ARCHIVIO
Frontalieri, padroncini e il mantra del "non si può far nulla"
Se i politici non possono fare nulla, a che servono? Contro le derive del mercato del lavoro serve l'impegno di tutti: autorità, imprenditori e singoli cittadini

Non se ne può più! Si sta facendo una gran confusione. Premetto: se ci sono così tanti (troppi) frontalieri e padroncini e lavoratori distaccati è perché qualcuno li chiama e li fa lavorare. E quasi tutti (tra cui molti ci sono imprenditori e privati cittadini ticinesi ma anche molti ‘padroni del vapore’ italiani sbarcati nel paese del Bengodi) non li chiamano perché sono più bravi, ma semplicemente perché costano meno! C’est l’argent qui fait la guerre!

Alcuni argomenti sembrano tabù: chi ne parla viene tacciato di populismo, filoleghismo, razzismo e chi più ne ha più ne metta… Ma non possiamo guardare una volta per tutte la realtà per quella che è, smettendola di costruire ridicoli steccati? I frontalieri ci sono sempre stati, certo, ed è inutile continuare a ripetere questo mantra! Com’è inutile continuare a ripetere che hanno giocato un ruolo importante nel mercato del lavoro e che lo giocano tuttora in alcuni settori professionali. Nessuno lo nega.  Ma da quando sono entrati in vigore gli accordi bilaterali i frontalieri sono aumentati in modo esponenziale e la tendenza non accenna ad invertirsi. Anzi! 

Vi sembra normale? Vi sembra sostenibile? A me no. Vogliamo ripetere quali sono le piaghe che questo stato di cose crea? Il dumping, la sostituzione, il licenziamento di lavoratori ticinesi per “motivi economici”, il collasso delle reti stradali, lo spreco di territorio…

In più, con i bilaterali è venuta a cadere ogni forma di filtro e di controllo sulla manodopera estera, e le cosiddette misure d’accompagnamento sono come la diga di un castoro di fronte alla marea che sale.

Attualmente quasi un lavoratore su tre in Ticino è frontaliere e non esiste alcuna regione in Svizzera, ma nemmeno in Europa, in cui il fenomeno sia così acuto e squilibrato. Il Ticino accoglie tra il 5% e il 7% dei frontalieri dell’intera Europa. Non so perché si continuano a tirare in ballo il razzismo e la xenofobia quando si dicono queste cose, quando si citano semplici dati di fatto.

Oggi, inoltre, anche in Svizzera stiamo vivendo un’era di crisi economica. Ed è naturale che chi si trova ad essere licenziato per lasciare il suo posto a un frontaliere, o si vede rifiutare un impiego per lo stesso motivo, o vede il suo lavoro minacciato da chi è disposto ad accettare “salari cinesi” (la definizione è della Consigliera di Stato Laura Sadis) si arrabbi. E ci si arrabbia anche quando ci si sente dire che non si può fare nulla per salvare il lavoro in Ticino, che gli accordi bilaterali sono questi e vanno presi così, punto e basta. Ci si arrabbia quando si vede che da Berna non c’è alcuna reazione seria a questo problema poiché il problema a Berna sembra sconosciuto. Basta leggere il recente inno alla libera circolazione firmato dal Segretariato di Stato all’economia, la SECO!

E si… la gente si arrabbia di fronte all’immobilismo! Al continuo ripetere: non si può fare nulla! All’interminabile catalogo di misure inapplicabili! Ma allora, se i politici non possono fare nulla, a che servono? Significa forse che il nostro ruolo a livello cantonale è diventato quasi inutile? Che la politica locale è ormai svuotata di qualsiasi forza e competenza sulle questioni importanti, quelle che contano davvero per il presente e il futuro della popolazione?

L’immobilismo non dipende solo dalle autorità politiche ticinesi. Le iniziative, gli appelli, le mozioni, le petizioni, gli atti parlamentari presentati da deputati – cantonali e federali - di tutti gli schieramenti non si contano… Ma il problema è che a Berna non ci ascoltano, e se una comunità non viene ascoltata e non ritiene di essere sufficientemente difesa dallo Stato centrale deve perseguire la strada dell’autonomia, deve pretendere maggiori margini di manovra.

Ho detto dei frontalieri, ma poi ci sono i padroncini… Non è che chiamando elettricisti, idraulici, parchettisti, giardinieri e artigiani vari dall'Italia si faccia del bene alla nostra economia; costeranno anche meno, ma il danno è incalcolabile. L’indotto negativo si riflette sugli operai che lavorano per le ditte locali e sulle loro famiglie, quindi sulla nostra società… È come una cascata.

È secondo me venuto il momento in cui ogni cittadino ticinese si assuma le proprie responsabilità e faccia proprio il pensiero che se faccio la spesa in Ticino, chiamo artigiani ticinesi e do lavoro ai ticinesi, aiuto l'economia ticinese, a beneficio di tutti noi! 

 

Resta connesso con Liberatv.ch: ora siamo anche su Whatsapp! Clicca qui e ricorda di attivare le notifiche 🔔
In Vetrina

ABITARE

EyeSwiss cresce con Securiton: Stefano Piazza e il suo team guardano al futuro

17 SETTEMBRE 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Endorfine fa il pieno: 5’500 presenze e quattro sold out

15 SETTEMBRE 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Eventi su misura, il lusso invisibile dell’organizzazione

10 SETTEMBRE 2026
ENERGIA

Successo per la serata di LocarneseTech su energia, resilienza e competitività dell’industria ticinese

10 SETTEMBRE 2026
EVENTI, CULTURA, TERRITORIO

Quando il jazz incontra il cinema: Paolo Fresu rilegge Miles Davis al LAC

10 SETTEMBRE 2026
LETTURE

“Il salto della lepre”, dove nasce Adriana Veri

10 SETTEMBRE 2026
LiberaTV+

ANALISI

Il filo di Arianna

14 SETTEMBRE 2026
SECONDO ME

Oliviero Pesenti: "Noi, la guerra e il tifo da stadio..."

13 SETTEMBRE 2026
SECONDO ME

Piazza vs Pesenti: "Ucraina, la storia che manca nel racconto sulle colpe della NATO"

13 SETTEMBRE 2026