Mixer
09.02.2020 - 12:050

Vince l'amor perduto di Diodato, i Pinguini Tattici Nucleari si fermano al terzo posto. E Pelù fa il borseggiatore

Secondo si piazza Francesco Gabani. Achille Lauro si presenta sul palco vestito da Elisabetta I di Tudor e bacia un compagno di band, facendosi portavoce del movimento LGTB. Applausi per Ferro, umile, emozionato e emozionante

SANREMO - Per chi ha resistito tutte le sere sino alla fine ci vorrebbero una medaglia al valore e una settimana di ferie per recuperare il sonno perduto. Sanremo versione 2020, prima condotta da Amadeus e da Fiorello (chi era la spalla di chi? Mah, va detto che lo showman spesso si è preso un po’ tanto spazio, ma sa tenere il palco, e il suo stile ridanciano ben si univa con quello sobrio dell’amico… anche se appunto un po’ in meno sarebbe stato meglio), forse non ultima, va agli archivi.

Vince Diodato, con una canzone che, a suo dire, è resa dal suo vissuto ma colpisce quello di tutti. E su questo non possiamo che concordare. Il successo di un brano lo fa il rispecchiarsi in ciò che dice e un amore finito col suo struggimento parla a tutti. L’esecuzione, non c’è che dire, piace e graffia. In fondo, un successo che è anche meritato.

Secondo si piazza Francesco Gabbani, quasi riuscendo a bissare Occidentali’s Karma e la scimmia che ballava ma senza l’effetto sorpresa. In ogni caso, ripetiamo, una macchina da Festival.

Si piazzano terzi ma sono forse i grandi vincitori i Pinguini Tattici Nucleari. A loro senza dubbio il premio simpatia, capaci di coinvolgere l’ingessato teatro dell’Ariston. In questi ultimi anni, ma forse da sempre, riuscire a trovare un brano e un modo di esprimersi che coinvolga e che faccia sorridere porta a risultati. Complimenti a loro.

A proposito di modo di esprimersi e di presentarsi, alzi la mano chi non ha pensato che Piero Pelù, in perfetto stile ragazzaccio troppo cresciuto, non abbia un po’esagerato con quel look, giubbotto semi aperto sul petto nudo, e addirittura a borsetta rubata e fatta girare (cosa che se fosse successo in altre circostanze avrebbe fatto urlare: ma sapete cosa c’è nella borsa di una donna, come contava Noemi qualche tempo fa?) sul palco? La signora in questione sorride perché si guadagna un minuto di popolarità e il bacio di Amadeus, catapultata per un momento nelle case della maggior parte degli italiani, contenta lei…

Un capitolo a parte merita Achille Lauro. Personaggio la prima sera, la seconda ma poi forse ha esagerato. Certo, lui se ne frega, come canta. In realtà ha capito che i suoi travestimenti lo facevano diventare personaggio atteso, capace di rompere la routine di paillettes e scarpe col tacco, smoking e anfibi dei più alternativi. Persino chi lo presentava ieri è rimasto senza parole, in quella tenuta piuttosto carnascialesca di Elisabetta I di Tudor. E il bacio al compagno di palco? Iconico, trash, stile drag queen. Ma di sicuro piace perché abbraccia il politically correct, il mostrare il mondo LGTB sul palco di Sanremo, e guai a chi dice qualcosa, passerebbe per omofobo. Invece Lauro in questo modo è divenuto ancor di più simbolo di un universo, assicurandosi al di là dei suoi testi dei fan. Operazione riuscita? Pensando a quanti lo ricorderanno, sì. Poi tutto dipende da come voi essere ricordato.

Chi ha saputo regalare perle di musica, interpretando le canzoni che hanno fatto la storia, commuovendosi pure, è Tiziano Ferro. Che se proprio vogliamo parlare di mondo LGTB, ho trovato più incisivo il suo monologo sui 40 anni e sull’essere quel che è (“Vai bene così2 l’ha cantato vincendo nei giovani anche Leo Gassmann), fiero e felice di una felicità che è un diritto (standing ovation al concetto) dei look di Achille Lauro. Ferro ha emozionato e si è emozionato, arrivando a baciare il palco (un po’ eccessivo forse), di un’emozione sincera, mi sento di dire. Ha omaggiato i grandi ma ha realmente spaccato coi suoi pezzi. Chapeux, un grande della musica che si è messo al servizio del Festival con grande umiltà.

Del resto, cosa dire. A mio avviso, da bocciare vi è ben poco, lunghezza a parte, ma un altro modo, se si vogliono far cantare 24 big, non c’è. Forse la Lamborghini cantante non è però a modo suo ha saputo ritagliarsi uno spazio. Che Morgan fosse una mina vagante si sapeva, che arrivasse a quei punti no. Fa spettacolo anche questo, pur se forse Bugo non è d’accordo.

Il festival può rilanciare gente come Pavone, Pelù, Grandi, Zarrillo. Di mio ho amato e tifato la canzone di Masini, ma quando si è di parte non so quanto conti. Certo, quel quindicesimo post a fronte di un testo introspettivo e profondo fa urlare, però Sanremo è Sanremo e spesso non vi sono dei perché. Ora tutti probabilmente approfitteranno della settimana ligure per lanciare tour e dischi. E fra qualche mese avrà vinto chi ancora canteremo.

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