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20.10.2021 - 10:400
Aggiornamento : 11:24

PSE, gli highlights del dibattito, dal Piano B al Lugano in B

Serrato confronto ieri sera a Matrioska su contrari e favorevoli al Polo Sportivo e degli Eventi. Ecco che cosa hanno detto

MELIDE - Il vicesindaco di Lugano, Roberto Badaracco, ieri sera a Matrioska (clicca qui per rivedere la trasmissione) ha esordito così: “Se il Polo sportivo e degli eventi venisse bocciato in votazione popolare il 29 novembre sarebbe un dramma enorme per la città e per tutti gli sport, sarebbe una cosa terribile”. E rivolgendosi agli oppositori, rappresentati in studio da Martino Rossi, Tamara Merlo e Matteo Poretti, ha aggiunto: “C’è gente che non ci crede, purtroppo, o meglio c’è gente a cui dello sport non interessa un fico secco. A loro fa comodo in questo momento dire che pur contestando il progetto del Municipio, approvato dal Consiglio comunale, vogliono il palazzetto e lo stadio, ma in realtà non lo vogliono. Basta con l’ipocrisia. Per volere il palazzetto e lo stadio adesso bisogna votare sì al PSE e non votare contro come fanno credere loro”.

Badaracco su Pelli e Sergi

E commentando le recenti affermazioni del suo collega di partito, Fulvio Pelli, tra i principali esponenti dell’opposizione Badaracco ha precisato: “Lui dice che, se il progetto del PSE verrà bocciato, in due anni si possono costruire stadio e palazzetto, ma non è affatto vero. Lo sa benissimo che non è possibile realizzare in un paio d’anni strutture del genere, ce ne vogliono almeno dieci”.

Replicando invece alle parole di Pino Sergi, che con il Movimento per il socialismo (MPS) ha lanciato il referendum e raccolto le firme opponendosi a quella che ritiene un’operazione speculativa, Badaracco ha affermato: “Sergi è venuto da Bellinzona a Lugano per fare il colpaccio alle elezioni comunali cercando di guadagnare dei seggi in Consiglio comunale con l’argomento del PSE. Gli è andata male, ma è riuscito a raccogliere le firme e adesso deve difendere la sua posizione dicendo che si tratta di un progetto speculativo. Ma la speculazione non esiste, semmai c’è un investitore privato che rischia di suo in maniera enorme, perché i 360 milioni necessari a realizzare il PSE ce li mette lui, e se avrà dei guadagni li avrà forse in futuro. Se questo fosse davvero un progetto speculativo sarebbero stati in quaranta o cinquanta a concorrere”.

Martino Rossi: “Un regalo ai privati”

Al vicesindaco ha replicato l’ex capogruppo socialista in Consiglio comunale Martino Rossi: “Affermare che sarebbe un disastro se i cittadini vorranno dare una sterzata positiva per lo sport votando no al PSE è sbagliato. Il progetto architettonico esiste, e prefigurava una Cornaredo come la vediamo noi, con lo stadio attuale, senza la tribuna est ma con quella ovest e la pista di atletica”.

Insomma, secondo Rossi, bisognerebbe costruire il nuovo stadio e il palazzetto lì dove sono previsti, mantenendo i campi per i giovani e per le squadre amatoriali. Come? “Richiamando alla sensatezza i partner privati, in particolare l’impresa HRS dicendo: se volete coordinare i lavori lo potete fare e avrete la vostra remunerazione”.

 

A chi sottolinea che, al di là dei contenuti sportivi, il progetto del PSE prevede anche la riqualifica del quartiere di Cornaredo, con un parco, le famose due torri e le palazzine, Rossi ha risposto che si tratta di “una mistificazione: il nuovo quartiere di Cornaredo l’ho votato anch’io quando ero in Consiglio comunale, ma riguarda un comprensorio molto più ampio dell’area dedicata allo sport. Il problema è che con questo progetto, metà della superficie di Cornaredo nord viene concessa a privati per investimenti che non hanno nulla a che vedere con lo sport”.

Angelo Renzetti: “Un progetto che va ben oltre lo stadio”

Al dibattito c’era anche l’ex patron del Lugano Angelo Renzetti: “Stiamo parlando di un progetto che va ben oltre lo stadio, un progetto importante per il futuro dell’intera città – ha detto in sostanza -. Vogliamo togliere emozioni a tutti i ragazzi e le famiglie che vogliono fare sport facendo calcolini economici su chi ci perde e chi ci guadagna? Io di tasca mia ci ho messo mezzo milione di franchi per fare omologare lo stadio e portare il Lugano in serie A. Il discorso di fondo è che dobbiamo essere più generosi. Il Comune deve avere una visione globale delle cose. È una questione di dignità”.

Matteo Poretti: “Un progetto che risponde a logiche speculative”

Matteo Poretti, che al confronto rappresentava l’MPS, ha replicato a Badaracco: “Noi facciamo politica da anni senza mirare a posti istituzionali e siamo convinti che la politica si faccia anche fuori da quelle sedi, e lo abbiamo dimostrato raccogliendo le firme per il referendum”.

“Sì, raccontando palle”, lo ha incalzato l’ex presidente del Lugano.

“Come ha fatto lei fino adesso, Renzetti. Il progetto del PSE é una spesa assurda che non risponde prioritariamente a bisogni sportivi ma a logiche speculative evidenti, tanto che i contenuti sportivi sono un terzo dell’intero progetto. Badaracco dice che i privati si assumono il rischio, ma non è vero perché hanno un pagatore eccezionale, che è la città di Lugano, a investire così non c’è nessun rischio. Chi paga il leasing dello stadio, e l’affitto del palazzetto e di una delle due torri? I cittadini di Lugano, 344 milioni in vent’anni. Quindi per favore non diciamo che i privati rischiano in questa operazione”.

“Scusi Poretti, ma lei ha mai fatto l’imprenditore in vita sua?”, gli ha replicato Badaracco.

E Poretti: “Ma cosa c’entra?”.

E Renzetti: “Mi spieghi allora perché altri investitori non hanno concorso…”. 

Tamara Merlo: “Un progetto faraonico”

Tamara Merlo, consigliera comunale di Più Donne, che pure si oppone al PSE, ha sottolineato “la questione dell’uso parsimonioso delle risorse, finanziarie e ambientali, che in questo caso è centrale. È un progetto faraonico, estremamente costoso, con investitori privati molto agevolati dall’ente pubblico. Siamo tutti d’accordo sulla necessità di avere delle strutture sportive, soprattutto per i giovani. Ma non così”. 

Andrea Sanvido: “Andate a chiedere ai giovani…”

Il consigliere comunale leghista Andrea Sanvido, ha osservato che gli spazi per lo sport giovanile verranno creati al Maglio e che “le società sportive sono tutte d’accordo sul trasferimento in quell’area. Oggi hanno spazi risicati. Andate a chiedere ai ragazzi se non vorrebbero uno spazio nuovo, e il progetto del Maglio potrebbe essere realizzato già domani, indipendentemente dal voto sul PSE, perché è già cresciuto in giudicato”.

Badaracco ha sottolineato a questo proposito che anche la zona del Maglio verrà riqualificata.

Il dilemma del “Piano B”

A quel punto Tamara Merlo ha lanciato una provocazione: “Chi vuole il palazzetto e lo stadio in tempi rapidi deve votare no al PSE. Il piano regolatore per i contenuti sportivi è a posto. Bisogna soltanto rinegoziare l’accordo con i privati, e se non sono d’accordo il Comune non avrà alcuna difficoltà a ottenere dei capitali, anche lanciando un’offerta obbligazionaria”.

Ma su questo punto, il famoso Piano B, che costringerebbe la Città a prendere in mano direttamente le realizzazione dei nuovi impianti sportivi, Badaracco è stato chiaro: “Non si potrà spezzettare il progetto, bisognerà ricominciare da capo l’intera procedura, rifare il piano di quartiere, e poi il progetto definitivo e ci vorranno 5 se non 10 anni. La banche non danno più crediti per soli impianti sportivi e Lugano è indebitata fino al collo. Abbiamo da finanziare opere per 50 o 60 milioni all’anno, e se investissimo direttamente su Cornaredo non avremmo più margini per fare nulla, ma lo volete capire?”.

Martino Rossi ha insistito sui costi eccessivi per la Città per un “polo sportivo bicefalo, con partner molto pretenziosi, che costerà alla Città oltre 17 milioni all’anno”.

Gli ha replicato Badaracco: “Lugano ha già speso 18 milioni per la progettazione e questi soldi verranno buttati al vento in caso di bocciatura del PSE. Inoltre prederemo i 18 milioni garantiti dal Cantone, e i 5 milioni della Confederazione, poi quelli eventuali che arriveranno da altri comuni… se non facciamo questa operazione getteremo via più di 40 milioni”.

Il battibecco tra Renzetti e Rossi

Non solo: Renzetti ha aggiunto che se ci sarà il PSE Lugano potrà avere “competizioni internazionali, concerti, e un indotto emotivo importante per tutta la regione. Provo un grande rammarico nel vedere persone come il dottor Rossi che ha una certa età e non guarda avanti”.

Rossi non gliel’ha lasciata passare: “Sembra che lei sia sordo più di me. Noi ribadiamo che vogliamo le strutture sportive, ma non questo progetto”.

Renzetti: “È fumo negli occhi. Il referendum che sostenete è chiaro: o si fa tutto o non si fare niente”.

Rossi: “Con chi dice così non si può più discutere”.

Poi ha punzecchiato Badaracco: “Ricordo che qualche anno fa disse che grazie al partenariato con i privati Lugano avrebbe avuto le strutture sportive a costo zero, invece con questo progetto in 27 anni spenderà 292 milioni”.

Badaracco: il PSE creerà 350 posti di lavoro 

E Badaracco: “Ma vi rendere conto che ci sono 350 milioni investiti dai privati, vincolati a ditte del territorio, e che questi investimenti creeranno 350 posti di lavoro per i prossimi anni?”.

“Non ci interessano gli investimenti che favoriscono gruppi capitalisti privati e obbligano i cittadini a pagare interessi elevatissimi”, gli ha replicato Poretti.

Badaracco ha rilevato che in ogni caso, se avesse della liquidità, la Città potrebbe in ogni momento ammortizzare o uscire dal leasing senza alcuna penalità.

Sanvido: “Senza PSE il Lugano andrà in B” 

A questo punto Andrea Sanvido ha messo sul tavolo un tema cruciale per i tifosi del Lugano Calcio: “Chi vota no condanna la squadra alla relegazione, e il club ha cento dipendenti, e secondo uno studio della Swiss Football League genera un indotto sul territorio di 18 milioni all’anno. Noi diamo delle certezze, gli altri soltanto delle incognite”.

Renzetti ha confermato: “Votando no a questo progetto il Lugano andrà in B, è dal 2018 che chiediamo proroghe e adesso non ne daranno più”.

Sulla stessa linea Badaracco “È un dato di fatto: se il PSE verrà bocciato il Lugano verrà retrocesso, cè poco da fare”.

 

Poretti: “Terrorismo politico”

Ha replicato Poretti: “Questo è terrorismo politico”.

E Badaracco: “Non è vero. Assumetevi anche questa responsabilità”.

Poretti: “Siete voi che dovrete assumervi le responsabilità politiche di ripartire il giorno dopo con un nuovo progetto il PSE dovesse essere bocciato”.

Badaracco: “Sono fandonie, ci vorranno almeno 5 o 6 anni per avere un nuovo stadio”.

Poretti: “Lei sta ricattando i cittadini con una minaccia”.

Badaracco: “Non è una minaccia, è la pura verità”.

Merlo: “Ma non ci crede nessuno che il Lugano andrà in B in caso di bocciatura del PSE”.

Badaracco: “Non crederci e la realtà sono due cose diverse”.

È poi intervenuto Martino Rossi: “Le firme sono state raccolte contro i contenuti extrasportivi e contro le pretese finanziarie di HRS e Credit Suisse, non contro il palazzetto dello sport e non contro il calcio. Quindi alla Federazione di calcio si dice: sono in corso i lavori per avviare al più presto il cantiere del nuovo stadio”.

Badaracco: “Caro Martino, quello che stai dicendo rasenta il ridicolo”.

Poretti: “Joe Mansueto ha affermato che se il PSE verrà bocciato il club studierà un piano alternativo. Ha anche detto che avrebbe comprato il Lugano anche senza avere la garanzia dello stadio, come in effetti ha fatto”. 

Merlo: “E se il PSE verrà bocciato che intente fare?”

Merlo: “Voglio sperare che una città come Lugano sia in grado di prendere in mano la situazione per realizzare lo stadio. Se passa il referendum cosa intendete fare?”.

Badaracco: “Non possiamo fare nulla. Perché questo progetto è il frutto di 10 anni di lavoro. E i soldi ce li portate voi? Dovremo chinarci sul problema, è chiaro, ma non capite che senza soldi non si potrà fare lo stadio? Questa è politica del distruggere, che mira a dimostrare che siamo degli incompetenti, ma a me discutere così fa male, sembra quasi che ci sia un compiacimento nel bocciare un progetto per poi poter dire: bene, adesso vediamo che cosa sapete fare. Ma stiamo scherzando?”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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