LUGANO - Botta e risposta a distanza tra Manuele Bertoli e Fabio Pontiggia. Il coondirettore del Corriere del Ticino ha dedicato oggi sulla prima pagina del quotidiano un editoriale che ruota intorno all'applicazione del voto del 9 febbraio e alle varie polemiche nate sulla possibilità di un nuova votazione in materia. Nel pezzo di Pontiggia si affrontano insomma le sfumature più delicate sul tema della democrazia diretta. Nell'articolo del coondirettore del CdT c'è un passaggio dedicato a Manuele Bertoli che, proprio ieri, ha ribadito con convinzione la sua proposta di una nuova consultazione per uscire dall'impasse (leggi articolo correlato). Scrive Pontiggia: "Se era legittimo per l’UDC rimettere in discussione la volontà popolare precedentemente espressa, è ugualmente legittimo che il fronte opposto tenti ora di rimettere in discussione la volontà scaturita dalle urne il 9 febbraio. La democrazia diretta non può essere stiracchiata di qua o di là a seconda delle convenienze. Detto questo, sbaglia anche chi – come il consigliere di Stato Manuele Bertoli – pone l’alternativa: o si applichi fino in fondo l’articolo contro l’immigrazione o si vada nuovamente al voto. No, non può essere un’alternativa: l’articolo approvato il 9 febbraio va in ogni caso messo in pratica, indipendentemente dal fatto che ci possa essere o meno un nuovo voto (in seguito ad una nuova iniziativa popolare di segno opposto). Quindi, i contingenti e i tetti annuali vanno negoziati con l’UE. Se, nel termine dei tre anni stabiliti dall’articolo costituzionale approvato, non si arrivasse ad un nuovo accordo con Bruxelles, le limitazioni alla libera circolazione andrebbero applicate unilateralmente da Berna. Dovesse riuscire la raccolta delle firme degli anti 9 febbraio, si rivoterebbe poi per scegliere se confermare o abrogare i contingenti nel frattempo applicati. Ma quanto deciso l’anno scorso non può essere sospeso in attesa del voto bis". Molto dura sin dal titolo ("Le scorrette fantasie di Pontiggia) la risposta che Bertoli affida al suo sito: "Il Corriere del Ticino non si smentisce mai e pur di dire che ho torto su qualcosa per bocca del suo quasi direttore Fabio Pontiggia si inventa cose che non ho mai detto o scritto. Dire che sul dopo 9 febbraio le opzioni sono due, o si applica fino in fondo il nuovo articolo costituzionale o lo si supera con un nuovo voto, non significa affatto sostenere che in attesa di questa scelta si debba sospendere qualcosa. Non ho mai appoggiato questa tesi, che è frutto solo dei pregiudizi di Pontiggia nei miei confronti. Non ritengo onesto e corretto aggirare la norma costituzionale votata dal popolo, come propone il presidente di Economiesuisse, e nemmeno ritengo onesto attendere l’applicazione di questa norma, anche se con la Costituzione federale si è fatto molto di peggio in altre occasioni (l’applicazione della norma sull’assicurazione maternità ha atteso 60 anni…). L’articolo approvato il 9 febbraio va messo in pratica, almeno finché non ci sarà un nuovo voto per decisione delle autorità federali o su spinta di un’iniziativa popolare. Si metta quindi il cuore in pace Pontiggia, anche se gli duole, perché in questo frangente purtroppo siamo d’accordo e forse, almeno per una volta, anche ai suoi occhi non mi sono sbagliato".