SECONDO ME
"200 franchi bastano", "un sì contro sprechi e stipendi d’oro"
Piero Marchesi: "Il vero scandalo sono gli sprechi e i salari dorati. Tutto questo mentre famiglie e pensionati fanno i conti per arrivare a fine mese"
TIPRESS

*Di Piero Marchesi

Questa iniziativa tocca un nervo scoperto: l’obbligo di pagare un canone sempre più caro per un servizio che molti cittadini non usano più. Non è una crociata contro il servizio pubblico, è una richiesta di buon senso: meno soldi garantiti automaticamente alla SSR, più responsabilità nelle scelte. Esattamente quello che succede ogni giorno nelle famiglie e nelle aziende, dove i soldi non crescono sugli alberi.

Il problema è che il mondo è cambiato, ma la SSR no. Oggi le persone si informano online, scelgono cosa guardare e quando farlo, saltano palinsesti e programmi che non interessano. La SSR invece continua a funzionare come trent’anni fa, difendendo una macchina pesante, costosa e autoreferenziale, mentre pretende che tutti paghino come se fossimo ancora negli anni Novanta. E chi osa metterlo in discussione viene subito accusato di voler “smantellare” tutto.

 La verità è un’altra: senza una scossa esterna nulla cambierà. Questa iniziativa “200 franchi bastano” serve proprio a questo: costringere la SSR a rimettersi in discussione, a tornare al suo compito essenziale.

E smettiamola con gli allarmismi. Se l’iniziativa venisse approvata, alla SSR resterebbero oltre 850 milioni di franchi all’anno. Una cifra enorme, che garantisce informazione, cultura e presenza territoriale, compresa la Svizzera italiana. Nessuno spegne la RSI. Semplicemente, finisce l’era dell’assegno in bianco.

 C’è poi una questione che molti cittadini percepiscono chiaramente ma che pochi hanno il coraggio di dire: l’informazione della RSI ha spesso una chiara tendenza di sinistra. Non è solo una sensazione. Studi indicano che circa il 70% dei giornalisti si dichiara di sinistra, ed è ingenuo pensare che questo non influisca sul modo di raccontare la realtà all’interno dell’azienda, sulle priorità scelte e sul linguaggio utilizzato. In un servizio pubblico finanziato obbligatoriamente da tutti, questo squilibrio è un problema serio. Certo l’iniziativa non lo correggerà, ma se proprio dobbiamo avere un media imparziale, almeno che costi di meno ai cittadini.

 A rafforzare questa percezione c’è anche un dato politico inequivocabile: il Partito Socialista Svizzero ha donato 820’000 franchi alla campagna per il No, cioè a sostegno della SSR. Una cifra enorme. È legittimo allora chiedersi se il PS non stia semplicemente difendendo la propria filiale mediatica, finanziata con il canone pagato da tutti.

Ma il vero scandalo, quello che fa arrabbiare la gente, sono gli sprechi e i salari dorati. La direttrice generale della SSR, Susanne Wille, incassa circa 520’000 franchi all’anno, più di un Consigliere federale. I direttori regionali, compreso quello della RSI, guadagnano circa 400’000 franchi all’anno. Alla RSI, lo stipendio medio è di circa 110’000 franchi annui. Tutto questo mentre famiglie e pensionati fanno i conti per arrivare a fine mese.

E anche chi dovrebbe “controllare” il sistema non costa poco. Gli onorari dei 7 membri del Comitato della CORSI, presieduto da Giovanna Masoni, superano i 200’000 franchi annui. In base alla remunerazione media indicata nel rapporto di gestione 2024, la presidente percepisce quasi 90’000 franchi l’anno per un mandato a tempo parziale, oltre ad almeno 50’000 franchi come membro del CdA della SSR. Mentre i membri del Comitato CORSI, come Natalia Ferrara, ricevono quasi 20’000 franchi annui a testa. Tutto questo pagato con il canone obbligatorio, anche da chi la RSI non la guarda più.

A questo punto è facile capire perché la campagna dei contrari sia così isterica. Quando si toccano privilegi, stipendi e posizioni di potere, le reazioni non si fanno attendere. Il nodo politico è chiarissimo: ai cittadini si chiede di pagare sempre e comunque, ai vertici non si chiede mai di rinunciare a nulla. Questa iniziativa serve a rompere questo meccanismo, a ridurre sprechi e rendite di posizione e a riportare il servizio pubblico al suo ruolo essenziale: informare in modo pluralista, sobrio e rispettoso di chi lo finanzia.

Votarla significa dire basta agli eccessi, basta ai privilegi, basta all’ideologia, basta all’assegno in bianco. Significa dire Sì a un servizio pubblico che serve davvero i cittadini, non chi vive sulle loro spalle.

*Presidente UDC e Consigliere Nazionale 

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