Sabato a Bellinzona l'evento organizzato dal leader dei Verdi: "Ma niente partiti: solo le bandiere Ticino. Tutti uniti per la democrazia diretta, per il nostro lavoro, per il nostro territorio, per la nostra libertà". Poi risotto offerto e musica

BELLINZONA - "Sara la piazza degli innamorati del Ticino, del lavoro, della democrazia e della libertà. Ma sarà anche la piazza di chi dice "no", senza sé e senza ma, all'Unione Europea e alla globalizzazione". Sergio Savoia descrive così, in estrema sintesi, la ManiFesta. Ovvero sia la manifestazione convocata per sabato a Bellinzona in piazza del Governo a partire dalle 17.00 (per maggiori informazioni clicca qui). Una manif., certo, come si evince dal titolo, ma anche una festa. Dopo i discorsi infatti è prevista musica e una risottata popolare offerta ai partecipanti. "Le previsioni meteo già ci sorridono: sarà una splendida giornata. E questa è già un'ottima premessa…", afferma Savoia.
Perché organizzare questa ManiFesta?
"Perché vogliamo manifestare il nostro amore per il Canton Ticino e la sua gente. Amore che si traduce in una lotta dura contro l'integrazione strisciante con l'UE, che noi non vogliamo, e contro la globalizzazione, che significa per il nostro popolo perdita di diritti fondamentali. Noi scendiamo in piazza per la democrazia diretta, per il nostro lavoro, per il nostro territorio, per la nostra libertà. Vogliamo difendere le conquiste sociali ed economiche del passato e del presente, difendendo soprattuto i più deboli calpestati da questa follia che si chiama "Libera circolazione, ma anche il futuro dei nostri figli. Infatti mi aspetto una piazza molto rappresentativa della società: giovani, adulti, anziani e famiglie. E poi me lo lasci dire: in questi mesi, anche giustamente, si è manifestato per l'Ecuador, la Siria, la Francia…per una vota vogliamo manifestare per noi. Scendiamo in piazza per il Ticino e per i ticinesi".
In campagna elettorale, però, qualcuno potrebbe maliziosamente dubitare sul fatto che questa manifestazione non abbia in realtà una connotazione partitica.
"Le rispondo con i fatti: questa non è assolutamente una manifestazione dei Verdi e prometto che non ci sarà neppure una bandiera del nostro partito. Tutti, ma proprio tutti quelli che condividono i principi di questa manifestazione, sono caldamente invitatati a partecipare. Anche se siete candidati, venite. PPD, PLR, UDC, leghisti, socialisti, comunisti, gente senza partito o che non vota: siete tutti invitati. La bandiera ticinese è di tutti, non di una sola parte. E in questa piazza sventoleranno solo i colori del Ticino. Noi porteremo un po' di bandiere del nostro Cantone ma spero che tutti quelli che verranno avranno qualcosa che ricordi i nostri colori: una maglietta, una sciarpa, un foulard, qualsiasi cosa. Nel mezzo di una campagna elettorale che divide noi vogliamo unire. Vogliamo passare una serata insieme, di impegno e di allegria, tutti insieme: perché sono i nostri valori che ci tengono uniti. Mi aspetto quindi una piazza molto variegata da un punto di vista politico. E anche gli oratori saranno rappresentativi di tutte le sensibilità".
Come ogni manifestazione, però, ci sono delle parole d'ordine molto chiare.
"Ovviamente. E infatti chiediamo di partecipare a chi le condivide. Noi vogliamo che quanto deciso dal popolo il 9 febbraio, come tutte le decisioni del popolo, venga implementato senza trucchi e alla svelta, al contrario di quanto vuole fare il Consiglio Federale con una legge di applicazione che grida vendetta al cielo consegnando all'UE il nostro destino. Quindi vogliamo i contingenti e la preferenza indigena. Prima viene la nostra Costituzione e poi i trattati internazionali. L'unico diritto superiore è il nostro, non quello europeo. E le cose che non sono compatibili con le nostre regole non vanno firmate. L'Unione Europea non può rispettare i valori importanti per noi. Difendere la sovranità significa fare in modo che le persone possano continuare a scegliere il proprio destino attraverso la democrazia. Il mostro burocratico-finanziario di Bruxelles pretende di schiacciare tutto, anche chi non fa parte come la Svizzera dell'UE. Ma noi non ci arrendiamo a questa logica e combatteremo fino alla fine. I greci ci stanno dimostrando che tenendo la schiena dritta si può ottenere ciò che si vuole.
E poi, tra le altre parole d'ordine, c'è l'opposizione all'accordo truffa tra Svizzera e Italia: il Ticino paga un prezzo enorme per fare un favore alla Confederazione e dell'Italia, dopo aver già pagato oltre 1 miliardo di franchi. Noi chiediamo che il Ticino venga risarcito da Berna con almeno 30 milioni all'anno. E su questo accordo abbiamo un'altra proposta a concreta e clamorosa che annunceremo sabato".
Perché allora unire l'elemento della festa a rivendicazioni politiche così rilevanti?
"Perché vogliamo anche sottolineare le cose belle che ci uniscono. A cominciare dai nostri valori. Noi siamo fieri e felici di essere ticinesi e svizzeri. E poi c'è anche l'elemento imprevisto della decisione storica presa dal Gran Consiglio questa settimana. Grazie all'iniziativa dei Verdi abbiamo inserito nella nostra Costituzione il principio dei salari dignitosi. In questa legislatura c'è chi nella Costituzione ci ha messo il moltiplicatore cantonale mentre noi ci abbiamo messo un principio universale: in Ticino non si possono pagare salari da fame! È una svolta storica per questo Paese: si tratta del primo passo concreto a favore del lavoro residente preso negli ultimi anni. Passo che dovrà essere completato da quanto deciso dal popolo il 9 febbraio. Abbiamo comunque dimostrato che se si vuole si possono davvero cambiare le cose. Quindi festeggiamo il fatto che se si vuole si può!".