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TF: indennità rifiutata a macchinista treno, scioccato troppo tardi
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Un macchinista di locomotiva che era rimasto traumatizzato per aver investito una persona stesa sui binari non ha diritto ad alcuna indennità giornaliera da parte della Suva per le due settimane di assenza dal lavoro dopo l'incidente. Il Tribunale federale (TF) ha giudicato che non c'è stato choc emotivo in senso stretto, perché l'uomo è rimasto scombussolato soltanto più tardi, quando è stato informato del fatto.

La vicenda risale all'anno 2011. Verso le quattro del mattino il macchinista delle FFS ha notato sui binari un oggetto oblungo, che ha preso per un tubo. Passandoci sopra ha avvertito un leggero rumore. Più tardi è stato informato che si trattava di una persona adagiata sulle rotaie.

In stato di choc, il macchinista non è stato in grado di lavorare per due settimane. Il suo assicuratore infortuni, l'istituto nazionale di previdenza contro gli infortuni Suva, ha però rifiutato di versargli indennità giornaliere.

In ultima istanza, il TF conferma il rifiuto. I supremi giudici di Losanna rilevano che un evento traumatizzante può essere considerato un infortunio che dà diritto a prestazioni assicurative. Occorre tuttavia un nesso immediato per ammettere il rapporto di causalità tra l'infortunio e l'incapacità lavorativa. È per esempio il caso - sostengono - se un macchinista vede una persona gettarsi davanti al treno per suicidarsi ma non riesce più a frenare in tempo.

Nel caso in esame, invece, il conducente della locomotiva ha saputo soltanto in seguito di aver investito qualcuno. Il macchinista non è stato dunque vittima di uno choc emotivo al momento dell'incidente ma ha subìto un trauma soltanto in seguito, quando si è reso conto di quel che era successo. In queste condizioni - sentenzia il TF - non ha diritto alle indennità per le due settimane d'assenza dal lavoro.

(Sentenza 8C_376/2013 del 9 ottobre 2013)

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