POLITICA E POTERE
AITI e Camera di commercio affondano il piano del Governo: "Profonda preoccupazione"
Per AITI e la Cc-Ti "manca una visione d'insieme a lungo termine" e richiedono ulteriori riflessioni
TIPRESS

BELLINZONA – L’Associazione industrie ticinesi (AITI) e la Camera di commercio, dell’industria, dell’artigianato e dei servizi del Canton Ticino (Cc-Ti) esprimono “profonda preoccupazione” per le misure presentate dal Consiglio di Stato sull’attuazione delle iniziative popolari legate ai premi di cassa malati.

Per le due associazioni economiche, il problema è soprattutto politico e strategico: “manca una visione d’insieme”, proprio mentre, sostengono, “urgono riforme in materia di sanità”.

AITI e Cc-Ti riconoscono le difficoltà del Governo, chiamato a muoversi in una situazione finanziaria delicata e a dare seguito a decisioni popolari con costi importanti. Ma proprio per questo, osservano, le soluzioni dovrebbero essere “solide, sostenibili e inserite in una visione chiara e a lungo termine”, elemento che secondo loro nelle proposte presentate oggi non emerge.

Nel mirino finisce soprattutto l’assenza di indicazioni concrete sul finanziamento delle iniziative una volta entrate pienamente a regime. Per le associazioni si tratta di un punto decisivo, che “non può essere rimandato”. Pur dichiarando il “massimo rispetto del voto popolare”, AITI e Cc-Ti ribadiscono che ogni iniziativa dovrebbe trovare “una copertura finanziaria credibile prima di essere applicata”.

Le due organizzazioni si dicono inoltre contrarie a qualsiasi aumento delle imposte. Un aggravio fiscale, avvertono, “non è una soluzione sostenibile” e rischia di “indebolire il tessuto economico cantonale in un contesto già turbolento”. Non solo: qualora si andasse in quella direzione, AITI e Cc-Ti fanno sapere di essere pronte a sostenere eventuali promotori di campagne referendarie.

Tra gli elementi positivi, le associazioni segnalano però la scelta del Governo di rivedere il metodo di calcolo dell’incidenza del 10% dei premi di cassa malati, passando dal Premio medio di riferimento al premio medio effettivamente pagato. Una modifica che, secondo loro, “avvicina il modello alla realtà” e contribuisce a rendere l’intervento più mirato ed efficiente, riducendone anche l’impatto complessivo.

Per il resto, le perplessità restano. AITI e Cc-Ti chiedono ulteriori riflessioni, in particolare sulla necessità di una riforma del sistema RIPAM, adattando il calcolo dei sussidi alla reale capacità lavorativa dell’assicurato e non soltanto al reddito effettivo. Allo stesso modo, ritengono fondamentale introdurre per i beneficiari di sussidi l’obbligo di scegliere la cassa malati più conveniente, misura che a loro avviso permetterebbe di generare risparmi concreti.

Sul fondo resta però quella che le due associazioni considerano la vera questione irrisolta: il costo della sanità. Secondo AITI e Cc-Ti, non bisogna più “agire sui sintomi”, ma affrontare “le cause profonde” di una spesa che, senza correttivi incisivi, continuerà a crescere anche nei prossimi anni.

Da qui l’appello finale alla politica. Per le associazioni serve “una svolta coraggiosa per risanare il sistema”, mettendo da parte interessi elettorali e guardando al bene comune. Il Cantone, concludono, ha bisogno di “una visione chiara e di riforme incisive”: continuare con misure temporanee significa soltanto rinviare e aggravare il problema. In questo quadro, assicurano, “l’economia è pronta a fornire il proprio contributo costruttivo”.

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