SECONDO ME
Stauffer: "Sconfitta per il Vallese, salvezza per la Svizzera"
"Nominare un procuratore straordinario sarebbe un’ammissione implicita dell’inadeguatezza della Procura vallesana, ma sarebbe anche la salvezza per il nostro Paese"

di Emanuele Stauffer*

La tragedia del Constellation ha lasciato quaranta famiglie nel dolore più profondo. Ma mentre il Paese piange le sue vittime, un’altra ferita si apre: quella inflitta alla credibilità della giustizia svizzera dall’operato della Procura vallesana.

Da giorni, le critiche piovono da ogni angolo della Confederazione. Penalisti di Zurigo, accademici di Losanna, avvocati della Romandia, commentatori della Svizzera tedesca e italiana: tutti sollevano dubbi, perplessità, contestazioni. Non su dettagli marginali, ma su questioni fondamentali della procedura penale.

Sul trattamento degli indagati. Sulla conduzione delle audizioni. Sulla qualificazione giuridica dei fatti. Sulla struttura stessa dell’inchiesta. È questo il punto che dovrebbe far riflettere. Non importa, in questa sede, stabilire se le singole decisioni della Procura siano tecnicamente corrette o meno. Importa che l’intera comunità giuridica svizzera stia mettendo in discussione l’operato di un ufficio chiamato a fare giustizia per quaranta morti. Importa che esperti autorevoli parlino apertamente di scelte “contrarie al codice di procedura penale” e di atti che “dovranno essere completamente rifatti”. Importa che lo stesso consigliere di Stato responsabile della sicurezza avesse definito la Procura “sottodotata” poche settimane prima della tragedia.

Di fronte a questo fuoco di fila, la comunicazione della Procura appare del tutto inadeguata. Invece di dissipare i dubbi, le risposte fornite sembrano alimentarli. Invece di rassicurare le famiglie delle vittime e l’opinione pubblica, lasciano spazio a nuove domande. È una Procura che si lascia sommergere dalle critiche senza riuscire a imporre una narrazione credibile del proprio operato. E quando la giustizia perde la battaglia della comunicazione, perde anche quella della legittimità.

Vi è poi la questione che aleggia su tutto, mai esplicitata ma sempre presente: la dimensione di un cantone dove tutti si conoscono, dove le relazioni personali e professionali si intrecciano inevitabilmente, dove – come ha osservato amaramente un avvocato delle vittime – “tutti giocano a golf insieme”. Non si tratta di lanciare accuse, ma di riconoscere una realtà strutturale che, in casi di tale portata, rischia di compromettere non tanto l’imparzialità effettiva, quanto la sua percezione.

La giustizia, lo sappiamo, non deve solo essere imparziale: deve anche apparire tale. Quando un’intera comunità di giuristi – dalla Svizzera tedesca alla Romandia, dall’Italia alla Francia – solleva dubbi sull’operato di una Procura, il danno alla legittimità dell’inchiesta è già consumato. Qualunque verdetto emergerà da questo procedimento sarà inevitabilmente macchiato dal sospetto.

La soluzione esiste e ha un nome: procuratore straordinario. Un magistrato esterno al cantone, scelto per competenza e indipendenza, che conduca l’inchiesta al riparo da ogni possibile conflitto d’interesse. È una strada già percorsa in Svizzera: nel 2020, fu nominato un procuratore federale straordinario per indagare sugli incontri tra il procuratore generale Lauber e il presidente della Fifa Infantino, proprio perché la prossimità tra gli attori rendeva impossibile un’indagine ordinaria. In Ticino, le istituzioni cantonali erano state salvate dal ricorso ad una figura simile e dalla straordinaria professionalità di Luciano Giudici.

Nominare un procuratore straordinario sarebbe, certo, un’ammissione implicita dell’inadeguatezza della Procura vallesana a gestire questo caso. Sarebbe una sconfitta per il Vallese. Ma sarebbe anche – e soprattutto – la salvezza della Svizzera. Perché in gioco non c‘è solo la giustizia per quaranta vittime e le loro famiglie. C’è la credibilità di un intero sistema giudiziario agli occhi del mondo.

Le famiglie delle vittime meritano un processo che non possa essere contestato. La Svizzera merita un’inchiesta che faccia onore alla sua tradizione di rigore e trasparenza. Il prezzo dell’orgoglio cantonale non può essere la giustizia.

*avvocato e già procuratore pubblico - articolo pubblicato su La Regione

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