SECONDO ME
Emanuele Verda: “Evitiamo che il cittadino concluda che la politica sia intrallazzare, usare ed abusare del potere e della cosa pubblica per (interessi) ambizioni private. Come? Ponendo le domande giuste”
“La cronaca riporta continue notizie di politici di vario rango ed appartenenza le cui scelte interessano la magistratura amministrativa, penale, civile oltre che dispendiose commissioni appositamente nominate…”

di Emanuele Verda (da Opinione Liberale) *

Se è vero che la risposta giusta sta nella domanda, senza domande non si va lontano. Anche in politica. La cronaca riporta continue notizie di politici di vario rango ed appartenenza le cui scelte interessano la magistratura amministrativa, penale, civile oltre che dispendiose commissioni appositamente nominate.

Per quale motivo ? Perché all’origine vi sono scelte inopportune. Lecite, ma inappropriate. Non ci si è posto il quesito dell’opportunità ad attribuire o assumere mandati, entrare in affari con privati, candidarsi o rassegnare dimissioni ed altro ancora.

 Decisioni che rientrano nella sfera dell’etica personale e del senso di responsabilità dei singoli prima ancora che della politica, sulla quale però si riflettono. Scelte che non dovrebbero limitarsi alla valutazione della sola legalità. Perché decisioni legali ma inopportune distolgono l’attenzione dai temi importanti, innescano discussioni superflue, smoderati circhi mediatici, costose commissioni e minano la fiducia che il cittadino ripone nelle istituzioni, sulle quali non devono cadere sospetti.

 È necessario porsi la domanda e quando posta, ancora non basta rispondersi che la scelta è lecita poiché non illegale, ciò che è il minimo di cui nemmeno si dovrebbe argomentare, inteso che il problema non è giudiziario, ma politico. La scelta va definita in termini di opportunità e non opportunismo. La deontologia di chi fa politica si concretizza e sintetizza nel rispetto della funzione assunta e degli elettori.

 Se già solo talune attività professionali (medici, ingegneri e architetti, avvocati, etc.), in ragione delle particolari caratteristiche anche sociali delle loro funzioni, devono riconoscersi in un codice comportamentale mirato a tutelare chi beneficia del loro operato, a maggior ragione chi esercita e rappresenta la politica, disponendo del destino di un numero ben più vasto di persone (e delle loro imposte), dovrebbe attenersi a norme comportamentali almeno simili, se non ancor più rigide, senza che sia necessario un codice deontologico per le funzioni politiche, esecutive o legislative.

 È quindi imperativo che questi si ponga le domande giuste, quanto ad opportunità ed idoneità delle scelte, ciò che ha il pregio difendere il cittadino - poi disorientato da decreti penali, relazioni commissionali, silenzi o incoscienti sospiri di sollievo - dalla disillusione nel concludere che la politica è intrallazzare, usare ed abusare del potere e della cosa pubblica per (interessi) ambizioni private. La risposta giusta, anche in politica, sta nella domanda. 

* avvocato

 

 

 

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