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La Chiesa ticinese segua la linea di Papa Francesco
Mi chiedo: in questo particolare contesto sociale ed economico, la nostra Chiesa locale sta concretamente testimoniando tutta la sua attenzione per i “nuovi” poveri? Rispondo: un po’ sì e un po’ no.

Con papa Francesco si direbbe proprio che sia iniziata una nuova stagione per la Chiesa cattolica. E lo si è capito immediatamente dai primi gesti: papa Bergoglio è vicino alla gente e lontano dai fasti. La sua semplicità e la sua umiltà hanno fatto subito breccia nel cuore dei fedeli, cogliendo di sorpresa, e forse anche “scandalizzando”, i nostalgici delle logiche di potere.

Rivolgendosi ai giornalisti che avevano seguito i lavori del Conclave ha detto: “Cristo è il pastore della Chiesa e non il successore di Pietro. Cristo è il riferimento fondamentale; è lui solo il cuore della Chiesa”. Parole, se vogliamo, in qualche modo ovvie e scontate, ma pronunciate da lui acquistano una forza di verità tutta speciale.

La scelta del nome Francesco, il “poverello” di Assisi, come ha spiegato lo stesso papa ai giornalisti, è stata una decisione nata dopo che l’amico cardinale Hummes, francescano, gli ha sussurrato al momento dell’elezione: “Non dimenticarti dei poveri”. È sembrato naturale al novello papa, che ha sempre condotto una vita nella massima austerità e nella predilezione della povera gente, scegliere proprio il nome di Francesco.

E in una delle sue prime allocuzioni ai fedeli non ha esitato a dire, con estremo candore ed audace chiarezza: “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri”. Il nome poi del santo di Assisi impegna il papa e la Chiesa intera a concentrarsi con nuova risolutezza sui grandi temi della pace del mondo, del dialogo ecumenico ed interreligioso e della custodia del creato.

C’è di che rallegrarsi (e tutti istintivamente lo sono), ma anche di che inquietarsi, perché questa “svolta” obbliga tutti, soprattutto chi si riconosce nella fede cristiana, a un serio esame di coscienza. Un esame di coscienza che si fa stringente più che mai in questi momenti segnati da una drammatica e complessa crisi economica. Dalla vicina Italia ci giungono ogni giorno notizie dolorose e allarmanti, ma, parafrasando un celebre detto, dobbiamo anche ammettere che… se l’Italia piange, il Ticino non ride! Il problema, e chi non lo vede?, tocca anche noi.

Mi chiedo: in questo particolare contesto sociale ed economico, la nostra Chiesa locale sta concretamente testimoniando tutta la sua attenzione per i “nuovi” poveri? Rispondo: un po’ sì e un po’ no. Un po’ sì, se pensiamo, per esempio, al “Tavolino magico” di fra’ Martino, all’opera della Caritas diocesana, alle parrocchie che non navigano certo nell’oro e che devono fare i salti mortali per assicurare anche solo un minimo di stipendio ai loro impiegati. Un po’ no, se penso, per esempio, a quelle strutture come scuole e case di cura, nate un tempo dalla carità nei confronti dei più poveri, ed ora, ahimè, accessibili solo ai ricchi. Questa situazione, che non fa certo onore alla Chiesa, impone più che mai un ripensamento e un ritorno alla fonte evangelica ispiratrice.

Papa Francesco, nella sua semplicità, dolcezza e bontà d’animo, ci sta seriamente “provocando” per una conversione davvero impegnativa. Ma questo è il Vangelo! Quello stesso Vangelo che San Francesco d’Assisi ha vissuto con estrema radicalità. Quel Vangelo che solo può cambiare il mondo!

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