POLITICA E POTERE
Dadò: "La politica e le porte che sbattono: mancano generosità e umiltà"
Il presidente del PPD: "Osservare la reazione di alcuni giovani che gettano la spugna per un nonnulla e rinnegano con frasi sprezzanti il gruppo che li ha accolti, riempire il cuore di tristezza"

di Fiorenzo Dadò*

In tutte le attività per raggiungere un obiettivo e il successo vi devono essere alcuni ingredienti, senza i quali anche i migliori propositi sono destinati a fallire. Tra questi troviamo la generosità e l’umiltà, quest’ultima merce tanto rara quanto decisiva.

Una strada in salita

Occuparsi della Cosa pubblica è sempre più difficile, anche se potrebbe non sembrare. Per portare a termine un progetto occorre convincere con pazienza una maggioranza; spesso si tratta di un lavoro estenuante e ci vogliono anni. Occuparsi di politica è come percorrere un sentiero in salita e pieno di ostacoli, sul quale si sperimenta facilmente l’amarezza della delusione e dell’ingratitudine. Questo sgradevole sentimento di fallimento fa male a tutti e può venir superato solo se a prevalere sono gli ideali e degli obiettivi chiari. Per questo, osservare la reazione di alcuni giovani che gettano la spugna per un nonnulla e rinnegano con frasi sprezzanti il gruppo che li ha generosamente accolti fino adesso, non può che riempire il cuore di tristezza. Non tanto per il gesto di spregio nei confronti degli amici, ma per l’illusione e la delusione alla quale vanno incontro.

Il rumore delle porte sbattute

Fabio Pontiggia, sul Corriere del Ticino, scrive: alcuni volti nuovi, abituati fin dall’inizio della loro avventura ad essere osannati e coccolati (…), abituati cioè ad essere sempre vincitori e sulla cresta dell’onda, si indispettiscono e quasi si offendono alle prime avversità. Si sentono incompresi e se la prendono con il partito che non decide e non agisce come loro vorrebbero (…) costoro se ne vanno sbattendo la porta e facendo proclami ai quattro venti.

QUELL’INSAZIABILE IMPAZIENZA

Andrea Leoni, per contro, su Liberatv.ch rincara la dose: ciò che emerge in generale dalla vita politica è l’assoluta incapacità di anteporre il bene del gruppo alle ambizioni dei singoli. La sconfitta - qualunque sconfitta, non solo quelle elettorali - non è più un naturale, e quasi necessario, passaggio della carriera di un politico, ma un punto che porta all’abbandono. Le carriere sono fulminanti e scandite da un’insaziabile impazienza.

Tanti giovani sono d'esempio

Nel PPD ci sono parecchi giovani che, nonostante le delusioni, non hanno mai sbattuto le porte, ma continuano a lottare per gli ideali in cui credono, ottenendo alla fine e con pazienza dei risultati. Tra questi, vi è ad esempio Giorgio Fonio, uno tra i politici più apprezzati dai ticinesi. Fonio, che non ha avuto nessuno a spianargli la strada, prima di venire eletto in Parlamento e quindi affiancarmi alla conduzione del Partito, è stato ben due volte candidato al Gran Consiglio senza essere eletto, una volta al Consiglio comunale di Chiasso rimanendone escluso e una volta al Consiglio Nazionale, dove subì un umiliante risultato. Ma come lui ce ne sono diversi altri. Tanto per fare qualche esempio, penso a Maurizio Agustoni, Marco Passalia, Sabrina Gendotti, Nicolò Parente, Stefano e Sara Imelli, che non hanno sbattuto le porte di fronte alle difficoltà ma hanno continuato con pazienza a lavorare in gruppo e per ciò in cui credono. È di giovani politici come loro, che lavorano con umiltà e generosità senza pretese, che la nostra società ha bisogno.

*Articolo pubblicato sull'ultimo numero di Popolo e Libertà

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