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Piazza vs Pesenti: "Ucraina, la storia che manca nel racconto sulle colpe della NATO"
Criticare gli errori dell’Occidente è legittimo. Ma Mosca aveva riconosciuto i confini dell’Ucraina e accettato il principio secondo cui ogni Stato è libero di scegliere come garantire la propria sicurezza"
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Oliviero Pesenti: "Noi, la guerra e il tifo da stadio..."

13 SETTEMBRE 2026
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Oliviero Pesenti: "Noi, la guerra e il tifo da stadio..."

13 SETTEMBRE 2026

di Stefano Piazza *


C’è un modo particolarmente efficace per raccontare la guerra in Ucraina senza arrivare mai a giustificare apertamente Vladimir Putin: mettere in fila una serie di fatti veri, eliminando però dalla cronologia quelli che renderebbero molto più difficile sostenere la tesi di partenza. È questo il principale limite dell’intervento pubblicato da Oliviero Pesenti su LiberaTV con il titolo «Noi, la guerra e il tifo da stadio». Il punto di partenza è persino condivisibile. Le guerre non sono partite di calcio, la propaganda esiste, l’informazione deve verificare le affermazioni delle parti e anche l’Occidente ha commesso errori nei rapporti con Mosca. Tutto giusto. Il problema comincia quando si passa dalla critica alla ricostruzione storica.

La sequenza proposta è semplice: nel 1997 NATO e Russia firmarono un Atto fondativo nel quale dichiaravano di non considerarsi avversarie; nel 2002 nacque il Consiglio NATO-Russia; nel 2008, a Bucarest, l’Alleanza dichiarò che Ucraina e Georgia sarebbero diventate membri. Poi Maidan, Crimea e Donbass. È tutto vero. Ma manca parecchio. A cominciare proprio dall’Atto NATO-Russia del 1997. Quel documento non stabiliva affatto una zona di influenza russa nell’Europa orientale e tantomeno concedeva al Cremlino il diritto di decidere quali Paesi potessero entrare nell’Alleanza. Al contrario, riaffermava sovranità, indipendenza e integrità territoriale degli Stati e il loro diritto di scegliere autonomamente gli strumenti attraverso i quali garantire la propria sicurezza. Mosca, dunque, aveva accettato formalmente un principio fondamentale: nessuna grande potenza disponeva di un diritto di veto sulle scelte strategiche dei propri vicini. Questo non impedisce di discutere dell’allargamento della NATO. Si può sostenere che sia stato troppo rapido, che abbia alimentato la percezione russa di accerchiamento o che Washington non abbia compreso fino in fondo le conseguenze politiche delle proprie decisioni. Ma una cosa è giudicare sbagliata una scelta politica, un’altra trasformare quella scelta nella legittimazione dell’uso della forza.

C’è poi un'omissione ancora più pesante: il Memorandum di Budapest del 1994.Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, l’Ucraina rinunciò alle armi nucleari presenti sul proprio territorio. La Russia si impegnò a rispettarne indipendenza, sovranità e confini esistenti e ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro Kiev.nEra il 1994. Bucarest sarebbe arrivata soltanto quattordici anni dopo. È quindi difficile sostenere una ricostruzione della crisi ucraina concentrata sulle promesse della NATO senza ricordare contemporaneamente le promesse sottoscritte dalla Russia. Se gli accordi internazionali contano, devono contare per tutti. Anche la formula «poi arrivarono Maidan, l’annessione russa della Crimea e la guerra nel Donbass» rischia di trasformare precise responsabilità politiche e militari in una successione quasi naturale di eventi.mMaidan fu una crisi politica interna ucraina. La Crimea fu un’altra cosa. Soldati russi presero il controllo dei punti strategici della penisola e Mosca incorporò successivamente quel territorio nella Federazione Russa. L’Assemblea generale delle Nazioni Unite riaffermò l’integrità territoriale dell’Ucraina e dichiarò privo di validità il referendum organizzato in Crimea.

Anche definire ciò che accadde successivamente semplicemente come «guerra nel Donbass» racconta soltanto metà della storia. Il conflitto ebbe certamente una componente interna ucraina, ma il sostegno russo alle entità separatiste fu politico, economico e militare. La presenza e il ruolo della Russia nell’Ucraina orientale sono stati ricostruiti anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo.

Poi arrivò il 24 febbraio 2022. Si possono scrivere migliaia di pagine sugli errori americani, sull’incapacità europea di costruire un'autentica architettura di sicurezza continentale, sul fallimento degli accordi di Minsk e sulle occasioni diplomatiche perdute. Rimane però un fatto elementare: non furono le truppe della NATO ad attraversare il confine russo. Furono le forze armate russe a entrare massicciamente in Ucraina. C’è poi l’argomento secondo cui sarebbe assurdo alimentare il timore di un attacco russo contro l’Europa quando Mosca incontra difficoltà enormi persino sul fronte ucraino. Ma anche questa obiezione combatte contro uno scenario che quasi nessuno stratega serio considera realistico. Il problema non è immaginare i carri armati russi diretti verso Parigi o Roma.

Il vero scenario discusso nelle capitali NATO riguarda la possibilità che una Russia ricostituita militarmente dopo la guerra possa mettere alla prova l’Alleanza attraverso una crisi circoscritta sul fianco orientale. Per provocare una crisi esistenziale della NATO non sarebbe necessario conquistare l’Europa: potrebbe essere sufficiente mettere alla prova l'articolo 5 in un Paese baltico e verificare se gli altri alleati siano realmente disposti a combattere. Che questo accada non è affatto certo. Trasformarlo in una previsione inevitabile sarebbe propaganda. Ma sostenere che la Russia non possa rappresentare una minaccia perché non dispone delle forze necessarie a occupare l’intero continente significa rispondere alla domanda sbagliata. Lo stesso problema emerge quando si parla dei miliardi spesi per sostenere Kiev. È vero: l’Occidente ha mobilitato risorse enormi e la guerra non è terminata. Ma utilizzare la durata del conflitto come dimostrazione del fallimento degli aiuti significa cancellare il loro risultato più evidente. Kiev non è caduta. Lo Stato ucraino esiste ancora, il governo non è stato sostituito da un esecutivo imposto da Mosca e la Russia non è riuscita a conquistare l’intero Paese. Senza gli aiuti occidentali lo scenario avrebbe potuto essere radicalmente diverso. La domanda seria, quindi, non è soltanto «quanto abbiamo speso?», ma «che cosa sarebbe successo senza quel sostegno?».

Infine c’è la diplomazia. Certamente bisogna negoziare. Quasi tutte le guerre terminano attraverso un accordo, un armistizio o qualche forma di compromesso. Ma dire «facciamo sedere Putin e Zelensky allo stesso tavolo» non costituisce ancora una politica.Bisogna stabilire che cosa dovrebbe cedere l’Ucraina, quali garanzie dovrebbe ottenere, quale sarebbe lo status dei territori occupati e soprattutto chi garantirebbe che un cessate il fuoco non diventi semplicemente il tempo necessario per preparare il conflitto successivo. È questo il punto che spesso scompare dietro l’invito, apparentemente neutrale, a smettere con il «tifo da stadio». Riconoscere le responsabilità russe non significa fare il tifo per Kiev. Così come ricordare gli errori occidentali non significa automaticamente essere filorussi. Significa applicare a tutti lo stesso criterio. E applicando lo stesso criterio rimane una domanda alla quale è difficile sfuggire: anche ammesso che la NATO abbia commesso tutti gli errori che le vengono attribuiti, da quale trattato, accordo o principio internazionale deriverebbe il diritto della Russia di decidere quali alleanze possa scegliere l’Ucraina? La risposta è semplice: da nessuno. Anzi, proprio l’Atto NATO-Russia del 1997 citato per dimostrare quanto fossero diversi i rapporti tra Mosca e Occidente affermava principi incompatibili con quella pretesa. Per uscire davvero dal tifo da stadio, dunque, non serve mettere sullo stesso piano ogni responsabilità. Serve raccontare anche i fatti scomodi per la propria tesi. Compreso quello più importante: la Russia aveva riconosciuto i confini dell’Ucraina e si era impegnata a rispettarli. Poi, prima nel 2014 e definitivamente nel 2022, ha scelto di cambiarli con la forza e nessuno può negarlo.

* Giornalista

 


 

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