Dal prima al dopo 2007, le conseguenze della libera circolazione e l’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, il ministro del DFE commenta la situazione del mercato del lavoro e spiega i termini della clausola

BELLINZONA – “Nell’applicazione dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa, il Ticino aspira ora ad una clausola di salvaguardia che potrebbe essere compatibile con la libera circolazione”, così il ministro Christian Vitta in una intervista apparsa sabato sulla NZZ in cui è stato affrontato il tema del 9 febbraio.
Il commento del ministro del DFE muove dal 2007, da quale era, prima dell’entrata in vigore della libera circolazione, la situazione del mercato del lavoro. Allora, ha ricordato, i tassi di disoccupazione di Svizzera, Ticino e Lombardia erano, rispettivamente del 3,7%, 5% e 3,4%. “Dunque – aggiunge Vitta –, la Lombardia era la regione più virtuosa fra le tre. Negli anni successivi l’Italia è caduta in una profonda crisi economica, da cui deve ancora riprendersi malgrado i timidi segnali degli ultimi mesi e nel contempo, dopo il periodo transitorio, dal 2007 è entrata in vigore la libera circolazione della manodopera con la Svizzera”.
E si arriva all’oggi che vede la Lombardia confrontata con un tasso di disoccupazione quasi doppio rispetto a quello svizzero. “E dunque parecchio maggiore anche di quella ticinese. Particolarmente grave è la situazione della disoccupazione giovanile, nella fascia dai 15 ai 24 anni, che in Lombardia è del 31,2%, e ancora peggiore nel Piemonte, con il 42,2%”.
Perciò, commenta, “non sorprende che in questi anni i frontalieri siano saliti da 40'000 a oltre 60'000, in fuga dalla crisi economica delle due regioni, e rappresentino ormai un quarto dei dipendenti nel Cantone. Sempre più, ormai, frontalieri in posti di responsabilità anche minima, si trovano poi nelle condizioni di poter assumere a loro volta altri frontalieri”.
Obiettivo dell’Unione Europea con la creazione del mercato aperto interno, era “uno sviluppo armonico ed equilibrato della vita economica” così come “un alto grado di convergenza delle prestazioni economiche”, ricorda Vitta.
Ma la situazione odierna fornisce un altro quadro: “Purtroppo la libera circolazione, nelle regioni di frontiera come la nostra, non ha ottenuto la convergenza auspicata, ma piuttosto ha accentuato le differenze. Per di più, la rigida applicazione delle stesse regole su tutto il continente ha fatto mancare la possibilità di accordi pragmatici fra le regioni confinanti, senza pensare alle conseguenze, che nel Ticino hanno poi indotto il 68,2% dei votanti ad approvare l’iniziativa contro l’immigrazione di massa”.
Iniziativa messa ora in dubbio dalla riuscita di RASA, ma la cui applicazione è spesso stata definita come problematica, proprio perché in contraddizione con la libera circolazione.
Un aspetto che verrebbe meno, spiega Vitta, con la clausola a cui aspira il Ticino che sarebbe, appunto, compatibile con la libera circolazione. Per la sua definizione, annuncia inoltre il ministro, il Cantone ha già affidato uno studio all’Istituto della Scuola politecnica federale diretto dal Prof. Michael Ambühl.
“La clausola – spiega infine Vitta – verrebbe adottata solo per interventi mirati e temporanei in caso di situazioni straordinarie, come è quella attuale. I meccanismi non sarebbero collegati allo sviluppo dell’immigrazione, bensì a indicatori del mercato del lavoro quali i differenziali di stipendio medio, disoccupazione ILO, disoccupazione giovanile o costi della vita in regioni confinanti, non solo come sono ora tra Ticino e Lombardia e Piemonte, ma anche tra altri stati dell’Europa”.