Nell’incontro tra Burkhalter e il ministro degli Esteri italiano ha trovato spazio anche la misura ticinese. Ma alle dichiarazioni concilianti si affianca la nota della Farnesina che parla di “azioni e dichiarazioni a livello cantonale inaccettabili”

BERNA/ROMA – Sulla questione dei certificati penali per il rilascio o il rinnovo di permessi per frontalieri e dimoranti non ci sarà nessuna ritorsione o contromisura da parte di Roma. È quanto emerso per voce dello stesso ministro degli Affari Esteri italiano Paolo Gentiloni. Bagarre archiviata? Snì. A far da contorno alle dichiarazioni concilianti ci sono infatti alcuni se e ma.
La misura decisa dal Ticino, primo e solo cantone svizzero ad averla promulgata, aveva scatenato un certo malcontento, per non dire vere e proprie ire, soprattutto in Lombardia con alcuni parlamentari della regione che hanno presto girato la questione a Roma presentando un’interrogazione urgente al ministro degli Esteri in cui si chiedeva al Governo di intervenire “in questa situazione che appare un ingiustificato accanimento nei confronti dei cittadini e lavoratori frontalieri italiani”. Disapprovazione espressa poi anche dal Presidente della Regione Roberto Maroni. “Un’ostilità controproducente per lo stesso Cantone”, aveva commentato invocando un dietrofront del Ticino.
La questione è quindi finita sul piatto dei temi discussi durante l’incontro, tenutosi a Berna giovedì scorso, tra il ministro Didier Burkhalter e il suo omologo italiano per parlare dei rapporti tra i due Paesi. Un colloquio “cordiale e approfondito”, comunicava la Farnesina, in cui si è passato in rassegna “l’eccellente stato delle relazioni bilaterali tra i due Stati” e al cui margine Gentiloni ha assicurato l’intenzione di Roma, proprio per le intense relazioni tra i due Paesi, di prestare il fianco a Berna nelle discussioni in corso con Bruxelles sulla questione della libera circolazione, ma sempre, ha chiarito, rimando fedeli al principio cardine dell’Unione Europea.
Quando in ambito nazionale, quindi, i rapporti “vanno benissimo”. Si complicano, invece, entrando nel regionale. Burkhalter ha spiegato che il Governo federale non ha ancora contattato il Consiglio di Stato ticinese sulla problematica dei certificati penali. Mentre Gentiloni, come detto, ha dichiarato che Roma non prenderà contromisure sulla misura introdotta dal Ticino. Ma il provvedimento, ha specificato, rischia di suscitare reazioni negative nell’opinione pubblica italiana. Un fatto da scongiurare e che “ci sprona a rafforzare l'impegno bilaterale per dare una soluzione rapida e comune ai problemi dei frontalieri, in particolare per quanto attiene alla tassazione di questi lavoratori”.
Dichiarazioni concilianti a cui si è aggiunto però, dopo l’incontro, un sibillino paragrafo contenuto nella nota stampa rilasciata dalla Farnesina per riportare del colloquio tra i due ministri. “Nel corso delle discussioni e della conferenza stampa – si legge – il Ministro Gentiloni ha fatto riferimento ad azioni e dichiarazioni a livello cantonale svizzero sul tema dei lavoratori transfrontalieri inaccettabili e non in linea con l'eccellente stato dei rapporti tra i due Paesi, passibili di rendere meno agevole il sostegno che l'Italia intende fornire in ogni circostanza alla Svizzera”.