SINDACATO E SOCIETÀ
OCST: “La povertà che non si vede: anche nei paesi ricchi cresce il divario”
Riflessione del presidente Gianluca D’Ettorre: dall’esortazione apostolica “Dilexi Te” alla realtà quotidiana, tra nuove fragilità, disuguaglianze e sviluppo senza equità: la sfida è riportare al centro dignità e giustizia sociale

di Gianluca D’Ettorre *

La dottrina sociale della Chiesa, cui il sindacato OCST fa riferimento, propone delle analisi di rara profondità su temi di attualità. È il caso per esempio dell’esortazione apostolica Dilexi Te di papa Leone XIV, che analizza il tema della povertà, di primo piano anche in un paese benestante come il nostro. In questo breve testo cerco di mettere in evidenza alcuni aspetti che emergono a una prima analisi.

L’esortazione apostolica Dilexi Te puntualizza come per la Chiesa l’attenzione ai poveri sia dottrinale. I poveri sono la carne di Cristo che ha fame, che ha sete, che è malata, che è incarcerata e che interpella la nostra coscienza, non sono un problema sociale o un corpo estraneo, sono “dei nostri”, sono membri della famiglia.

Su ciò si fonda la dottrina sociale della Chiesa, che è una rilettura della Rivelazione cristiana nelle moderne circostanze sociali, lavorative, economiche e culturali.

Il Papa ci ricorda che i poveri non solo esistono ancora oggi, ma che sono pure in aumento. Sottolinea che, accanto alle forme di povertà più nota, nuda e cruda, come la mancanza di acqua e di cibo, che miete quotidianamente migliaia di vittime, si aggiungono nuove povertà, che si manifestano nella forma della dipendenza, dello sfruttamento lavorativo, della coazione sessuale, dell’esclusione sociale e culturale, dell’impossibilità di far valere i propri diritti e di fare sentire la propria voce, talvolta a causa di atti di violenza, spesso a danno delle donne, le quali sono così più volte povere in modi diversi.

Evidenzia il fatto che anche nei paesi benestanti come il nostro vivono o sopravvivono molti poveri, a partire dalle situazioni di malnutrizione e di famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Denuncia come, mentre da una parte aumenta il numero degli indigenti, dall’altra crescono paradossalmente anche alcune élite di ricchi, che vivono in una bolla di condizioni molto confortevoli.

Invita a superare interpretazioni dei dati che nascondono come vigano “regole economiche che sono risultate efficaci per la crescita, ma non altrettanto per lo sviluppo umano integrale”, che hanno portato all’aumento della ricchezza, ma senza equità.

In tal modo “quando si dice che il mondo moderno ha ridotto la povertà, lo si fa misurandola con criteri di altre epoche non paragonabili con la realtà attuale, infatti, in altri tempi (…) non avere accesso all’energia elettrica non era considerato un segno di povertà e non era motivo di grave disagio” e conclude che “la povertà si analizza e si intende sempre nel contesto delle possibilità reali di un momento storico concreto”.

Il Papa ci esorta a distruggere con intelligenza e tenacia le strutture di ingiustizia e di indifferenza con un cambiamento di mentalità e con l’aiuto della tecnica e delle scienze per fare della vita sociale uno spazio di fraternità, di pace, di giustizia e di dignità per tutti.

 
* Presidente OCST 

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