BELLINZONA - Norman Gobbi e Claudio Zali sono pronti a bloccare i ristorni il prossimo giugno. Ad annunciarlo la Lega dei Ticinesi che si scaglia contro la bozza di accordo fiscale raggiunto tra Italia e Svizzera. Una bocciatura su tutta la linea quella che arriva da via Monte Boglia: dallo scambio di informazioni alla nuova imposizione dei frontalieri. Il Movimento, inoltre, rivela un particolare fin qui rimasto inedito dell'intesa: una “clausola ghigliottina” secondo la quale, all’entrata in vigore dei contingenti votati il 9 febbraio 2014, si tornerebbe ad applicare l’attuale convenzione del 1974, rendendo così del tutto inutile il nuovo trattato."Dal documento - si legge in una nota stampa - emerge con chiarezza l’arrendevolezza del nostro Consiglio federale. Nell’ambito dello scambio automatico di informazioni, la Confederazione ha infatti ceduto alla minaccia ingiustificata di mantenere il nostro paese sulla lista nera. Questo avrà enormi conseguenze negative sulla nostra piazza finanziaria, già messa a dura prova dalla crisi economica. Non che ci si potesse aspettare altro da chi aveva già completamente sacrificato il segreto bancario nell’ambito delle negoziazioni con l’OCSE, rinunciando deliberatamente a tutte le carte che potevano essere giocate nelle trattative con l’Italia". "Nel rapporto - prosegue il comunicato - emerge inoltre ancora una volta il menefreghismo dimostrato da Berna nei confronti del nostro Cantone. L’esigenza di negoziare una nuova convenzione sulla doppia imposizione non è mai stata in discussione. Del resto, è proprio per merito del blocco dei ristorni avvenuto nel 2011 grazie ai ministri leghisti Norman Gobbi e Marco Borradori, che fu possibile attivare le trattative per modificarla. In quell’occasione, il Consiglio di Stato indirizzò a Berna delle richieste ben precise circa gli obiettivi che andavano raggiunti alfine di salvaguardare gli interessi ticinesi; obiettivi per altro ribaditi più volte". "Ora constatiamo con sgomento - scrive ancora la Lega - che tali rivendicazioni sono state messe in secondo piano rispetto agli interessi della Confederazione, la quale come al solito non ha tenuto conto dei bisogni del nostro Cantone. I benefici del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri sono ben poca cosa. Come se non bastasse, il tutto è accompagnato da un’intimidatoria “clausola ghigliottina” secondo la quale, all’entrata in vigore dei contingenti votati il 9 febbraio 2014, si tornerebbe ad applicare l’attuale convenzione del 1974, rendendo così del tutto inutile il nuovo trattato. Oltretutto, il rapporto giunge proprio all’indomani della scellerata decisione della Banca nazionale di abbandonare il cambio minimo di 1,20 con l’euro. Una misura che, oltre a danneggiare gravemente l’economia ticinese, aumenterà del 20% il valore della busta paga dei frontalieri già attivi in Ticino". La Lega - termina la nota - "non resterà certo con le mani in mano e combatterà affinché gli interessi del Canton Ticino vengano presi seriamente in considerazione. Esattamente come nel 2014, i due Consiglieri di Stato leghisti Norman Gobbi e Claudio Zali sono pronti a bloccare i ristorni il prossimo giugno; l’unica misura che fin qui ha smosso le acque tutelando gli interessi del Ticino e dei ticinesi!".