ANALISI
Brissago: Claudio Zali salvaci tu! Sia lodato l'interesse del ministro per un gioiello abbandonato. Subito i 30 all'ora in paese
L'ANALISI - "Tardivamente ma finalmente qualcosa si muove e si accende la luce su una situazione intollerabile che ha fatto di Brissago la Cenerentola del Locarnese"

di Marco Bazzi

BRISSAGO – Sia lodato l’interesse dimostrato per Brissago dal ministro Claudio Zali, che prossimamente – come ha scritto il Giornale del Popolo - si recherà in visita nel paesino di confine per verificare la situazione del traffico.

La gente di Brissago, compreso chi scrive, da quella visita si attende finalmente qualcosa di concreto.

Tutto nasce da una recente mozione socialista, accolta dalla commissione edilizia del Comune, che ha riacceso la luce su "uno dei grossi problemi di Brissago", che è appunto quello del traffico di transito. Mozione a cui il municipale Mauro Martinetti ha dato seguito.
Questo paesino, caro a Dio che ne ha fatto un gioiello naturale, è da troppi anni trascurato dagli uomini e dalla politica. Molto tempo fa il nucleo è stato sventrato in modo vergognoso per far posto alla strada cantonale. E da una parte e dall’altra sono sorte case brutte. Ma proprio brutte. Anzi, bruttissime.

Sempre in quegli anni, a Brissago sono state rase al suolo senza colpo ferire bellissime ville storiche, due su tutte: villa Piotti, sul lago, e l’abitazione di Ruggiero Leoncavallo. Nemmeno la casa dell’autore dei Pagliacci ha resistito alla speculazione, e alla miopia degli amministratori di allora.
Non parliamo del Grand Hotel, che qualche anno dopo ha lasciato spazio a un anonimo casermone che ha l’aria di essere sempre mezzo disabitato.

Intanto, mentre Ascona proteggeva il suo nucleo dal traffico di transito con la galleria di Moscia, mentre Minusio e Muralto venivano sgravati grazie alla Mappo-Morettina, e Tenero e Gordola grazie alla superstrada, Brissago è rimasto l’unico paese del Locarnese (se si eccettua Ronco, che però vive soprattutto di collina) ad essere attraversato da un’arteria di transito internazionale. Nel cuore del paese passano camion, camper, corriere, quelli che vanno al mercato di Cannobio e, ogni giorno, migliaia di frontalieri. Avanti e indietro.

La situazione non è nuova, anzi, sono anni che si attende uno squillo di tromba. Ma nessuno ha mai fatto nulla. Non diciamo che adesso bisogna mettersi in fretta e furia a costruire una galleria tra Porto Ronco e la dogana. Sarebbe chieder troppo. Bisognava pensarci anni fa.

Diciamo però che gli amministratori comunali dovevano svegliarsi da tempo e alzare la voce con chi bisognava alzarla, o pretendere, o imporre, misure semplici, come il limite dei 30 chilometri all’ora. Perché il nucleo di Brissago manca di ogni e qualsiasi protezione, di ogni e qualsiasi elemento di moderazione del traffico, e tutte le volte che attraversi la strada per andare dal panettiere o dal macellaio rischi di essere travolto da automobilisti arroganti e spesso distratti che non pensano minimamente di stare attraversando un centro abitato.
Questo è un discorso di educazione stradale e va al di là dei limiti di velocità. Ma di educazione, sulle strade e non solo, ce n’è sempre meno. E quindi bisogna fare qualcosa.

Che dire, infine? Ci si attende da Zali un segnale forte, di quelli che sa dare lui, e che chieda ai funzionari del suo Dipartimento di fare qualcosa di concreto – senza troppi gruppi di studio che rendono biblici i tempi di intervento - per sottrarre Brissago al destino di Ceneretola a cui è finora stato condannato. Prima di tutto, ci permettiamo di dirlo, va fatta la cosa più semplice: introdurre il limite di 30 all’ora dall’entrata all’uscita del paese. Subito.

 

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