Il Direttore del DSS alla Regione: "I ticinesi sono come un banco di sardine che fanno gola a tutti"

di Raffaele De Rosa*
Andrea Manna, mercoledì, ha scritto un commento dal titolo: ‘Per Raffaele De Rosa suonano le sirene’. Non era un pesce d’aprile, Manna ha ragione. 20’000 firme sono tante, ma anche ovvie, nessuno vuole spendere soldi in più per la sanità, una sanità che sta diventando come un mostro marino divoratore. E vi spiego il perché con alcune considerazioni.
I ticinesi sono come un banco di sardine che fanno gola a tutti: cormorani, barracuda, cefali, gabbiani, ognuno concorre a fare incetta, a prelevare qualcosa dal banco per riempirsi la pancia. La sanità, accettiamolo, è un business milionario. Ci sono operatori onesti e coraggiosi, ma anche persone che se potessero mangerebbero tutti i pesciolini. I risparmi sono una bella idea, ma vengono spesso vanificati.
Il Ticino ha votato anni fa per il pareggio di bilancio. Il Dipartimento che ho l’onore di dirigere è quello che spende di più, non perché ama scialare, ma perché si occupa di sanità e socialità, temi sensibili e importanti. D’altro canto pareggio di bilancio vuol dire cifre nere, vuol dire risparmio; al contempo, il popolo ha votato per ancorare al 10% del reddito il premio di cassa malati e anche per una defiscalizzazione. Da una parte mi si chiede di risparmiare, dall’altra di spendere, ma il borsellino è sempre lo stesso. Il parlamento concorre alle leggi, per questo si chiama legislativo.
La sanità è come un secchio pieno di buchi. Continuiamo a versarci acqua, ma i buchi la fanno uscire più in fretta di quanto si riempia. I buchi sono le leggi federali che impediscono misure più incisive, costi dei farmaci spropositati, operatori disonesti, doppioni, esami inutili. I pesci nel secchio, poverini, continuano a girare in cerchio intrappolati. Se non si agisce, la sanità collasserà e diventerà il gorgo Maelström, quel vortice che trascina dentro di sé navi, relitti, marinai… e banchi di sardine.
Ogni volta che si propone una misura di risparmio, qualcuno insorge (giustamente) per difendere questa o quella categoria. Tutti si lamentano degli sprechi, ma poi nessuno vuole toccare quello a cui ha diritto. Tutti gli operatori fanno il mea culpa, ma poi nessuno è disposto a ridurre di un centesimo le proprie prestazioni. In questa tempesta perfetta, mi si chiede di fare il capitano della ‘Love boat’ come se nulla fosse.
Io faccio il mio lavoro, che dà tante soddisfazioni e comporta anche il dover affrontare situazioni complicate e a volte sgradevoli. Ciò implica prendere delle decisioni che non sempre piacciono, ma mi tocca. Se conviene avere un agnello sacrificale (visto che siamo in periodo pasquale), io ci sono, ma il problema, se non affrontato con coraggio e coordinazione, rimarrà lì spiaggiato come una balena in una pozzanghera.
*Direttore DSS - articolo pubblicato su La Regione