Pier Paolo Pasolini, il 19 gennaio 1975, scriveva sul Corriere della Sera una riflessione in cui si opponeva alla legalizzazione dell'aborto. Ne riporto alcuni stralci perché - al di là di ciò che si pensi dell'aborto - si tratta di parole che a distanza di oltre quarant'anni sembrano essersi perfettamente realizzate, nei concetti di fondo. "Ma questa libertà del coito della "coppia" così com'è concepita dalla "maggioranza" - questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi - da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, ha cambiato la loro natura. Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un'ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. Insomma, la falsa liberalizzazione del benessere, ha creato una altrettanto e forse più insana che quella dei tempi della povertà".