutto quello che sono infrastrutture e piattaforme è di competenza italiana. Ed è stato ribadito in più occasioni che noi non abbiamo assolutamente legami con l’Italia, tanto che noi abbiamo la nostra interfaccia nella Confederazione e non in Milano. Questo è un punto fondamentale, e lo sarà anche in vista del voto perché purtroppo si presta a facili strumentalizzazioni e poi non viene capito”.

Caverzasio: “Queste notizie non fanno che confermare quello che noi dicevamo da tempo. È l’ennesimo campanello d'allarme di una situazione nota: essendo in ritardo con la realizzazione delle infrastrutture, hanno utilizzato la clausola d’urgenza per accelerare i tempi, ma in questo modo sono caduti i promessi controlli anti infiltrazioni e il risultato lo si vede nel rapporto della Commissione. Quindi, dal momento che si partecipa a una manifestazione viziata da infiltrazioni mafiose, si può discutere finche si vuole sul fatto che il finanziamento avvenga o meno in maniera diretta, ma il risultato di fondo rimane”.

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