POLITICA E POTERE
Il PPD punta sulle valli, presto una iniziativa popolare. Dadò: “La montagna è il nostro patrimonio, lo scriveremo nella Costituzione”
Da Cardada gli azzurri lanciano la strategia per la prossima legislatura. Tra i temi: di punta il rilancio delle regioni periferiche. Il capogruppo spiega il piano d'azione: “Per il bene del Ticino, periferia e città devono essere un binomio vincente"

CARDADA – Durante la giornata di lavoro e la conferenza stampa tenutasi oggi a Cardada, alla presenza anche del ministro Paolo Beltraminelli, del senatore Filippo Lombardi e del capogruppo Fiorenzo Dadò, il PPD ha comunicato la sua strategia per la prossima legislatura. Un luogo insolito per un appuntamento con la stampa, ma non scelto a caso: tra i vari obbiettivi che il partito perseguirà uno dei ‘campi di battaglia’ su cui intende concentrarsi sarà infatti il rilancio delle regioni periferiche.

Rilancio che verrà perseguito con azioni su un duplice fronte: da un lato, il lancio di una iniziativa popolare – la cui raccolta firme dovrebbe partire già nel corso dell’autunno – per iscrivere la montagna quale patrimonio culturale, storico ed economico nella Costituzione cantonale e, dall’altro, la presentazione di diversi atti parlamentari che portino a soluzioni in grado di favorire, concretamente, il ritorno di famiglie e aziende in valle. Approfondiamo quindi il ‘piano d’attacco’ con Fiorenzo Dadò, che lo ha illustrato durante la conferenza stampa.

Dadò, cominciamo dal tema: il rilancio delle regioni periferiche. Come mai ora?

“Il Ticino di oggi è disequilibrato e per puntare a un futuro prosperoso e positivo deve ritrovare il suo equilibrio. È come con gli anelli di una catena: bisogna andare a rinforzare i più deboli per tenere saldo l’insieme e la montagna e le regioni periferiche sono questi anelli. Non si parla qui, però, di contrapporre periferia e zone urbane. Al contrario, quello a cui noi puntiamo è avere un Ticino in cui queste siano un binomio vincente. Ed è nell’interesse di tutto il Cantone che anche le periferie siano vitali e propositive, per andare avanti uniti e in maniera equilibrata. Così si creeranno sicuramente nuove opportunità per il Ticino di domani. Questo è il principio con cui ci muoviamo”.

Non è forse anche un modo per porsi come alternativa a MontagnaViva e recuperare i voti della montagna?

“No. Qui il movimento di Mattei non c’entra. PPD e PLR sono gli unici partiti che danno per statuto deputati a tutti i distretti del Cantone, anche i più discosti. Lo stesso capogruppo dei popolardemocratici, io stesso, vengo da una di queste zone, la Valle Bavona. Credo che questo sia un segnale sufficiente: siamo sempre stati attivi e propositivi per quanto riguarda la montagna e le zone periferiche. Fa parte del nostro DNA. Non bisogna dimenticare, inoltre, che l’idea dell’iniziativa non è una novità: l’avevo già lanciata due anni fa in una intervista al Corriere del Ticino. Ora la concretizziamo e, rinnovo l’appello fatto oggi, tutti i gruppi politici e i movimenti che vogliono aderire e sostenere concretamente l’iniziativa per far decretare la montagna quale patrimonio di importanza cantonale sono i benvenuti”.

Prima di passare alle azioni che intendete adottare, le chiedo: quali sono i principali problemi da combattere delle regioni periferiche?

“Il problema è principalmente di attrattività. Il suo venir meno sta minando la sopravvivenza della montagna stessa perché assistiamo a un abbandono progressivo del territorio. Questo conduce a problemi di vario ordine (economico, sociale, ambientale, di sicurezza) che costeranno alla comunità parecchi milioni. Comunità sempre più piccole, per esempio, non saranno più in grado di gestire e mantenere il territorio. Cosa che già oggi accade e che viene spesso risolta dal volontariato; ma un domani? Bisognerà inviare delle persone appositamente con i costi aggiuntivi per la collettività che ne conseguono. Ci sono inoltre tutta una serie di leggi, soprattutto federali, che oggi impediscono o rendono difficoltosa la vita in montagna. Leggi che, adottate in maniera indiscriminata, sono sì positive in certi casi, ma che per altri si rivelano invece molto penalizzanti. Mentre si dovrebbe prevedere una adattabilità a seconda della regione”.

Qualche esempio?

“Pensiamo alla Lex Weber: va benissimo per le realtà per cui è stata pensata come St. Moritz e Zermatt, ma non altrettanto per Fusio, Bosco Gurin o Olivone. Pesa poi anche la legge sulla pianificazione e il conseguente dezonamento dei terreni edificabili, oppure la tassa di collegamento che vorrebbe essere applicata anche nelle valli, aspetto contro cui ci opponiamo, perché se in Città questa ha senso di esistere in quanto permette di ampliare il trasporto pubblico e ottenere quindi un corrispettivo per quanto pagato, la valle non avrebbe alcuna contropartita. C’è poi una legge forestale che risulta troppo restrittiva attorno ai nuclei e che andrebbe resa più consona alla realtà odierna. Per non parlare del burocratico PEIP che porterà alla rovina dei migliaia di rustici che si trovano al di fuori del perimetro designato. La nostra casa di montagna, il nostro rustico è un patrimonio storico e antropologico, va conservato: non possiamo permettere che vada in rovina il lavoro dei nostri avi. E, infine, in generale pesa il lento smantellamento di servizi federali e cantonali che si sta operando: penso alla posta, al trasporto pubblico, ma anche al mancato adeguamento delle telecomunicazioni, le delocalizzazioni di uffici e servizi”.

Veniamo quindi all’iniziativa popolare: l’idea è quella di iscrivere la montagna come patrimonio culturale, storico ed economico nella Costituzione cantonale, rimarcandone quindi l’importanza a livello cantonale e, in parte, federale. Guardiamo a un futuro in cui sia riuscita: de facto cosa comporterebbe?

“Nell’ottica del rilancio di queste regioni, chiarire nella costituzione che si tratta di un patrimonio identitario di tutti i ticinesi vuol dire fare e adeguare le leggi in questo senso, portandole a rispettare tale articolo. È la base che consente di partire per porre rimedio agli esempi che ho appena citato. Se la montagna è il nostro patrimonio storico e identitario è evidente che non si può semplicemente lasciar andare a ramengo i rustici. Inoltre, oltre alla raccolta firme, i ticinesi saranno poi chiamati a votare su questo aspetto e dovranno dire la loro. Se concorderanno, sarà quindi un atto politico molto forte, che imporrà di tener conto del nuovo articolo costituzionale nelle scelte future del Cantone. Un aspetto quindi, anche importante nell’ottica di favorire il reinsediamento nelle valli”.

Concludiamo quindi con il secondo filone d’azione: l’attività parlamentare dei popolar-democratici, è stato dichiarato di fronte alla stampa, si concentrerà sull’obiettivo di incentivare il ritorno di famiglie e aziende nelle valli. Come?

“Attraverso la presentazione di una serie di atti parlamentari, in buona parte già pronti e che presto presenteremo, che mirano in sostanza, attraverso misure concrete, a fare in modo che vuole abitare in valle possa viverci bene. E non si tratta, attenzione, di un discorso di sussidi o di aiuti finanziari, non è questo il nodo. Ma noi, ad esempio chiediamo il sostegno alle famiglie che vogliono stabilirsi nelle zone periferiche concedendo agevolazioni fiscali, la creazione di posti di lavoro delocalizzando i servizi dell’amministrazione pubblica, oppure ancora, sempre per le famiglie, l’accesso facilitato alle abitazioni primarie. Inoltre, ci impegneremo anche per la creazione di una commissione parlamentare per le zone periferiche, con dei deputati, quindi, che si occuperanno, come avvien per le altre, dei suoi problemi”.

ibi

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