POLITICA E POTERE
Expo, la "paraculaggine" del Governo e quei 300'000 franchi che pagheremo noi
L'ANALISI - Il Consiglio di Stato ha annunciato di rinunciare ai soldi pubblici con un giochino semantico che non convince. Con i privati la partita è aperta. E una domanda resta senza risposta: i ministro andranno a Expo a rappresentare il Ticino?

di Andrea Leoni

BELLINZONA – Almeno sul piano formale, cioè attenendoci a quanto messo nero su bianco nella nota diffusa ieri, il Consiglio di Stato non ha deciso nulla dopo la vittoria del referendum sulla partecipazione del Ticino a Expo. Nel senso che il così detto "piano b" non è stato modificato o cancellato, almeno nella forma. Siamo sempre allo stesso punto: il Governo si impegna a raccogliere quanti più soldi possibili tra i privati per finanziare la presenza ticinese a Milano. Che è esattamente la stessa cosa che ci siamo sentiti dire dai ministri pro Expo da tre mesi a questa parte. Né più, né meno. 

"Deve essere evitato..."

E la totale rinuncia ai soldi pubblici dopo il "no" dei ticinesi? Questo è un dato che resta nella sfera delle intenzioni, come un obiettivo da raggiungere. Ma, come detto, non si tratta certo di una novità. Significativo a questo proposito un passaggio di un post su Facebook pubblicato ieri sera da Paolo Beltraminelli. Il ministro PPD afferma di non avere personalmente mai voluto far capo ai fondi Swisslos perché questo poteva essere interpretato come un aggiramento della volontà popolare. Del resto, a conforto delle parole di Beltraminelli, vi è anche la risoluzione governativa del 18 giugno che dice esplicitamente che la raccolta tra i privati continuerà "allo scopo di coprire il massimo dei costi". E a ridurre al minimo o azzerare, aggiungiamo noi, l'utilizzo dei soldi della lotteria. 

Cosa ha scritto ieri il Governo nella sua comunicazione? "Nella sua seduta del 1° ottobre 2014 il Consiglio di Stato ha deciso, nel rispetto della volontà popolare, che il ricorso al finanziamento da parte del Fondo Swisslos deve essere evitato".  Attenzione: "deve essere evitato" e non "sarà di certo evitato". Ormai, in questa grottesca vicenda, siamo arrivati all'utilizzo di giochini semantici francamente poco degni di un Esecutivo. Per dare un contentino al popolo, senza in realtà, nella sostanza, cambiare una virgola delle decisioni prese, si architettano comunicazioni pubbliche scandite da una paraculaggine da antologia.

Gobbi: "Pronti a reagire ferocemente"

Certo resta il dato politico: tutti hanno capito che il Governo rinuncia a Swisslos. E il presidente Bertoli, e il ministro Beltraminelli, hanno tenuto a esplicitare pubblicamente che così sarà. C'è da fidarsi anche perché, in caso contrario, la figuraccia sarebbe di proporzioni inenarrabili, tanto da rischiare il posto. Ma, come si dice in latino, verba volant, scripta manent. E i due ministri leghisti, Claudio Zali e Norman Gobbi, hanno tenuto a far sapere a tutti che la formula usata nel comunicato a loro non è piaciuta neanche un po'. "Occorreva dire si rinuncia, e basta. Ma noi vigileremo e se qualcuno farà scherzi reagiremo ferocemente", ha dichiarato Gobbi al Corriere del Ticino. Parole inusuali, per tono e fermezza, che lasciano trapelare una preoccupazione che immaginiamo fondata, visto l'utilizzato di certi accenti polemici. Del resto i nodi da sciogliere sono ancora molti e non di poco conto.

Innanzitutto le palanche: i tifosi dell'Expo lasciano intendere che il mezzo milione che ancora manca per coprire integralmente i costi sarà facilmente recuperato. Ma se, per un intoppo qualsiasi, venissero a mancare 100 o 200'000 franchi chi li metterebbe? Si procederebbe a un ulteriore taglio del progetto, come suggerito da Gobbi, oppure si ricorrerebbe al buon vecchio fondo Swisslos il cui utilizzo "deve essere evitato" ma sembra ancora sullo sfondo? 

Bertoli: "I soldi dei privati, una volta versati, diventano proprietà del Cantone" 

Secondo punto, fondamentale: chi fa cosa? Nei giorni scorsi Enzo Lucibello, presidente della DISTI e uno dei front man della cordata dei privati, ha dichiarato: “Credo che il Governo debba a questo punto valutare l’opportunità di farsi da parte, mettere le carte in tavola, informarci esattamente sugli impegni presi dal Cantone con gli altri partner e la Confederazione, e sui progetti in essere. Il tutto nella massima trasparenza”. Ipotesi subito scartata da Manuele Bertoli che oggi sulla Regione dichiara: " I contratti restano del Cantone anche perché quest’ultimo non può sottrarsi all’impegno preso. Ritirarsi contrattualmente significa far cadere non solo il nostro impegno ma anche quello degli altri Cantoni partner del San Gottardo. Non c’è possibilità diversa e non si è mai discussa. Con i privati abbiamo sempre chiarito che i loro soldi sono donazioni a fondo perso. Detta altrimenti si tratta di finanziamenti privati, dati volontariamente, sino al momento che entrano nelle casse pubbliche. Poi diventano di proprietà del Cantone. I finanziatori privati, però, verranno coinvolti in un’operazione importante. Noi abbiamo 9 giornate, all’interno del padiglione svizzero, esclusivamente dedicate al Canton Ticino. Ebbene, contiamo di organizzare la nostra presenza coi privati. Si tratta, evidentemente, di definire bene chi fa cosa. In quale giorno. E soprattutto si tratta di attuare un percorso coerente". Coerente con l'Expo che, aggiunge Bertoli, non è una fiera commerciale. Dello stesso tenore la posizione espressa su Facebook da Paolo Beltraminelli: "La condizione era ed è chiara, è il Cantone che va all'expo, non i privati, che potranno però, se lo desiderano partecipare ad eventi collaterali". 

I privati con il coltello dalla parte del manico

Le parole di Bertoli e Beltraminelli fanno sorgere tre problemi piuttosto rilevanti. Il primo: il Consiglio di Stato si è cacciato in una gran brutta posizione. Lo annottava l'altro giorno alla radio anche il collega del Corriere Gianni Righinetti: "Il Governo ha raccolto i soldi da questi benefattori privati, però non si capisce cosa ha promesso in cambio. Quando si chiedono soldi a qualcuno, anche se è un dono, ci si trova sempre nella posizione di essere debitori".  Ha perfettamente ragione ed è un precedente pericoloso per uno Stato. Ed è ancora più vero oggi: i privati hanno ora totalmente il coltello dalla parte del manico perché i loro soldi sono divenuti determinanti per non far capo al denaro pubblico che non si vuole più utilizzare. 

Come diceva Ricucci...

Il secondo problema è strettamente connesso al primo. Perché il nostro Governo sta dicendo ai privati: dateci i soldi, al vostro buon cuore, che non appena entrano in cassa diventano soldi nostri e ci facciamo quel che vogliamo. Il finanziere Ricucci, con una metafora un po' spinta, diceva "qui c'è qualcuno che vuol fare il gay con il sedere degli altri". Se il Consiglio di Stato riuscirà in questo capolavoro – ovvero farsi regalare i soldi per farci quel che vuole e senza dare nulla in cambio né ora né mai – ci inginocchieremo davanti al miracolo pronti ad assistere in futuro alla moltiplicazione dei pani e dei pesci e alla trasformazione dell'acqua in vino.

Quale Ticino a Milano?

Il terzo problema riguarda la rappresentanza istituzionale. Fra le tante non decisioni di ieri c'è anche questa: "Nel rispetto della volontà popolare, il Consiglio di Stato ha deciso di rinunciare alle attività preliminari previste ad Expo 2015, segnatamente alla partecipazione alla tappa di Torino del Giro del gusto. Quanto alle 9 giornate riservate per il nostro Cantone all’interno dei padiglioni, il Consiglio di Stato discuterà con i privati interessati della loro organizzazione nel corso di una riunione che si terrà la settimana prossima". Traduzione: intanto, visto che il popolo ha detto che il Ticino non deve andare all'Expo, non parteciperemo agli eventi preliminari. Al resto ci penseremo, tanto la manifestazione inizierà il primo maggio 2015 (qualche settimana dopo le elezioni…) e da allora di acqua sotto i ponti ne sarà passata parecchia. Anche su questo punto insomma il Consiglio di Stato si rifiuta di far chiarezza e brilla per coraggio civico. Da una parte Norman Gobbi – se rieletto prossimo presidente del Governo – dice chiaramente che non ci dovrà essere alcuna rappresentanza istituzionale a Milano perché i ticinesi hanno detto che non bisogna andarci. E lui non ci andrà, precisa. Dall'altra c'è Paolo Beltraminelli che afferma che "è il Cantone che va a Expo, non i privati". Sì, ma quale Cantone, sotto quale veste, se i ticinesi hanno detto di no?

Quei 300'000 franchi già spesi che pagheremo noi

Infine, dal comunicato governativo è emersa ieri un'ultima perla che finora era stata taciuta, specie durante la campagna sul referendum. Abbiamo infatti appreso che per la direzione e la gestione di progetto "sono stati spesi fino ad ora fr. 243'936.40, pari a fr. 37'664.90 per costi vivi di gestione e fr. 206'271.50 per i salari di 2 assistenti di progetto da agosto-settembre 2013 a fine settembre 2014. Gli impegni contrattuali con i due assistenti scadono a fine dicembre 2014 (contratto annuale a termine concluso nel 2013), per cui i costi di progetto complessivi, che rimarranno a carico dello Stato, ammonteranno a fr. 300'000.-. Di questi fr. 82'540.- sono già stati considerati nel Consuntivo 2013 dello Stato". 

Il Cantone insomma ha stipendiato due persone a 6/7'000 franchi al mese per la gestione del progetto Expo, ben prima che il progetto fosse votato dal Parlamento. Possibile che in tutta l'amministrazione pubblica non ci fossero due funzionari in grado di assumere questo compito senza procedere con nuove assunzioni? Chi li ha assunti? In base a quale criterio? Domande che sicuramente il Governo si sentirà rivolgere durante l'audizione che avverrà tra un paio di settimane in Commissione della Gestione. Audizione dove i ministri dovranno mettere sul tavolo tutta la documentazione del dossier Expo. 

Qualche parziale risposta l'abbiamo trovata nel messaggio governativo: "È stata recentemente costituita all'interno della  Cancelleria dello Stato, e quindi subordinata al Cancelliere dello Stato, una struttura  operativa composta da un coordinatore cantonale (che opererà a tempo parziale) e da due assistenti di progetto, che avrà i seguenti compiti…". Vi risparmiamo la lista ma si tratta in generale di mansioni di coordinamento, segretariato e supporto.  

 

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