L'avvocato giudica quanto scritto dal collega "inaccettabile siccome basato su fatti errati e con affermazioni false"

L’avvocato Renzo Galfetti, consulente legale del consigliere di Stato Norman Gobbi, replica dalle colonne de laRegione all’intervento pubblicato ieri dall’avvocato Emanuele Stauffer, che aveva invitato tutti i membri del Consiglio di Stato a «farsi da parte», contestando a ciascuno comportamenti che, a suo giudizio, dimostrerebbero una statura non adeguata alla carica.
Galfetti interviene esclusivamente sulla parte riguardante Norman Gobbi, giudicando quanto scritto da Stauffer «inaccettabile siccome basato su fatti errati e con affermazioni false».
Il primo punto riguarda l’incidente stradale che aveva coinvolto Gobbi. Stauffer aveva scritto che «un direttore del Dipartimento delle istituzioni fermato dopo un incidente si sottopone al test come qualunque cittadino: subito, senza che occorrano due ore e senza che manchi il prelievo». Galfetti contesta innanzitutto la ricostruzione: Gobbi, sostiene, non fu fermato dalla polizia, ma fu lui stesso a chiamarla e si sottopose non a uno, ma a due test. Secondo il legale, la successiva inchiesta giudiziaria avrebbe accertato che il comportamento del consigliere di Stato fu «ineccepibile, impeccabile, da tutti i possibili punti di vista».
La seconda contestazione riguarda il progetto di riassetto del governo. Stauffer aveva criticato Gobbi perché, pur essendo coinvolto nelle vicende oggetto dell’inchiesta per presunto favoreggiamento – precisando che non era imputato – avrebbe costruito insieme a Claudio Zali un riassetto «cucito sulla propria vicenda giudiziaria», presentandolo inoltre come cosa fatta prima della decisione collegiale. Per Stauffer, le successive scuse di Gobbi per l’«errore di comunicazione» non risolvevano il problema: «L’errore non era la comunicazione. Era la sostanza».
Galfetti respinge anche questa lettura. Gobbi, afferma, «non è mai stato “al centro dell’inchiesta”», ma è stato la vittima di un incidente provocato da terzi e successivamente di una «virulenta campagna politico-mediatica basata sul nulla». Il legale ricorda inoltre che l’inchiesta penale prese avvio da una lettera anonima che, a suo giudizio, conteneva falsità e calunnie nei confronti di Gobbi oltre a violazioni del segreto d’ufficio. Galfetti aggiunge di confidare nell'identificazione dell'autore e afferma di avere «il dubbio sia un politico di primo piano», precisando che sulla questione è pendente un procedimento penale.
Quanto al riassetto dei dipartimenti, Galfetti nega che fosse costruito attorno a una vicenda giudiziaria di Gobbi, sostenendo che non vi fu alcun procedimento a suo carico. Il progetto, spiega, era stato pensato sia come riorganizzazione delle competenze sia per «sedare le persistenti e virulente polemiche mediatico-politico-elettorali» mentre era ancora pendente il procedimento contro i due agenti, successivamente assolti.
La replica si conclude con un'ulteriore stoccata: secondo Galfetti, quella stessa «virulenza» politica e mediatica sarebbe proseguita spostando poi il proprio bersaglio «su altra persona», nell'ambito di quella che definisce una «bizzarra strategia elettorale», continuando tuttavia, a suo giudizio, a tirare in ballo Gobbi «a sproposito».