POLITICA E POTERE
I "peccati" della sinistra, Bertoli replica a Biscossa: "Prima di autoflagellarci consideriamo che se noi tiriamo da una parte a tirare dall'altra c'è parecchia gente che ha un'altra visione del mondo che promuove attivamente. Ma noi le paure dei cittadin
Il ministro: "In democrazia quando il consenso va ad altri è doveroso interrogarsi a fondo sul perché questo succede, ma è anche importante riconoscere che, salvo nei casi in cui vi è una manifesta manipolazione del confronto democratico, gli elettori fanno le loro scelte sapendo perché lo fanno”
BELLINZONA - A sinistra abbiamo peccato di arroganza... “Non abbiamo saputo proporre progetti credibili, capaci di dare speranza. E così facendo abbiamo lasciato campo libero ad altri nel confezionare soluzioni e dare spiegazioni sulle cause del crescente malessere sociale…”. Venerdì scorso l’ex presidente del Partito socialista, Anna Biscossa, ha tracciato su LaRegione una severa analisi della politica perdente della sinistra, prendendo spunto dalla vittoria di Donald Trump e spaziando dal mondo al Ticino
).

Oggi, sempre su LaRegione, le risponde il ministro Manuele Bertoli, che è stato suo successore alla guida del PS. Per Bertoli l’analisi di Biscossa un po’ troppo severa. Ecco alcuni passaggi dell’opinione del consigliere di Stato, che potete leggere integralmente sul quotidiano. Dopo aver tracciato una breve analisi del “corso neoliberista” avviato in Europa e negli USA sul finire degli anni 70, passando per la caduta del muro di Berlino, Bertoli scrive: “Non credo sia vero, almeno in Svizzera e in Ticino, che la sinistra non abbia saputo ascoltare le paure dei cittadini o abbia smesso di raccontare la verità sui temi degli effetti del neoliberismo, cercando di coinvolgerli direttamente. In un Paese nel quale è possibile chiamare le persone a votare, la sinistra lo ha fatto numerose volte anche in relazione a problemi connessi con questi effetti”.

E cita alcuni temi: le “sottrazioni di risorse fiscali a favore di pochi e a scapito di tutti gli altri (…), le numerose battaglie per migliorare o non peggiorare il diritto del lavoro (…), le trasformazioni del servizio pubblico (mercato elettrico, servizi postali, privatizzazioni)”.

Non tutto, spiega, è stato portato davanti al popolo: “(non i pacchetti fiscali masoniani, non la disastrosa riforma federale sul finanziamento degli ospedali per fare solo due esempi), ma i cittadini sono stati e sono tuttora da noi ripetutamente coinvolti a livello federale, cantonale e locale su scelte politiche connesse con questi temi importanti per il loro futuro e per la loro quotidianità”.

Qualche volta la spuntiamo, qualche volta no, scrive il ministro, “forse per una mobilitazione insufficiente, forse per altre ragioni, ma la storia mostra che, almeno da noi, le paure dei cittadini la sinistra le ha ascoltate e le ascolta”.

Tante occasioni, insomma, “in cui la nostra analisi sugli effetti del neoliberismo è stata raccontata più e più volte e continua ad essere raccontata. Se poi non è stata e non viene creduta sarà anche responsabilità nostra, sarà anche una questione di comunicazione (come si ama dire oggi), sarà quel che sarà, ma senza eludere quel che va migliorato nel nostro campo politico, prima di autoflagellarci non perdiamo di vista il fatto che se noi tiriamo da una parte, a tirare dall’altra c’è parecchia gente che ha un’altra visione del mondo che promuove attivamente e che di questi tempi purtroppo i cittadini sembrano preferire, sapendo cosa scelgono, perché sono anni che il prodotto di queste scelte è ben conosciuto”.

In democrazia quando il consenso va ad altri, conclude Bertoli, è doveroso interrogarsi a fondo sul perché questo succede, “ma è anche importante riconoscere che, salvo nei casi in cui vi è una manifesta manipolazione del confronto democratico, gli elettori fanno le loro scelte sapendo perché lo fanno”.

“Rimbocchiamoci quindi certamente le maniche (…), se possibile lavoriamo con maggiore unità tra i vari partiti e organizzazioni che compongono il nostro campo, cerchiamo gli strumenti per spiegare con maggiore efficacia le nostre ragioni e continuiamo le nostre battaglie di sempre, che non abbiamo mai abbandonato”.

Red

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