SECONDO ME
Meno nascite, meno futuro: il Ticino vicino al punto di non ritorno
Moreno Colombo chiede scelte politiche coraggiose e trasversali: senza un piano sulla natalità e sulle condizioni per le famiglie, anche migrazione e finanze pubbliche restano risposte incomplete
TiPress / Elia Bianchi

di Moreno Colombo *

Nel nostro Cantone la demografia è spesso citata come tema importante, ma raramente affrontata per ciò che è: secondo il mio parere una dinamica che, se ignorata troppo a lungo, diventa irreversibile. Per comprendere il tema, è sufficiente una domanda: se in Ticino avessimo a fare figli come nel 2004, quanti giovani in più avremmo oggi? Nel 2004 le nascite annue erano circa 2’750. Nel 2024 sono scese a 2’319, il livello più basso degli ultimi quarant’anni. Il calo è stato progressivo e costante: nel periodo 2000-2020 il Ticino ha perso in media circa 200 nascite all’anno.

Il risultato è chiaro: oggi la nostra società è privata della presenza e dell’apporto di circa 4’000–4’500 giovani. Ossia di persone di età compresa tra 0 e 20 anni che frequenterebbero scuole e apprendistati e muoverebbero i primi passi nel mercato del lavoro.

In termini concreti, è come se una città ticinese di medie dimensioni non esistesse. Meno nascite oggi, significa meno donne in età fertile domani - e dunque ancora meno nascite dopodomani. È il meccanismo dell’inverno demografico, una tendenza che è molto difficile invertire. Di fatto, già ora ci troviamo molto vicini a un punto di non ritorno.

Eppure, nonostante la gravità delle cifre statistiche, il dibattito politico fatica a tradursi in una progettualità concreta. Il tema dei flussi migratori è sicuramente legittimo, ma che rischia di rimanere incompleto, se non è affiancato da una strategia solida di sviluppo demografico interno. Ridurre una sola leva, senza rafforzare l’altra, non consente di affrontare in modo strutturale il problema. Questo obiettivo presuppone una riflessione seria sulla natalità e sulle condizioni che permettono alle famiglie di crescere e di restare nel Cantone.

Vi è poi chi riconosce la centralità del tema, ma pone l’accento sui limiti finanziari. Anche questo è un approccio comprensibile, che richiama alla prudenza di bilancio, ma rischia di sottovalutare un punto essenziale: la demografia non è solo una voce di spesa, bensì la base su cui poggiano tutte le politiche pubbliche.

Senza cittadini, nessuna infrastruttura e nessun investimento, è sensato e duraturo. Se il Ticino avesse mantenuto il livello di nascite del 2004, oggi avrebbe una struttura demografica per età più equilibrata e prospettive meno fragili per il futuro.

Nella prossima seduta di Gran Consiglio verrà affrontato in aula il poker sulla demografia dei deputati Isabella e Corti. È un’occasione da non perdere. Per invertire una tendenza demografica ormai preoccupante, è necessario che tutti i principali partiti, a partire da quelli rappresentati in governo, facciano propria la questione e lavorino insieme per affrontarla. Altrimenti Il dibattito resterà pura retorica.

E la popolazione ticinese continuerà ad avere la propria base demografica fioca…un vero peccato!


* Vicesindaco Morbio Inferiore

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