All'indomani della decisione del Gran Consiglio che ha approvato il nuovo balzello, sui quotidiani tengono banco le critiche. Durissimo il Cdt: "Quella varata ieri altro non è che una multa a scopo punitivo, vestita in maniera un po’ goffa da tassa"

BELINZONA - È stato uno dei temi più caldi e controversi che ha segnato gli ultimi due anni dell'agenda politica cantonale. Ieri il Gran Consiglio ha detto sì, con parecchie riserve e mal di pancia, alla tassa di collegamento. Ma la partita è tutt'altro che chiusa. Ci sarà di sicuro un referendum e anche un ricorso appare scontato. Via politica e giudiziaria, dunque, per continuare ad opporsi al nuovo balzello voluto da Governo e Parlamento, del tutto indigesto al mondo economico e alla destra.
Intanto questa mattina sui quotidiani sono continuate le critiche. Corriere del Ticino e Regione, seppur da angolazioni completamente diverse, mettono in evidenza dubbi e controindicazioni della tassa promossa da Claudio Zali.
Il Corriere del Ticino affida alla penna di Gianni Righinetti un commento particolarmente severo: "Il balzello sui posteggi non è una bacchetta magica che sopprimerà tutte le code, mentre sarà una reale bacchettata per le aziende, i centri commerciali e i cittadini che dovranno versare al Cantone milioni di franchi. Soldi che non si generano dal nulla, ma che finiranno nel calderone del Cantone".
"Vien da dire - aggiunge il commentatore politico - che sono davvero lontani i tempi in cui i parlamentari leghisti picchiavano i pugni in aula per contestare l’azione ritenuta poco leghista dell’allora ministro Marco Borradori. Oggi, più che mai, li possiamo definire i tassaioli leghisti che fanno concorrenza al PS".
"Educare mettendo le mani nelle tasche - conclude Righinetti - non sembra essere un’azione particolarmente nobile. E come considerare, infine, lo zuccherino servito dai favorevoli? Dire che il balzello sarà attuato in prova per un periodo di tre anni, poi occorrerà fare il punto, sa di presa in giro. Quella varata ieri altro non è che una multa a scopo punitivo, vestita in maniera un po’ goffa da tassa".
Il vicedirettore della Regione Aldo Bertagni coglie invece lo spunto della tassa di collegamento per tornare all'alleanza tra Lega e UDC, cementata dalla recente candidatura di Norman Gobbi al Consiglio Federale. "La maggioranza parlamentare - scrive Bertagni - approva la tassa di collegamento, quella sui posteggi, voluta in primo luogo da Claudio Zali, consigliere di Stato ‘solo’ leghista, e votata ovviamente dall’intero gruppo parlamentare di riferimento. E i deputati Udc? Hanno votato contro, per questioni di principio perché sono contrari anche solo all’idea di nuovi ‘balzelli’ fiscali e a maggior ragione se travestiti da tassa causale. Una rondine non fa primavera, si dirà. Eccome no! In verità è uno stormo quello che da tempo vola nel cielo democentrista esattamente controcorrente, o se volete dalla parte opposta e ostinata a quella della Lega".
"La Lega - aggiunge Bertagni - svolazza come un’ape di fiore in fiore (elettorale) e l’Udc ticinese ha perso da tempo la voglia di starle dietro. E chissà Gobbi, ‘ministro bicolore’, dove si situa. Alla fine, magari, i due partiti si uniranno davvero senza per questo avvertire il bisogno di raccontarci su cosa e perché. Finché avranno consensi e potere, del resto, chi glielo fa fare? La democrazia, si dice, richiede responsabilità. È così senz’altro, ma in questi fragili e incerti tempi è già molto se riescono a garantirci un po’ di sicurezza, o no? E poi il mondo è così complicato... Che bisogno c’è di spiegare il perché e percome, magari argomentando i contenuti? Quindi, vien da sé, lasciamoli lavorare… in perfetta incoerenza".