POLITICA E POTERE
Gobbi sui ristorni: "Se cambiano le regole, cambiano gli importi"
Il ministro leghista tira una stoccata anche alla Confederazione: "Berna ha lasciato il Ticino da solo a difendere i propri interessi.

BELLINZONA - "Il Consiglio di Stato ha sospeso cautelativamente una parte dei ristorni per difendere gli interessi del Ticino, non certo quelli dei frontalieri. La domanda da porsi è la seguente: è giusto che il Ticino continui a versare milioni all'Italia mentre la controparte non rispetta le regole del gioco? Ognuno dia la risposta che ritiene corretta, ma per me è chiaro: se cambiano le regole, cambiano anche gli importi".

Norman Gobbi interviene stamane sulla decisione politica che sta infiammando la già torrida estate ticinese. Il ministro leghista ha detto la sua dalle colonne del Mattino della Domenica. E le sue parole lasciano intendere quale sia la strategia del Governo e il vero obbiettivo che intende conseguire. Non tanto far retrocedere l'Italia dall'introduzione della contestata tassa sulla salute per i frontalieri, quanto cercare di ottenere più soldi. 

Il Consigliere di Stato si richiama alla perizia del professor Peter Hinny, commissionata dal Governo, in cui si afferma che il contributo sanitario previsto dalla normativa italiana ha le caratteristiche di una vera e propria imposta. "Sulla base di questa perizia l'Italia finirebbe per incassare più di quanto previsto dagli accordi internazionali. Non possiamo fare finta di niente. Se qualcuno introduce nuovi prelievi aggirando gli impegni sottoscritti, il Ticino ha il dovere di reagire e di tutelare i propri interessi".

Infine, il ministro leghista non manca di dare una stoccatina alla Confederazione: "Se oggi il Ticino è costretto ad adottare una misura cautelativa è perché, fin dall'inizio, Berna ha preferito lasciar correre nonostante si profilasse una palese violazione dell’Accordo fiscale. Il Consiglio federale avrebbe potuto intervenire già quando è stata introdotta la norma che apriva la strada alla tassa sulla salute. Invece ha scelto di non reagire, lasciando il Ticino da solo a difendere i propri interessi".

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