SECONDO ME
Caso Zali, le scottanti domande di Manuele Bertoli: "C'è stata una regia? E se sì..."
L'ex ministro: "Il concatenamento temporale degli avvenimenti di questa estate non può non generare il dubbio che il Ticino abbia assistito a un’operazione orchestrata"
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di Manuele Bertoli * - Opinione pubblicata su laRegione e sul sito manuelebertoli.ch -

Il Centro rimprovera al Consiglio di Stato di non comunicare abbastanza a proposito dei tumulti politici di questa estate, di non far sapere alla cittadinanza di esserci e di presidiare con attenzione quanto sta accadendo. Che il Governo sia al suo posto e che si occupi anche di quanto accaduto e delle sue ripercussioni, lasciando preliminarmente alla magistratura svolgere le sue indagini per capire bene cosa sia davvero successo, a me, ma non credo di essere il solo, appare più che evidente. Sarei anzi preoccupato se esso dovesse sentire la necessità di far sapere attivamente di esistere, di lavorare, di seguire i fatti, perché allora sì manifesterebbe smarrimento e debolezza.

A fronte di un silenzio istituzionale corretto, almeno fino a nuovi sviluppi fattuali, ce n’è un altro, che tocca sia la politica che i media, che invece non convince. Il concatenamento temporale degli avvenimenti di questa estate non può non generare il dubbio che il Ticino abbia assistito a un’operazione orchestrata volta ad influenzare la composizione del Consiglio di Stato e forse i risultati delle prossime elezioni.

A prescindere dalle motivazioni più che fondate delle dimissioni di Zali, e dal fatto che è noto che purtroppo la cosiddetta lotta politica non avviene solo dibattendo su temi e visioni, risulta infatti davvero difficile credere che la diffusione a nove mesi dalle elezioni di parti dell’ormai famosa registrazione di ben quattro anni fa e del contenuto del messaggio email al presidente dell’EOC di ben sei anni fa costituisca una concatenazione casuale di eventi. Troppe sono le domande ancora aperte che sono venute anche a uno come me, in generale non sospettoso verso gli accadimenti o le persone.

Perché la donna tragicamente scomparsa e chi aveva ottenuto copia della/e registrazione/i del 2022-2023, rispettivamente chi aveva ottenuto copia del messaggio e-mail del 2020, ha pubblicato questo materiale solo ora, lasciando passare anni e segnatamente le elezioni del 2023, invece di informarne il Ministero pubblico o di pubblicarlo al momento dell’avvenuto possesso?

Perché le preoccupazioni etiche sorte relativamente al loro contenuto valide oggi non lo sono state in passato? Forse perché, più forti delle preoccupazioni etiche, erano le attese sui benefici delle inevitabili ricadute delle pubblicazioni?

C’è stata una regia che ha organizzato queste pubblicazioni in maniera concatenata e in un momento preciso (9 mesi prima delle elezioni, un mese prima della conferma della ricandidatura di Zali da parte del suo partito)? Se sì, chi ne ha avuto parte e chi ne ha avuto conoscenza?

Le risposte a queste domande sono di natura politica e servono a capire se quello che appare chiaramente come un filotto di troppe coincidenze sia il frutto di un timing preordinato da qualcuno o no.

Sono risposte dovute al Ticino democratico, che vuole sperare di non essere vittima di meccanismi di dossieraggio e di scandali pianificati ad orologeria. Intendiamoci bene, i fatti di rilevanza pubblica è bene che siano resi noti, non c’è alcun dubbio, ma questo deve accadere senza agendarli in base alle convenienze di qualcuno.

Se le risposte a queste domande saranno convincenti io sarò tra i primi ad esserne felice, ma il troppo silenzio da ormai un mese di quasi tutti, salvo qualche isolato accenno sui media, non è normale, soprattutto in un Cantone che è abituato a discutere pubblicamente e a lungo anche di questioni ben meno rilevanti.

* Già consigliere di Stato

 

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