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Ridurre statisticamente i frontalieri serve a togliere argomenti a Lega e Verdi
I frontalieri sono il 30% del totale dei lavoratori e non il 25 come afferma il Dipartimento delle finanze e dell'economia

Su quello che abbiamo chiamato il "valzer delle cifre" scende in pista anche il coordinatore dei Verdi Sergio Savoia. Sul suo e sul nostro blog dice la sua sull'articolo che abbiamo pubblicato in merito alla contabilità delle percentuali di frontalieri rispetto al complesso dei lavoratori ticinesi e residenti.

di Sergio Savoia

Lo confesso. Non riesco sempre a seguire il modo di ragionare degli alti funzionari del cantone: probabilmente non sono abbastanza intelligente. 

Prendiamo per esempio Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia al DFE, intervistato da liberatv sul metodo di calcolo della percentuale di frontalieri.  

La questione è politicamente delicata. “Ridurre”, anche solo tramite artifici statistici, il numero dei frontalieri serve probabilmente a togliere qualche argomento a Lega, Verdi e via dicendo... 

Rizzi, dopo aver concesso che la materia è complessa, spiega che è meglio calcolare la percentuale di frontalieri usando un sistema diverso da quello usato da noi comuni mortali. Guarda un po’, alla fine viene fuori che i frontalieri sarebbero meno del 30% che sembravano essere.

Rizzi dice che, per calcolare quanti sono 'sti frontalieri benedetti in cifre relative alla forza lavoro residente "è senz’altro meglio utilizzare la statistica degli occupati secondo il concetto interno,che si basa sulla Statistica sulla popolazione occupata, come fa l’Ufficio federale di statistica"" (e già mi tocco, viste le performance degli esperti bernesi della SECO!). 

Et ça va sans dire, in questo modo, i frontalieri risultano essere il 25%.

C’è un problemino. Secondo le confortevoli definizioni statistiche che Rizzi propone di utilizzare vanno considerati "occupati":
- tutti quelli che hanno un lavoro dipendente o indipendente anche se in quel momento erano in vacanza o in  malattia (ok, fin qui ci può anche stare)
- tutti quelli che hanno lavorato dietro remunerazione per almeno un'ora nella settimana in esame (un'ora? cos’è? Un tempo parziale al 2,5%?)
- tutti quelli che lavorano nell'azienda famiglia senza ricevere uno stipendio (apperò)

Praticamente così si calcolano anche i ragazzini che vendono i talleri di cioccolata! 

Sul lato ‘non residente’ dell’equazione (ossia i nostri amici italiani che vengono a lavorare da noi) non è purtroppo dato di sapere, però, se i circa 20’000 tra distaccati e indipendenti sono compresi nella statistica. Se non sono compresi, bisognerebbe metterceli per avere un'idea della pressione sul mercato del lavoro ticinese, perché anche loro hanno svolto almeno un'ora di lavoro remunerato la settimana. In questo caso gli occupati totali sarebbero circa 239'100 (219'100 + 20'000) mentre tra frontalieri e notificati si arriverebbe a 76'508 (56'000 + 20'000). Il che fa di nuovo... il 30%!

Se invece i notificati già sono compresi nei 219'100 occupati... fanno ancora di più!
Come ben dice Rizzi: difficile districarsi! Ma questo perché, per motivi politici, ci si vuole complicare inutilmente la vita. 

Infatti, visto che i frontalieri sono lavoratori stranieri che svolgono un'attività lucrativa a tempo parziale o pieno in un'azienda che ha sede in Ticino non sarebbe più facile paragonarli ai posti di lavoro (addetti) a tempo paziale o pieno delle aziende ticinesi?

Nel IV trimestre 2012  i frontalieri erano  56'508: 522 nel settore primario (agricoltura), 25'181 nel secondario (industria, costruzioni ecc) e 30'805 nel terziario (servizi). Quindi 55'986 impiegati frontalieri nel settore secondiario e terziario. i posti di lavoro a tempo paziale o pieno erano 180'300.... e fa di nuovo più del 30%

Conclusione: la quota parte di frontalieri sull’occupazione è del 25%, ma il 30% dei posti di lavoro nel II e III in Ticino è occupato da frontalieri... Miracoli statistici!

Le statistiche sono qui di seguito, così potete controllare con i vostri occhi...

 

 

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