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La convenzione sulle successioni con la Francia è troppo sfavorevole alla Svizzera. Con questa motivazione, il Consiglio nazionale - con 122 voti contro 53 e 11 astenuti - non è entrato in materia sul nuovo accordo tra Berna e Parigi volto ad evitare i casi di doppia imposizione in materia di tassazione degli eredi. Per la Camera del popolo, nessun accordo è meglio che questa "pessima intesa".
Il Nazionale - e in particolare i parlamentari romandi - ha voluto inviare un segnale chiaro alla Francia e a tutti i Paesi tentati da un tale accordo con cui si prevede che la tassazione delle successioni non avvenga più sulla base del domicilio del defunto, bensì degli eredi. Parigi potrà così tassare le persone che sono domiciliate sul suo territorio da almeno otto anni se ricevono eredità da una persona residente in Svizzera.
Secondo Dominque de Buman (PPD/FR), è meglio che la Francia denunci la convenzione in vigore dal 1953, piuttosto che accettarne una nuova troppo sfavorevole alla Svizzera e la sua sovranità.
A non piacere è inoltre la disposizione relativa alla tassazione dei beni immobili, ha spiegato Jean-René Germanier (PLR/VS). In base all'accordo, gli eredi domiciliati in Francia di immobili situati in Svizzera verrebbero tassati col diritto francese. A suo avviso, il testo non rispetta gli standard dell'OCSE secondo cui l'imposta spetta allo Stato in cui è morto il defunto. L'intrusione della Francia nelle competenze dei cantoni è ritenuta inammissibile. Inoltre, non v'è reciprocità e l'accordo è pertanto svantaggioso per la Svizzera.
Il dossier passa ora agli Stati, che tuttavia ben difficilmente entreranno in materia.