SECONDO ME
Il j'accuse di Dadò: il degrado, lo Stato e la propria credenza di casa
Pubblichiamo in anteprima l'editoriale del presidente del Centro su Popolo e Libertà: "Il bubbone scoppiato con il “caso Zali” non è dovuto a un caso isolato"
POLITICA E POTERE

Dadò: “Il Ticino vive uno dei periodi più bui della sua storia”

03 SETTEMBRE 2026
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Zali, i leader di Centro, PLR e PS: “Dimissioni subito”. Dadò: “Il vaso è traboccato”

01 SETTEMBRE 2026
POLITICA E POTERE

Zali, i leader di Centro, PLR e PS: “Dimissioni subito”. Dadò: “Il vaso è traboccato”

01 SETTEMBRE 2026

di Fiorenzo Dadò (editoriale pubblicato su Popolo e Libertà) *

UN DEGRADO CHE VIENE DA LONTANO

L’estate 2026 entrerà (purtroppo) negli annali dei periodi più bui e tristi del nostro Cantone. Tutto quello a cui i cittadini allibiti hanno dovuto assistere lascerà un segno indelebile per i prossimi anni e non mancherà di condizionare (tanto o poco lo vedremo) le prossime elezioni.

Il bubbone scoppiato con il “caso Zali”, tuttavia, non è dovuto a un caso isolato, ma è il risultato di quel degrado che per decenni ha sdoganato quasi senza ostacolo l’insulto, il dileggio e l’arroganza muscolosa nell’esercizio del potere quale metodo “normale” e sistematico nel dibattito politico e nella conduzione della cosa pubblica, oggi spudoratamente gestita da alcuni come se fosse cosa propria.

Si è permesso per paura, quieto vivere e persino tornaconto personale, al malandazzo e alla sguaiataggine di attecchire, dilagare e prender casa all’interno delle Istituzioni. In questi anni molti che vedevano, sentivano e sapevano (e che potevano reagire) hanno girato la testa. Tra i principali motivi di questo atteggiamento, vi sono il timore dello scherno pubblico e persino di ritorsioni, che a furia di venir tollerate e persino sminuite sono diventate un comportamento considerato accettabile nel nostro Cantone. L’ha tollerato la politica, la popolazione e, spiace dirlo, anche la Magistratura.

La responsabilità è (parzialmente) collettiva

La responsabilità principale di questo preoccupante degrado ticinese, oggi persino narrato dalla stampa di tutta la Svizzera, non ci piove, ce l’hanno coloro che hanno promosso e continuano a promuovere queste modalità in uso solo in altre culture. Queste persone hanno nome e cognome; alcune sono conosciute, altre stanno a manovrare dietro le quinte. Proprio coloro che promettevano urbi et orbi di voler combattere il tavolo di sasso, hanno finito per confondere lo Stato (che è esclusivamente dei cittadini) con la propria credenza di casa; oggi li vediamo aggrappati alla seggiola con le unghie, intenti ad abbuffarsi con gli amici, esercitando il potere conferitogli dai cittadini con i muscoli e l’arroganza, al posto della testa e del cuore

Gli esempi si sprecano, l’ultimo è sotto gli occhi di tutti. Tuttavia una parte di responsabilità ce l’hanno anche coloro che in questi decenni si sono limitati a guardare e ad assecondare, assorti in un nauseante mutismo. Bisogna ammetterlo. Ultimo in ordine di tempo il cosiddetto arrocchino, una boiata pazzesca che ha generato solo guai e confusione.

Lo scrive in modo esplicito Bruno Costantini sul CdT del 29 agosto, affermando che di tutto questo dovremmo indignarci con noi stessi.

"La crisi delle nostre istituzioni, non solo di quelle politiche, non è comunque iniziata adesso. Negli ultimi trent’anni, mentre ci si illudeva, taluni anche in buona fede, di compiere la rivoluzione del tavolo di sasso, ne abbiamo viste di tutti i colori e abbiamo cominciato a normalizzare comportamenti spericolati, tracotanza, mediocrità, maneggi opachi, connivenze, cialtroneria quasi ostentata in una collettiva corsa al ribasso (…) la classe politica che critichiamo e che ci indigna non è arrivata al potere con un colpo di stato ordito da forze occulte, ma l’abbiamo scelta e riscelta noi".

Al prossimo aprile, a pochi metri dallo sfascio, c’è solo da sperare che un atto di orgoglio di questo Paese ponga fine a questa deleteria situazione.

* presidente Il Centro
 
 
 
 

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