POLITICA E POTERE
Boom di suicidi assistiti in Svizzera. In un anno +35%. Cavalli: "Una legislazione più permissiva non fa che aumentare le possibilità di scelta di una persona"
L'oncologo, dopo il caso di Montebelluna, si esprime anche sulla sedazione letale: "Da noi le leggi precisano chiaramente che si può porre fine alla vita di un malato in modo che non debba continuare a soffrire inutilmente. E capita abbastanza spesso"
© Ti-Press / Sara Solcà
BELLINZONA - Tra suicidio assistito e sedazione terminale. Franco Cavalli dice la sua sul dibattito che sta infiammando il Ticino in queste ultime settimane.

 

Lo spunto dell'intervista con l'oncologo, arriva ancora una volta dall'Italia. Un nuovo caso infatti, dopo quello di Dj Fabo, ha guadagnato i riflettori della cronaca italiana. A Montebelluna Dino Bettamin, macellaio malato di sla, ha avuto accesso alla sedazione terminale. E in un Paese con leggi restrittive come quelle della vicina Penisola, in molti hanno strillato (a sproposito) all'eutanasia.

 

"Un caso come quello di Montebelluna - ha dichiarato da canto suo Cavalli al Caffè - da noi non avrebbe acceso alcun dibattito. Perché la sedazione terminale è una pratica permessa. Da noi le leggi precisano chiaramente che si può porre fine alla vita di un malato in modo che non debba continuare a soffrire inutilmente. E capita abbastanza spesso".

 

Cavalli, ai microfoni del domenicale, commenta anche il forte incremento del ricorso al suicidio assistito nel nostro Paese. Solo dal 2014 al 2015 il numero di persone che anno scelto la "dolce morte" è aumentato del 35%.

 

"Questi dati - ha risposto Cavalli - per me dimostrano semplicemente come una legislazione più permissiva non fa che aumentare le possibilità di scelta di una persona - osserva Cavalli -. Chi se la sente di affrontare un percorso terapeutico fino in fondo, sceglie di curarsi ed è pronto a soffrire anche se ha poche speranze di cavarsela. Chi, invece, non ha questo coraggio e sa, oltre ogni ragionevole dubbio, che i suoi giorni sono contati, sceglie un’altra strada. Dignitosamente".

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