Analisi
05.07.2019 - 11:000
Aggiornamento : 13:24

Federali 2019. Congiunzione PLR-PPD: se non la fanno sono matti

Non esistono fondate controindicazioni per non stipulare un’alleanza che consisterebbe a liberali e pipidini di giocare un ruolo da protagonisti alle prossime elezioni

di Andrea Leoni

Poche balle, la congiunzione delle liste per il Nazionale su cui stanno lavorando i vertici di PLR e PPD, è una soluzione ovvia nel quadro politico che si sta delineando. In una competizione elettorale in cui destra e sinistra hanno saggiamente deciso, apparentandosi, di indossare le scarpette da ginnastica per ambire al massimo risultato possibile, non si capisce il motivo per il quale i partiti di centro dovrebbero fare la corsa con gli scarponi.

Non esistono infatti serie e fondate controindicazioni per non stipulare un’alleanza che consentirebbe a liberali e pipidini di giocare un ruolo da protagonisti alle prossime elezioni Federali, accrescendo di molto la possibilità di mantenere quattro seggi al Nazionale (a vantaggio del PPD, che altrimenti rischia grosso) e al contempo fortificando il ticket per gli Stati Lombardi-Merlini (a vantaggio del PLR, privo di un candidato uscente). Per elettori, queste due forze, rappresentano infatti la prima area politica del Cantone. Perché negarsi questo titolo, lasciando alla destra e (forse) alla sinistra i primi due posti sul podio? Perché condannarsi a contare meno? Non ha senso.

Si dirà che è un matrimonio d’interesse e - se son rose fioriranno - lo sarà. Esattamente come lo sono gli altri. Lega e UDC, così come PS, Verdi e Forum Alternativo, non si sono congiunti per simpatia, ma per conquistare più seggi, cioè poltrone. Risulterà cinico come discorso, ma le seggiole sono lo strumento essenziale per promuovere un’azione politica nelle istituzioni: senza, non si può fare.

Le affinità tematiche tra PLR e PPD, non sono certo inferiori a quelle sancite nei patti della destra e della sinistra. Lo stesso dicasi per le differenze. Certo, liberali e pipidini portano in dota una rivalità storica, ma avvitarsi  sulle antiche divisioni è solo un ruminare ideologico che, peraltro, non appartiene alla cultura centrista i cui i pilastri sono piuttosto il metodo e il pragmatismo.

L’impressione è che in tutta questa mega discussione, tra molta teoria e troppa prudenza, ai due partiti manchi soltanto un po’ di coraggio e di agilità mentale per compiere con serenità un passo che è solo logico. Devono semplicemente slacciarsi quella camicia di forza che ha ingessato per decenni i partiti storici facendogli perdere una montagna di consensi. 

La congiunzione delle liste non è poi una scelta politica così “compromettente” da un punto di vista identitario o valoriale. Non parliamo di liste uniche o, peggio ancora, di fusioni: ognuno continuerà a votare per il suo partito. È soltanto una scelta tattica - da cui si potrà facilmente retrocedere, in caso d’insoddisfazione - per affrontare, debitamente attrezzati, un confronto su uno scacchiere le cui dinamiche di gioco sono sostanzialmente dettate dai mutamenti della società. Il mondo cambia.

Del resto, per accorgersene, basta osservare le nuove leve di PLR e PPD: a torto o a ragione per i giovani liberali e pipidini le dispute che hanno segnato la vita dei due partiti, semplicemente, non esistono. E questo è un fattore che solo il fanatismo dei puristi o l’egoismo dei vecchi può ignorare. Se a un ragazzo gli vai a parlare di clericalismo o di primato dello Stato, quello o non capisce o si mette a ridere. Siamo già molto oltre. E chi non lo comprende ricorda un po' quei giapponesi nella giungla che continuavano a combattere una guerra a cui la Storia aveva già posto fine da un pezzo.


Come ogni svolta, se questo accordo andrà in porto, genererà qualche legittima gastroenterite, come del resto accaduto ad altri, anche nel recente passato. Ma i mal di pancia passano e i risultati restano (Borradori docet). Soprattutto verrebbe varato un progetto ambizioso capace di presentare una vera novità all’elettorato e di rimescolare completamente le carte alle prossime Federali. Con la fondata aspirazione di vincerle, le elezioni. Un sapore sconosciuto da molti anni. Non basta?

Se non lo fanno, sono matti.

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