POLITICA E POTERE
Imbrigliare UBS, giusto o sbagliato? Tre domande a Pierre Rusconi
"Mi auguro che prevalga una linea capace di garantire, al tempo stesso, sicurezza per la Svizzera e redditività per chi ha investito nella banca"
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Pierre Rusconi, alla luce della sua lunga esperienza nel settore finanziario, come giudica la decisione del Consiglio federale di confermare la linea di rigore su UBS attraverso la riforma ‘to big to fail’? Non si rischia, mettendo dei lacci eccessivi - in particolare la copertura con capitale proprio delle attività delle filiali estere - di compromettere la capacità concorrenziale della banca sul mercato globale?
"Dopo le numerose vicissitudini del mondo finanziario internazionale, Svizzera inclusa, la tutela dei governi e degli azionisti è divenuta una priorità. Le modalità con cui applicare maggiori controlli sono tema discusso e controverso.
Nel caso UBS, la questione inerente alle filiali estere è emblematica, se si tiene conto che l’attività si estende in 50 Paesi, con oltre 200 tra sedi, filiali e partecipazioni. La copertura integrale tramite capitale proprio diventa onerosa e rischia di compromettere l’attrattività dell’istituto".

La critica principale alla linea della ministra Karin Keller Sutter riguarda il fatto che le norme di controllo sull’attività bancaria esistono già  e sono sufficienti, e che il tracollo del Credit Suisse è stato causato dalla mancata sorveglianza da parte della FINMA. Insomma, UBS pagherebbe oggi il costo di una carenza di controlli da parte dell’autorità di sorveglianza sui mercati finanziari. Lei che ne pensa?
"UBS si è fatta carico di “salvare” Credit Suisse, dando così un contributo alla piazza finanziaria svizzera, e ora si trova, suo malgrado, a dover pagare le mancanze pregresse del sistema di sorveglianza. Ci si può chiedere se non fosse praticabile un’altra via per mantenere in vita Credit Suisse, garantendo così un maggiore equilibrio del sistema bancario, oggi ridotto a un solo attore internazionale".

C’è anche, come l’avvocato Carlo Lombardini, docente di diritto bancario all’Università di Losanna, chi teme che indebolire la redditività di UBS potrebbe compromettere la sua capacità creditizia, di sostegno all’economia. E anche che ritiene che, in fin dei conti, sarebbe un bene per la nostra economia se UBS decidesse di lasciare la Svizzera. La sua opinione?
"Tenendo conto che l’80% degli azionisti UBS è straniero, i 3 miliardi di costi aggiuntivi per implementare e mantenere le misure richieste andrebbero a gravare sui risultati, con il disappunto di chi ha investito nella banca svizzera per antonomasia.
Il fatto di rimanere o meno in Svizzera è una scelta economica e reputazionale che potrebbe creare al nostro Paese problemi occupazionali e fiscali. Mi auguro che prevalga una linea capace di garantire, al tempo stesso, sicurezza per la Svizzera e redditività per chi ha investito in UBS".

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