A due giorni dalla mancata elezione di Norman Gobbi in Consiglio Federale, il ministro socialista torna sull'argomento puntando il dito contro quella che definisce "la retorica autolesionista del nostro Cantone"

BELLINZONA - Smettiamola di vestire i panni di Calimero: ne guadagneremmo in dignità e risultati concreti. A due giorni dalla mancata elezione di Norman Gobbi in Consiglio Federale, Manuele Bertoli dice la sua sull'argomento. Il Consigliere di Stato socialista, con un articolo apparso sulla Regione, si concentra in particolare sui rapporti tra il Ticino e Berna e su quella che definisce "la retorica autolesionista del nostro Cantone".
. "Sono anni - scrive Bertoli - che riecheggia continuamente nel nostro Cantone il leitmotiv secondo cui Berna non ci comprende e ci dimentica. E mentre questa canzone suona e risuona, adeguatamente riprodotta anche dai media di casa nostra, ci si scorda volentieri degli investimenti federali multimiliardari". Il direttore del DECS ricordai soldi investiti dalla Confederazione per AlpTransit, per il Centro nazionale di Tenero, per l'esercito, per la RSI, e via di seguito.
Ma soprattutto, Bertoli, si focalizza sull'accordo fiscale tra Svizzera e Italia: "Ci si dimentica anche - afferma - che per anni dal Ticino, con pretesti inconsistenti, si è fatto di tutto per sabotare un accordo fiscale tra Svizzera e Italia che nella sua prima parte ha prodotto il risultato appena pubblicato dai responsabili delle finanze di Roma e che per fortuna Widmer-Schlumpf e il Consiglio federale hanno sottoscritto. L’autodenuncia volontaria degli evasori d’Oltreconfine ha fatto infatti riemergere 41,5 miliardi di euro nascosti in Svizzera, ma soprattutto ha fatto in modo che circa 30 miliardi, ovvero 30'000 milioni di euro, continueranno a essere gestiti qui da noi in tutta trasparenza, generando lavoro e commissioni invece di partire per qualche paradiso fiscale lontano. Con questa prima parte dell’accordo l’Italia ha incassato qualche imposta sul riemerso e la Svizzera, soprattutto il Ticino, ha visto rimanere nelle nostre banche soldi puliti da gestire da parte di una piazza finanziaria che sa fare il suo mestiere e che deve imparare a farlo non solo con i soldi in nero".
"In attesa della nomina - conclude Bertoli - di un o di una ticinese in Consiglio federale come rimedio salvifico a tutti i problemi che avremmo con Berna, senza essere ingenui e continuando a lavorare sui singoli dossier, smettiamola una buona volta di indossare i panni di Calimero, ma soprattutto di usare questa tiritera per farci addirittura del male avversando cose che sono nel nostro interesse. Ne guadagneremmo in dignità e in risultati concreti".