POLITICA E POTERE
Lezioni di nuoto, tre deputati contro la protesta dei docenti: “La sicurezza non è un gioco”
Rusconi, Piccaluga e Bühler interrogano il Governo: “Una divergenza organizzativa non può avere conseguenze sugli allievi”
TIPRESS/AGOSTA

BELLINZONA – La protesta dei docenti di educazione fisica di alcune scuole cantonali di Bellinzona approda in Gran Consiglio. Il deputato liberale radicale Patrick Rusconi, insieme al coordinatore della Lega Daniele Piccaluga e al capogruppo UDC Alain Bühler, ha presentato un’interrogazione al Consiglio di Stato sulla decisione degli insegnanti di non accompagnare provvisoriamente le scolaresche al Bagno pubblico durante le prime settimane di settembre.

A riferirne è oggi laRegione. All’origine della vertenza vi è la nuova procedura introdotta da Bellinzona Sport, che impone alle scolaresche di entrare e uscire dalla struttura esclusivamente attraverso la cassa centrale, rinunciando ai diversi cancelli laterali utilizzati in precedenza.

Una misura adottata per ragioni di sicurezza e già applicata, secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, anche nelle strutture di Lugano e Locarno. I docenti avevano chiesto una deroga, sostenendo che la nuova procedura avrebbe complicato l’organizzazione delle lezioni e i tempi di spostamento degli allievi.

La risposta di Rusconi e dei due cofirmatari è particolarmente dura. “La sicurezza non è un dettaglio né un gioco, nulla può essere lasciato al caso, tanto meno quando si tratta della vigilanza su gruppi di minorenni in un ambiente acquatico”, scrivono. “Chi antepone la propria comodità a tale principio viene meno, a nostro avviso, ai doveri più elementari della propria funzione”.

Ai tre deputati non va giù che “una parte del corpo insegnante abbia scelto, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, di venir meno ai propri doveri di accompagnamento e vigilanza degli allievi”, reagendo in questo modo al mancato accoglimento della richiesta di deroga.

Nell’interrogazione viene chiesto al Governo se la sicurezza dei ragazzi che frequentano le scuole cantonali non debba essere considerata “un bene da tutelare di primaria importanza” e in quale misura la nuova organizzazione comprometterebbe realmente lo svolgimento delle lezioni di educazione fisica.

Rusconi, Piccaluga e Bühler domandano inoltre se sia corretto che “un problema organizzativo interno o una divergenza tra le parti possa sfociare in una forma di protesta con conseguenze dirette sugli allievi”. Chiedono poi perché a Bellinzona dovrebbe essere applicata una procedura diversa rispetto a quelle in vigore da anni a Lugano e Locarno.

Infine, i tre granconsiglieri vogliono sapere se siano state esaurite tutte le possibilità di dialogo e mediazione e se il Consiglio di Stato abbia autorizzato questa forma di protesta, attuata – sottolineano – “a scapito degli allievi”.

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