SECONDO ME
Corti e Isabella: "Natalità, investiamo nel futuro"
"Dobbiamo promuovere un cambio di mentalità: essere genitori deve tornare a essere un valore, non un ostacolo"
TIPRESS/CRINARI

di Claudio Isabella e Alessandro Corti *

“Un Paese che non fa figli ha smesso di credere in sé stesso” – Papa Francesco


In Ticino, rispetto a dieci anni fa, nascono circa 600 bambini in meno all’anno: 2'314 nel 2023 contro i 2'957 del 2013, secondo i dati dell’Ufficio ticinese di statistica (UST), ossia una diminuzione pari al 25%. È il peggior dato di sempre. Oggi il Ticino ha uno dei tassi di natalità più bassi in Svizzera, in Europa e nel mondo.

Queste cifre segnano un inverno demografico, silenzioso e progressivo. I pochi nati di trent’anni fa sono i pochi adulti in età fertile di oggi, che generano a loro volta pochi figli. Un ciclo che si autoalimenta, riducendo la base della società futura. Le conseguenze non tarderanno a farsi sentire: carenza di personale, squilibrio nei sistemi pensionistici, aumento degli anziani bisognosi di cure e sempre meno giovani disponibili a sostenerli. La popolazione cresce, ma quasi solo nella fascia della Terza e Quarta età; la base si restringe, mentre il carico assistenziale aumenta. È uno squilibrio pericoloso che mette in crisi la solidarietà intergenerazionale.

Serve un cambio di rotta. Altri Paesi europei ci dimostrano che invertire la tendenza è possibile. In Francia, grazie a servizi per l’infanzia, assegni familiari e congedi parentali flessibili, il tasso di fertilità è salito da 1,73 nel 1995 a 2,03 nel 2010, tra i più alti d’Europa. L’Ungheria ha introdotto esenzioni fiscali per le madri, prestiti per giovani coppie e incentivi all’acquisto di una casa: il tasso di fertilità è così passato da 1,23 nel 2011 a 1,59 nel 2021. Anche la Germania ha ottenuto risultati concreti grazie all’Elterngeld e all’aumento del numero di asili nido.

Il Ticino deve seguire l’esempio. Rafforzare la conciliabilità tra lavoro e famiglia non è un’opzione, ma una necessità. Il DSS, malgrado i limitati mezzi a disposizione, attraverso il messaggio appena licenziato sulla conciliabilità lavoro-famiglia potenzierà l’offerta di asili nido, consapevole che servono più strutture per ridurre le liste d’attesa. Il costo dei nidi rimane un problema: due figli al nido possono costare fino a 2'000 franchi al mese, una spesa insostenibile per molti. Ciò contrasta con il principio che nessuno dovrebbe rinunciare ad avere figli per ragioni economiche. Anche gli assegni familiari cantonali andrebbero aumentati – oggi sono tra i più bassi in Svizzera.

Serve dunque una strategia integrata e coerente, con investimenti strutturati e una visione politica capace di coordinare misure economiche, sociali e culturali. Il DFE deve farsi carico della responsabilità politica della natalità, per garantire coerenza e visione d’insieme.

La questione, peraltro, non è solo economica, ma anche culturale. Dobbiamo promuovere un cambio di mentalità: essere genitori deve tornare a essere un valore, non un ostacolo. Nessuno dovrebbe rinunciare alla carriera per avere figli, né ai figli per inseguire un lavoro.

Sostenere la natalità significa credere nel futuro. Offrire alle nuove generazioni un territorio vivo, una comunità dinamica, una società che cresce con loro. Con l’attuale tasso di natalità rischiamo un lento impoverimento sociale. Invertire la rotta è possibile, ma bisogna agire con risolutezza.

* deputati in Gran Consiglio per il Centro

 

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