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09.05.2019 - 18:160
Aggiornamento : 11.05.2019 - 11:17

Mauro dell'Ambrogio: "Tassazione e convivenza: non è compito dello Stato controllare chi vive con chi"

"Chi riduce il proprio consumo grazie ad una convivenza non deve per questo essere penalizzato rispetto a chi, con lo stesso reddito, vive da solo"

di Mauro Dell'Ambrogio*

Il tema della tassazione dei coniugi eÌ€ sul tavolo da decenni. I redditi cumulati sono tassati con aliquote piuÌ€ alte, cosiÌ€ che sposarsi non conviene fiscalmente. Il sistema, concepito quando di regola uno solo dei coniugi conseguiva un reddito lavorando, fu poi corretto con l’introduzione di aliquote distinte per coniugati e persone sole. Ma per buone ragioni le aliquote per coniugati sono applicate a nubili o vedovi con figli a carico, cosiÌ€ che a bene ficiare di un privilegio scale ingiustificato sono i conviventi con figli.

Le alternative non mancano, giaÌ€ sperimentate in altri paesi, ma finora il parlamento federale non eÌ€ riuscito a trovare un consenso per adottarne una, frenato da una duplice contrapposizione. Quella tra destra e sinistra, per cui ogni riforma scale viene bocciata se fa aumentare o diminuire il gettito fiscale complessivo. E quella tra tradizionalisti e liberali: fedeli i primi ai valori della famiglia fondata sul matrimonio, i secondi a quelli della libertaÌ€ individuale. ChissaÌ€ che col recente annullamento da parte del Tribunale federale del voto popolare su un’iniziativa del PPD (che non piace nemmeno piuÌ€ al PPD) non sia arrivata la volta buona.

Non è compito dello Stato controllare chi vive con chi: al massimo quando si tratta di calcolare il bisogno di chi chiede prestazioni sociali, ma non ai fini fiscali. Se la convivenza permette di ridurre i costi, di questo risparmio deve beneficiare chi convive e non il fisco. Le persone a carico diminuiscono la possibilità contributiva e vanno considerate indipendentemente dalla convivenza. Chi riduce il proprio consumo grazie ad una convivenza non deve per questo essere penalizzato rispetto a chi, con lo stesso reddito, vive da solo.

Qualsiasi tipo di convivenza: etero od omosessuale, tra genitori e figli, parenti prossimi o lontani o semplicemente amici che si dividono un appartamento. Prima che di giustizia contributiva si tratta dell’interesse generale. La convivenza va incentivata giaÌ€ per ragioni ambientali: consumo energetico, superficie abitativa, spreco di cibo. E per il minor ricorso ad aiuti a carico della comunitaÌ€.

La concezione tradizionale della famiglia in campo fiscale ha portato all’effetto opposto: la convivenza piuÌ€ classica, quella tra moglie e marito con figli, eÌ€ penalizzata e quindi dissuasa. I conservatori dovrebbero essere in prima la a neutralizzare il diritto scale rispetto a famiglia e convivenza e alla confusione tra questi due concetti. E non a sabotare, come fatto finora, i tentativi in direzione della tassazione individua- le con adeguate deduzioni per persone a carico, coniuge eventualmente compreso.

*Articolo tratto da Opinione Liberale

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